Protetto da un primitivo fortilizio, Lugo nel sec. X è già un fiorente luogo di scambi. Lungo gli assi strdali si formano tre borghi, ognuno dotato di fossato e porte. Sarà poi la dominazione estense (1437 - 1639), togliendo dazi e gabelle, a fornire un ulteriore salto di qualità con l'istituzione della fiera, fissata il mercoledì, come fu nel calendario romano in onore di Mercurio, protettore di chi è dedito ai commmerci.
Cinta da mura e difesa da una rocca imponente, Dozza è arrivata ai giorni nostri identica a come l'aveva voluta, alla fine del Quattrocento, Caterina Sforza, signora di Imola. Tra la porta d'ingresso ad arco del 1614 e la rocca, il borgo si sviluppa in una sorta di mandorla allungata, percorsa da due strade acciottolate parallele, lungo le quali sorgono basse case.
Gironzolando senza meta alla ricerca di questi muri dipinti, si giunge alla Rocca, ricostruita nel 1480-84 e rimaneggiata alla fine del '500. E' da visitare tutta, senza perdersi neanche un suo angolo: i piani nobili coi quadri e gli arredi seicenteschi e settecenteschi, la sala d'armi, l'oratorio con altare barocco, le due torri unite da un camminamento, le prigioni, la cucina ricca di rami e oggetti d'epoca, l'Enoteca Regionale dell'Emilia Romagna.
Brisighella si estende sotto lo sperone roccioso sul quale sorge la Torre dell'Orologio, baluardo del 1290 restaurato nel 1850, e sotto quello della Rocca Manfrediana, bell'esempio di architettura militare del 1310.
Nel Trecento vi erano due lunghe strisce di case appoggiate, dalla parte verso la valle, sulla ripida roccia e aperte verso il monte su un viottolo scavato sotto le due fortezze. Quando ripresero i traffici lungo la Via Faentina, verrà costruita un'altra striscia di case proprio di fronte al basamento roccioso di quelle esistenti, dando così forma a una strada / piazza larga una quindicina di metri, ovvero l'attuale Piazza Marconi. Le nuove case sulla piazza sono porticate, per proteggere le nuove botteghe ora sorte per i viaggiatori, mentre al piano terreno di quelle vecchie, appoggiate alla montagna, possono venire realizzate, in parte scavando, soltanto nudi ricoveri, la cui copertura diventa così una strada a cielo aperto aperta sulla piazza.
Gli abitanti delle vecchie case, affacciate dalla parte opposta sulla stradina sotto gli speroni rocciosi della torre e della rocca, apprezzano la nuova piazza e aprono porte anche sulla nuova strada sopraelevata - dalla quale poi scenderanno con scalinate disposte al suo termine, di una delle quali è ancora visibile l'arco d'ingresso - in seguito costruendovi sopra nuovi locali: ecco nascere così una curiosa strada conglobata nelle case e illuminata da aperture ad arco. E' questa in breve la sintesi la genesi della Strada degli Asini, il cui nome deriva dal fatto che le antiche case, abbarbicate alla montagna, verranno nel tempo abitate da quella povera gente che sono i cavatori di gessi, i quali ricoverano i loro asini nei locali aperti sulla strada coperta, i birocci al piano terreno sulla piazza principale.