Il fascino di Ravenna ha la sua matrice in una circostanza remota: Onorio che arretra (402) la capitale dell'Impero Romano d'Occidente dalla grande Milano a questo lembo di litorale adriatico, difendibile per la laguna che lo proteggeva alle spalle. Nel secolo e mezzo che seguì, qui furono il cuore dell'impero, la sede della corte gota e ariana di Teodorico, il centro dell'Italia bizantina col Massimiano vescovo. Nella trama modesta di una silenziosa, periferica città pontificia, con pochi segni del breve momento veneziano, restarono racchiusi i magici interni paleocristiani e bizantini, la "glauca notte rutilante d'oro" dei mosaici (D'Annunzio).
S. Maria in Porto è una chiesa tardorinascimentale (1553-1606) dalla facciata settecentesca di gusto palladiano. All'altare del transetto sinistro, il rilievo marmoreo tardobizantino (forse sec. XI) della Madonna Greca, venerata dai ravennati da quando all'alba dell'8 aprile 1100 la Vergine apparve sul litorale di Porto Fuori.
All'angolo tra Via Roma e Via Alberoni si trova il Palazzo di Teodorico, così chiamato perché la tradizione vuole che qui sorgesse il sontuoso edificio raffigurato nel mosaico di S. Apollinare Nuovo. In realtà si tratta dei resti di un corpo di guardia o della sede della segreteria degli esarchi, risalenti alla fine del sec. VII o alla prima metà del sec. VIII.
S. Apollinare Nuovo fu fatta erigere da Teodorico nel 493-96 per gli Ariani, poi venne consacrata al culto cattolico intorno al 560. Precede la facciata in laterizi un portichetto rifatto nel '500 con materiali antichi; il campanile cilindrico è del sec. IX-X. L'interno è basilicale, a tre navate su colonne dai capitelli finemente lavorati; soffitto a cassettoni dorati del '600. Le pareti della navata mediana sono rivestite di mosaici, sia di epoca teodoriciana e di gusto tardoclassico, che bizantini per astrazione e ritmo (sec. VI).
Percorsa Via S. Vitale, varcato l'arco di S. Vitale (1622), si accede a S. Vitale. Iniziata nel 526, consacrata nel 547-48 dal vescovo Massimiano, la basilica è tra le massime testimonianze paleocristiane. A pianta ottagona, preceduta da un nartece tangente a uno degli spigoli, ha un interno che colpisce per originalità di struttura, ricchezza di marmi e mosaici. Il vano centrale è coperto da cupola decorata nel 1780; tra i pilastri si curvano sette esedre traforate da due ordini di arcatelle. Da un'arcata si prolunga il presbiterio, la parte più preziosa per i mosaici eseguiti nel secondo quarto del sec. VI, sia di impronta ancora classica che di stilizzazioni formali proprie dell'arte bizantina.
Il Battistero Neoniano, detto anche degli Ortodossi, ottagonale in laterizio, fu probabilmente iniziato nei primi decenni del sec. V e completato con la decorazione musiva sotto il vescovo Neone poco dopo il 450. All'interno, due ordini di arcate addossate alle pareti sostengono la cupola ricoperta di mosaici; il fonte battesimale è del '500.
S. Francesco è una basilica del sec. V, ricostruita nel sec. X, rimaneggiata e restaurata dai danni dell'ultima guerra. Il campanile protoromanico è stato integrato e regolarizzato nei giri di bifore, trifore e quadrifore nel 1921. L'altare maggiore è formato dalla cosiddetta urna di Liberio, adorna di rilievi; la cripta dei sec. IX-X è invasa dalle acque.
Ospite dal 1317 di Guido Novello da Polenta, Dante Alighieri morì a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321; il funerale fu celebrato in S. Francesco e la prima sepoltura avvenne in un sarcofago posto sotto un portico laterale. L'attuale Tomba di Dante Alighieri è un tempietto del 1780; il rilievo col poeta che legge è del 1483.
Il Mausoleo di Teodorico si alza isolato, coi cipressi a sfondo, a circa un paio di chilometri a nord-est del centro cittadino. Fatto erigere dal re goto poco dopo il 520, è una rara costruzione in pietra d'Istria, barbarica ma con riferimenti a esempi architettonici tardoantichi. La cupola è un sol blocco calcareo di un metro di spessore e undici metri di diametro; l'incrinatura si verificò probabilmente alla posa in opera. All'interno, un locale cruciforme in basso e un ambiente circolare al primo piano, con vasca di porfido che in origine dovette contenere le spoglie del re.
Basilica cimiteriale consacrata dal vescovo Massimiano nel 549, insigne monumento della cultura artistica bizantina ravennate. Il campanile cilindrico, a monofore, bifore e trifore in progressione, è databile dopo il sec. IX. All'interno della chiesa dividono le navate colonne di marmo greco con capitelli bizantini a foglie di acanto sormontati da pulvini; dieci sarcofagi di arte ravennate nelle navate minori; altare e ciborio del sec. IX in fondo alla navata sinistra; sotto il presbiterio, cripta forse del sec. IX-X; tra i mosaici, di varia epoca (sec. VI-VII e oltre) che rivestono il presbiterio sopraelevato, nel catino dell'abside, la rappresentazione allegorica della Trasfigurazione del sec. VI.
Le saline costituivano per lo Stato Pontificio una cospicua fonte di entrate, ma Cervia era circondata da una malsana palude e la malaria ne decimava gli abitanti, sicché nel 1699 il governo pontificio decise di costruire ex novo una piccola città per i salinari. Le saline erano circa duecento e altrettanti dovevano essere gli alloggi, aggregati quattro a quattro in case con un cortiletto per depositare gli attrezzi e "per il beneficio che riceveranno dall'aria aperta". La nuova città - 170 metri per 270 - verrà disegnata secondo lo schema usato da almeno sei secoli, lungo una strada maestra disposta fra due porte e attraversata dalla via di comunicazione più frequentata - da Ravenna a Cesenatico - e con una grande piazza al centro. Anche Cervia dovrà essere chiusa - la campagna pullula da sempre di malintenzionati - sicché i muri esterni delle case, con le finestre del piano terra ben protette dalle inferriate, sono anche le mura della città, concluse agli angoli da quattro baluardi sporgenti (senza alcun ruolo militare ma solamente decorativo, proprio come i magazzini del sale con la loro torretta).
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