Affrontare la crisi climatica con le biotecnologie e le risorse naturali
Per affrontare le sfide poste dalla crisi climatica, è fondamentale investire nelle nuove frontiere della ricerca biotecnologica applicata. L'aumento delle temperature e gli eventi estremi, come la siccità, stanno avendo un impatto significativo sulla produttività delle colture in tutto il mondo, con il rischio di una rapida trasformazione di interi territori a discapito della produzione agricola e della biodiversità.
Dalla coniazione del termine PGPR (Plant Growth Promoting Rhizobacteria) da parte di Kloepper e Schroth nel 1980, la ricerca su questi batteri benefici è cresciuta esponenzialmente, soprattutto nell'ottica di un'agricoltura sostenibile. I PGPR sono microrganismi che colonizzano la rizosfera e promuovono la crescita delle piante attraverso la produzione di molecole che agiscono come ormoni vegetali, nutrienti o regolatori dello stress. Questi batteri sono in grado di solubilizzare il fosforo, trasferire azoto e fosforo organici, oligoelementi e acqua direttamente alle radici, rendendo disponibili anche nutrienti altrimenti inaccessibili nel suolo.
Particolare interesse suscitano i PGPR alofili, capaci di favorire la crescita in condizioni di elevata salinità. Si stima che in Italia circa il 2% del territorio, pari a 5000 kmq, sia compromesso dall'aumento della salinità, un fenomeno accelerato dallo sfruttamento delle falde acquifere e dai cambiamenti climatici. La diminuzione della portata dei fiumi e l'aumento dell'evaporazione dell'acqua del suolo contribuiscono all'incremento della concentrazione di sali nei terreni, specialmente nelle aree a rischio di desertificazione.