Fotografia dell'intestazione
L. N. Tolstoj nel suo studio a Jasnaja Poljana
L. Tolstoj "I racconti di Sebastopoli"
V. Grossman “Stalingrado” (Adelphi)
V. Grossman “Vita e destino” (Adelphi)
V. Grossman “Tutto scorre” (Adelphi)
V. Grossman "Uno scrittore in guerra" (Adelphi)
V. Grossman "Il popolo è immortale" (Adelphi)
Si suggerisce anche la lettura dell'articolo di Claudia Zonghetti, traduttrice di tutte le opere di V. Grossman
S. Alekseevič “Una battaglia persa” (Adelphi)
S.Alekseevič "Tempo di seconda mano" (Bompiani)
A.Politkovskaja "La Russia di Putin" (Adelphi)
A. Politkovskaja "Diario russo" (Adelphi)
V. Politkovskaja “Una madre. La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja” (Rizzoli)
S. Žadan "La strada del Donbas" (Voland)
A.Nikitin "Victory Park" (Voland)
A.Kuznecov "Babij Jar" (Adelphi)
M.Stepanova "Memoria della memoria" (Bompiani)
V. Lomasko “Altre Russie” (Becco Giallo)
E. Kostjucenko “La mia Russia” (Einaudi)
M. Flammini “La cortina di vetro” (Mondadori)
A. Zafesova “Navalny contro Putin” (Paesi Edizioni)
A. Zafesova “E da Mosca è tutto” (UTET)
M. Allevato "La Russia moralizzatrice. La crociata del Cremlino per i valori tradizionali" (Piemme)
M. Šiškin “Russki mir: guerra o pace?” (21 lettere)
AA. VV. “Proteggi Le mie parole” (edizioni e/o)
Vi invitiamo alla lettura di alcuni brani tratti dalle opere elencate, nella convinzione che la bellezza e la forza delle parole salveranno il mondo.
Quando leggiamo libri cervellotici, quando cervellotica e complessa è la musica che ascoltiamo, o la pittura che guardiamo, che ci turba proprio perché inintelligibile, il pensiero che ci assilla e ci affligge è: quanto sono straordinari, complicati, difficili e incomprensibili le idee, le emozioni e le parole dei personaggi dei romanzi, i suoni di certe sinfonie, i colori di certa pittura! E quanto sono diversi da quelli che sperimento io insieme a chi mi sta accanto! È un mondo altro e ben poco ordinario, al cui cospetto noi e la nostra vita semplice ci sentiamo intimoriti; ragion per cui è senza alcuna gioia e senza emozione alcuna che leggiamo quei libri, ascoltiamo quella musica e guardiamo quelle tele. La trina complessa, pesante e invalicabile di quel tipo di arte è un’inferriata ruvida di ghisa fra l’uomo e il mondo.
Ci sono libri, invece, che fanno dire con gioia a chi li legge: “Anch’io ho pensato e provato qualcosa di simile e lo provo ancora; anch’io l’ho vissuto sulla mia pelle!”
L’arte di questo tipo non separa l’uomo dal mondo, ma al mondo, alla vita, agli altri uomini lo unisce. L’arte di questo tipo non usa lenti colorate e “astruse” per guardare alla sua esistenza.
Quando leggiamo quelle pagine, è come se la vita entrasse dentro di noi, come se accogliessimo nel nostro sangue, nella nostra mente e nel nostro respiro tutta l’immensità e la complessità dell’esistenza umana.
Tanta semplicità tersa, placida e profonda ha in sé la verità dell’arte autentica. È come acqua di sorgente che lascia vedere il fondo, i ciottoli, il verde, ma che oltre a essere trasparenza è anche specchio: in quell’acqua l’uomo vede riflesso sé stesso e il mondo in cui lavora, combatte e vive. L’arte, insomma, combina la trasparenza del vetro alla potenza di uno specchio perfetto sull’universo.
