Giulia Colbert nacque nel castello di Maulévrier (Francia) il 26 giugno 1786. Fu battezzata nello stesso giorno coi nomi di Juliette Françoise-Victurnie. Sull'infanzia e la giovinezza di Giulia abbiamo solo scarne notizie. Certamente dai genitori ella assimilò la sapienza del Vangelo, la rettitudine morale, la sensibilità verso i poveri e l'amore alla preghiera. Nel 1789 rimase orfana di madre. Crebbe ammirata da tutti per la bellezza interiore ed esteriore della sua persona. Giulia era brillante, tenace e piena di vita. Il 18 agosto 1806 Giulia, ventenne, sposò il Marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo, allora paggio dell'imperatore, conosciuto alla corte parigina di Napoleone Bonaparte. Nel 1814 i Barolo si stabilirono definitivamente a Torino, nello splendido palazzo di famiglia in Via delle Orfane. Uomo colto ed amante degli studi, Tancredi scrisse diverse opere letterarie a sfondo storico. Fu sindaco di Torino negli anni 1825 e 1829, ma soprattutto fu fedele compagno di Giulia nella promozione di opere di carità.
I coniugi Barolo godevano di grande prestigio, e la loro casa era frequentata dai personaggi di maggiore spicco dell'epoca: aristocratici, letterati e scienziati. Non era raro incontrare personaggi come De Maistre, De Broglie, Lamartine, Cavour, Cesare Balbo, gli Alfieri di Sostegno, Federico Sclopis, i Marchesi di Saluzzo, i Della Rovere, i nunzi pontifici e tutti i nobili forestieri che si trovavano a passare per la città. Infine Silvio Pellico, che fu presentato ai Falletti da Cesare Balbo, all’indomani della sua scarcerazione dal carcere dello Spielberg, che divenne poi bibliotecario e prezioso collaboratore. I Marchesi utilizzavano gli incontri serali del loro salotto per portare avanti i propri progetti caritativi.
Ma ci fu anche un’altra dimora che presto conquistò il cuore della marchesa ed era il Castello di Barolo, dove i Falletti già da tempo possedevano il loro immenso patrimonio di tenute agricole e dove nacque il vino che fu poi detto “Barolo” e di cui la marchesa fu la madrina illustre.
Nel 1833 fondò le Suore di Santa Maria Maddalena per accogliere alcune ospiti del Rifugio desiderose di consacrarsi interamente a Dio. Insieme al marito, Giulia aprì un asilo d’infanzia nel loro palazzo torinese e fondò la congregazione delle Suore di Sant’Anna.
Giulia e Tancredi, non avendo avuto il dono dei figli, adottarono i poveri di Torino e svilupparono un dettagliato programma di interventi. I Barolo compirono insieme alcuni viaggi in Italia e in Europa, ammirando i capolavori dell'arte e le bellezze paesaggistiche, senza trascurare le istituzioni educative e sociali, le fabbriche e le carceri.
Nel 1838 giunse, improvvisa, la morte di Tancredi. Ella rimase sempre vicino all'amato sposo pregando e raccomandando la sua anima a Dio. La sua vita rimase profondamente segnata da tale evento, e dopo la morte del marito Giulia intensificò il suo impegno a favore del prossimo. A lei si deve la prima riforma delle carceri femminili in Italia. Il suo progetto rieducativo, attuato personalmente, fu realizzato attraverso l’istruzione, il lavoro retribuito, l’educazione alla fede.
Diede vita a vari istituti educativi e assistenziali fra cui il Rifugio (dove ex detenute e giovani a rischio trovavano un ambiente familiare ed un lavoro dignitoso), la scuola di Borgo Dora (la prima scuola per bambine povere di Torino), l’Ospedaletto di Santa Filomena (per bimbe disabili), il laboratorio di S. Giuseppe (scuola di tessitura e ricamo per ragazze povere), le “famiglie di operaie”, il Collegio Barolo. L'ultimo omaggio di Giulia alla “sua” Torino fu la costruzione della chiesa parrocchiale di Santa Giulia in Vanchiglia.
Gli ultimi anni di vita di Giulia furono costellati da malattie e lutti. Il 19 gennaio 1864 Giulia, 77enne, spirò. Il dolore delle persone a lei vicine per la sua morte fu enorme,e a Torino si diffuse un grande cordoglio per la perdita subita. Ai suoi funerali, svoltisi il 21 gennaio, prese parte una folla immensa, e volle spontaneamente aderire perfino il Municipio. Fu sepolta nel camposanto accanto all'amato marito la mattina del 22 gennaio. Le spoglie mortali della Barolo riposano attualmente nella chiesa di Santa Giulia a Torino, dove vennero solennemente traslate il 19 gennaio 1899, ben 35 anni dopo la sua morte.
Tra le sua volontà vi fu la costituzione dell'Opera Pia Barolo alla quale lasciò l'intero patrimonio di famiglia.
Secondo alcuni documenti, dedicò ad opere di beneficenza complessivamente 12 milioni di lire, una somma pari al bilancio di uno Stato del tempo.
Il 21 gennaio 1991 è stata avviata la causa di canonizzazione.
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