RAFFAELLA LAEZZA ARCHITECTURE ITALY


VISIONI D'ARCHITETTURA TEMPORANEA E SACRA, CODICE GENETICO DI NUOVE GEOMETRIE NATURALI
VISIONS OF SACRED AND TEMPORARY ARCHITECTURE FROM THE GENETIC CODE OF NEW NATURAL GEOMETRIES

PROJECTS


WHITE MOMENT 2006-2017......
BLACK MOMENT 2000-2005



WHITE MOMENT 2006-2017....

2017 "IN ABSENTIA_BIO PARCO SONORO PIAZZA CASTELLO MILANO" WHITE ON WHITE _ PALAZZO CUSANI BRERA _FUORI SALONE MILANO_ 2017

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2016 "BIO PARCO SONORO PIAZZA CASTELLO MILANO"
CONCORSO INTERNAZIONALE PER LA RIQUALIFICAZIONE PIAZZA CASTELLO MILANO _SECONDA FASE
with luigi semerani 
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2014 "SOTTILISSIMO TEMPLUM"ARCHITETTURA ITINERANTE
STEP 1_VENEZIA GIARDINO CA' BALBI VALIER
STEP2_PASSIRANO-FRANCIACORTA 
with tai sammartini 




genetic code   




2013 "MULTIRELIGIOUS URBAN SCIENCE AT PEACE"
MOSTRA "CITTA' AUTOGRAFICA"
FONDAZIONE GANGEMI-ROMA 




2012 "HUMAN SPACE"
MULTIRELIGIOUS URBAN SPACE - PER MILANO EXPO 2015



2011_2 "ECO-MEDIA TRAVEL SPACE"
FIERA DI RIMINI   ITALY 




2011  "INDIA PAVILION" 
EXPO RIVA DEL GARDA SCHUH  2014-16+ 
ABOUT J FONDAZIONE BISAZZA
VICENZA ITALY  

genetic codE


2010  "CHINA PAVILION"
EXPO RIVA SCHUH 2010-16
ITALY









2009 "HORTUS SACER" 
CHIESA E CENTRO PARROCCHIALE.
CEI CONCORSO A INVITI
DRESANO-MILANO ITALY


2007 "PADIGLIONE ITALIA"
INTERNATIONAL COMPETITION
EXPO SHANGAI "BETTER CITY, BETTER LIFE"




2006 "SACRED YOU"
MULTI-RELIGIOUS URBAN SPACE.
X BIENNALE ARCHITETTURA VENEZIA
INVITO A VE_MA
with michele moreno 









BLACK MOMENT 
2000-2005 ARCHIVE OF PROJECTS 
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WRITINGS 









2017  
"MANIFESTO DELL'ARCHITETTURA TEMPORANEA" IN PREPARAZIONE  



2015-17  
"NATURA D'ARCHITETTURA.
TACCUINI PER UNA TEORIA DELL'ARCHITETTURA 1-4 
di raffaella laezza
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2017 
"ALFABETO"
DEL MASTER _ 2 livello_ "TOUCH FAIR ARCHITECTURE & EXHIBIT SPACE "_ UNIVERSITA' IUAV_VENEZIA 
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di raffaella laezza 
 













2014
SOTTILISSIMO TEMPLUM" ARCHITETTURA ITINERANTE di raffaella laezza
  
Il “Sottilissimo Templum”, è manifesto di architettura sacra ed è itinerante poichè è pensato per essere costruito nel paesaggio in luoghi diversi e tempi diversi
STEP 1 giugno 2014_ Giardino di Ca'Balbi Valier _Venezia per la “Giornata mondiale dell’ambiente” 
STEP 2 settembre 2014_Passirano_Franciacorta, Vigneto di villa Barzanò.
Il progetto:
Evoca i “Fundamentals” dell’architettura e, in ascolto dell’ambiente naturale del giardino -poi vigneto- ne cattura le regole geometriche, costruttive, materiche inserendosi tra queste con sottile equilibrio pragmatico e immateriale.
E’ mappatura informativa della crescita degli alberi in 115 punti di una griglia cartesiana posta ogni 1,20mX1,20m. Svela una natura in divenire, la geometria di crescita del movimento delle piante.
Il progetto basato planimetricamente su regole cartesiane si principia anche su regole geometriche naturali diagrammatiche, morbide, vettoriali, in sezione, catturando le frequenze della luce del giardino come fattore di crescita per lo sviluppo di un volume “immateriale”. 115 sottilissimi elementi costruttivi, verticali, registrati  sulla griglia cartesiana di 1,20mx1,20m crescono “biologicamente” secondo la loro ricezione di luce-ombra e ritmano il loro movimento di crescita aurea. 8 steps in verticale, 8 textures materiche bi-tridimensionali di ciascun “sottilissimo” costruiscono un abaco preciso che prelude all’infinito possibile.
E’manifesto di un’architettura innovativa dove la natura studiata in vitro è serbatoio di nuove regole progettuali. Da regola fondata sul concetto universale dei numeri naturali vuole confrontare la sua validità in contesti diversi.
L’insieme spaziale registra, quasi invisibile, una porzione di spazio detto “templum” che restituisce la vocazione del parco come luogo di meditazione, pausa, rallentamento.
Nel templum un elemento “sottilissimo” realizzato con materiali innovativi nanostrutturati laboratoriali sintetizza l’esplorazione materica dell’architettura antisimica futura.
Nella sua seconda tappa il Sottilissimo ripercorre in vitro la centuriazione millenaria franciacortina 1,50mx1,50m  inserendosi direttamente in un vigneto.
La regola del “Sottilissimo Templum” si pone come architettura sacra laddove la natura ne è il principio costruttivo, geometico, materico ed è pensato per una dimensione spirituale, corale.
Il progetto è dedicato al Danteum di Giuseppe Terragni laddove ne riprende la regola aurea planimetrica.  



2013
MUSEO DEL DUOMO DI MILANO 
"Fe2O3. QUESTO DUOMO" di raffaella laezza

1
Vibra vibrazioni minime

Sussultorie non fisiche

Sfumature di Candoglia

Di cava l’inanimata natura

Una volta uscita e messa nel duomo

Ha iniziato ad emettere

Onde di lui vibratili

In verticale ordine ordinatissimo.

2

Nel suo stare vicino

Al mio palazzo Casnedi sa qui

Portare continua

Onda e condurre la figurazione dei miei paesaggi visivi

Interni altrove.

Chi ha il duomo vicino a sé

Fisicamente può cambiare strada nell’architettura, nell’arte: possibilità di.

Porge il moto di continua rivoluzione

Nella bellezza.   

3

Il piu vicino museo del duomo è appena inaugurato e visto in passeggiata.

4

Azzera la distanza con i 143 metri delle sue altitutidini.

Incontri alati marmorei

Tagli di busti allineato occhi

Corpi angelicati tutti.

Persiste eco di architettura

I pezzi del Duomo

In ordine fatto di precisissime

Luci a loro conferite

Ci lascia toccare guglie,

tagli e taglietti di cava di Candoglia Fe2O3

di sacra scultura in pezzi preparatori,

sostituzioni,

marmi di sostegno.

5

Incoraggia amore dei profili,

toglie distanza tra noi e le milioni di mani faber del duomo 

che lì poco distante non attende i suoi frammenti

qui mostrati

poiché quietati in questo nuovo spazio

e votati

a ri-nominare il duomo stesso.

Ora, esso, è d’Uomo.



2011

PETER EISENMAN. CITTA' CULTURA GALITIA SANTIAGO DE COMPOSTELA.SPAGNA.UN NUOVO SILENZIO di raffaella laezza

E’ in via di conclusione, di Peter Eisenman, la Città della Cultura a Santiago de Compostela. Ed è già masterpiece, icona contemporanea. Per questo progetto, 19 parole, semplici verbi.
Uno. Provare a visitare questa architettura. Sul Monte Gaias a pochi passi fuori Santiago. Capitare al mattino prestissimo. E rimanerci due, tre giorni.
Due. Esserci significa riuscire a portare, facilmente, il pensiero al di là dalla storia, della contemporaneità e sintonizzarsi con la cifra di cattedrali romaniche, spazi egizi. Ed è sosta.Tre. Camminare accelerati dai 686.000mq che la definiscono misuralmente tra superficie urbanizzata (175.000mq) e non, e tra gli edifici. Essere fuori e dentro contemporaneamente i sei edifici che la compongono: Biblioteca (26.000mq) conclusa, Archivio (9.600mq) concluso, Museo (20.800mq) in fase di conclusione, Centro arte internazionale (16.000mq) in fase di conclusione, Servizi centrali (7.500mq) concluso, Centro musica (55.000mq), le cui fondamenta affiorano come prime strutture cementizie cartesiane. Entro il 2012 la città sarà terminata e i lavori sono iniziati nel 2001. Quattro. Fermare l’occhio sui milioni di pezzi di quarzite che la misurano, ricoprendola, in copertura, parti di prospetto, pavimentazioni con moduli minimi da 30cmX30cm e massimi, in copertura, per la griglia di 16mx20m. Sfumature grigie, bianche, auree, rosastre. Tra brandelli di terra, di fresco scavo, a lato.
Cinque. Stare qualche ora nella biblioteca, gia attiva, interno bianchissimo: vedere tra tagli finestrati gli altri pezzi esterni. Essere tra un libro posato, una colonna cartesiana 1,20mx1,20m alta 12 m e un morbido, truce, potente volume. Mai troppo grande, né troppo piccolo perchè senza scala.
Sei. Potere sentirsi costantemente in uno stato di silenzio appena fuori dal centro urbano di Santiago peraltro gia incline ad un simile voto.
Sette. Trovarsi, nell’incedere, a salire su una copertura invitati dai volumi architettonici portati in continuità con la linea terra. Fluente.
Otto. Fermarsi negli spazi interstiziali tra i volumi alla prima visuale, lontanissima, verso il territorio circostante mai negato. Poi, nella seconda , appena pochi passi in là, vedere un altro, nuovo, dilatato punto sull’orizzonte di Santiago. Persiste un gioco di spazialità vettoriale ricavato nella natura geologica della collina alla quale è stata ripristinata una nuova natura, artificiata.
Nove. Sentirsi sempre sedotti dal piano costruttivo, qui sublimato da inevitabili e piccolissimi errori di cantiere. Struttura in cemento armato e acciaio. Dieci. Aspettarsi di tutto, anche il generoso gesto, dedicato all’amico John Hejduk della costruzione delle sue due torri (350mq) ora sede di convergenza degli impianti.
Undici. Non pensare più ai saggi di Eisenman su Giuseppe Terragni, o ai suoi Diagram Diaries, le sue X Houses, o al fondamentale testo “La fine del classico”.
Questo luogo, per essere colto, non necessita degli strumenti della storiografia, filologia o di un  racconto. Ma di una intelligenza emozionale.
Dodici. Cogliere il tattile codice genetico del progetto, programmato al computer, e costantemente verificarlo attraverso centinaia di modelli: una grande sala, vicino all’ Archivio, ne testimonia il process. Leggere la stratificazioni di steps, che compongono il palinsesto compositivo,le piante dei livelli di costruzione ed i plasticismi complessi delle forme curve nelle tre direzioni
Tredici. Percepire un’organizzazione tra volumi che in una sotterranea linea (larga 9m, lunga 525m, quota -7m) coordina i servizi ai rispettivi teatro, museo, biblioteca, archivio. E, in quota, ne evita il racconto lasciando spazio ad ampi vuoti di sosta.
Quattordici. Visitare il cantiere singolo, quasi concluso, del museo. Oggi è possibile a chiunque: la Fundacion Cidade da cultura de Galicia ne organizza visite continue. Anche questo è un interno bianchissimo a tutta altezza (35m) luogo di possibili, vorticosi, stati. La sua sezione principale, una  grande e modulata parete vetrata, mette in raccordo con un’unica morbida  linea, il dorsale della collina.
Quindici. Pensare che quando un edificio coglie,internamente, la geometria delle  grandi linee della geologia, del landscape, passa ad un classicità che appartiene istintivamente a tutti e che, simultaneamente, è silente di retorica. Niente intellettualismi, accademismi: tutto passa in secondo piano. Si intuisce che la ricerca contemporanea aspettava questo lavoro, di incontro, aperto, alle forme geometriche della natura accompagnandoci in un nuovo punto dell’architettura. Architettura come stato di conoscenza, che tocca lo spirito.
Sedici. Capire che il  monte Gaias è dotato di un nuovo, apparentemente ostile, silenzio. E che di questo silenzio, nell’architettura, tutti ne sentivamo la necessità.
Diciassette. Aspettare l’imminente conclusione dei lavori anche se, come la cattedrale di Gaudì, forse ci sarà sempre qualcosa in leggera mutazione.
Diciotto. Ritornare nella realtà italiana e pensare che se i progetti del maestro americano per esempio per Napoli non saranno realizzati, forse  si perde qualcosa.
Diciannove. Prendere atto che se la Xunta de Galicia ha, oggi, costruito un luogo simile per la cultura quest’ultima è ancora una priorità.
































2000
"L'ARCHITETTURA DELLA LINEA TERRA" 
di raffaella laezza
Tesi di dottorato in Progettazione architettonica presso Università Iuav di Venezia. 
Testo fondamentale che segna l'inizio di un percorso fondato sul rapporto tra architettura e natura nel suo codice genetico geometrico e spaziale. 
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DRAWINGS _CARBON TASKS IN PROCESS 








2017 
ALTO GARDA 1-72

1
4
6
7



2016
I MOTI DELLA TERRA 1-144
0
6
7
8
12


2011
SOGLIE TERRANEE  1-112
24


39
97










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