V. S. Grossman, Stalingrado, Adelphi, 2022, pp. 372-374.
“Il giorno verrà” pensò “in cui la polvere che la guerra ha sollevato si poserà di nuovo e tornerà il silenzio, le fiamme si spegneranno, la cenere cadrà a terra e il fumo si disperderà, e tutto il mondo della guerra, che è fatto di fumo, fiamme, fragore e lacrime, diventerà storia, passato…”
V. S. Grossman, Stalingrado, Adelphi, 2022, p. 227.
E se le forze delle tenebre dovessero generare nuovi hitler con nuovi piani criminali contro l’umanità, nuovamente capaci di fare leva sui bassi istinti della gente, sull’ignoranza e sui pregiudizi, che nessuno s’azzardi a cercare in loro una qualche grandezza.
Chi compie crimini contro l’umanità è un criminale, e non smette di esserlo perché la storia serba memoria di quanto ha commesso: sono le sue devastazioni che i secoli ricorderanno. Non sono eroi: sono carnefici e sono farabutti. Sono figli di forze oscure e cieche.
Gli eroi della storia, le autentiche personalità storiche, i leader dell’umanità sono e sempre saranno soltanto coloro che portano la libertà, che nella libertà vedono la forza di un uomo, di un popolo, di uno Stato; sono coloro che combattono per l’uguaglianza sociale, razziale, e lavorativa di tutti gli uomini, di tutti i popoli grandi e piccoli di questo mondo.
V. S. Grossman, Stalingrado, Adelphi, 2022, p. 500.
Mi azzardo a dire che negli anni Novanta ce la siamo giocata, l’occasione che ci veniva offerta. Alla domanda: “Vogliamo essere un paese forte o un paese degno, in cui si viveva bene?”, abbiamo scelto la prima opzione: vogliamo essere un paese forte. Siamo tornati al tempo della forza. I russi fanno la guerra agli ucraini. Ai loro fratelli. Mio padre è bielorusso, mia madre ucraina. E questo vale per molta altra gente. In questi stessi giorni gli aerei russi bombardano la Siria…
Il tempo della speranza è stato scalzato dal tempo della paura. È tempo riavvolto all’indietro… È tempo di seconda mano… Oggi come oggi mi scopro a pensare che forse non ho finito di scriverla, la storia dell' “uomo rosso”...
Ho tre case: la mia terra bielorussa, che è la patria di mio padre e dove ho vissuto tutta la mia vita; l’Ucraina, che è la patria di mia madre e dove sono nata; e la grande cultura russa, senza la quale non riesco a immaginarmi. Ho care tutte e tre. Ma è difficile parlare d'amore, di questi tempi.
S. Aleksievič, Una battaglia persa, Adelphi, 2022, pp. 41-42.
Rinascono idee di vecchio stampo, quella del grande impero, del pugno di ferro, della peculiare via russa… È stato recuperato l'inno sovietico, abbiamo di nuovo il Komsomol, ma si chiama "Naši", e c'è il partito del potere che imita il partito comunista. Il presidente ha altrettanto potere del segretario generale di prima. Un potere assoluto. E invece del marxismo-leninismo, l'ortodossia…
Prima della Rivoluzione del Diciassette Aleksandr Grin ebbe a scrivere: "Il futuro si è per così dire spostato da dove dovrebbe essere". Sono passati cent'anni e di nuovo il futuro non è al suo posto. Siamo entrati in un tempo "di seconda mano".
S. Aleksievič, Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo, Bompiani, 2014, pp. 18-19.
Il villaggio della mia infanzia dopo la guerra era un villaggio femminile. Di sole donne. Non ricordo una voce maschile. E così questo mi è rimasto: la guerra la raccontano le donne. Piangono. O cantano, ma anche questo è pianto.
Nella biblioteca scolastica una buona metà dei libri è sulla guerra. La stessa cosa nella biblioteca di paese e in quella del capoluogo di distretto, dove mio padre si recava spesso a prendere in prestito dei libri. Come mai? Adesso sono in grado di rispondere. Non è certo per caso, ma perché noi quando non eravamo in guerra ci preparavamo comunque a farla. E questo sempre. Non abbiamo mai vissuto in altro modo e, probabilmente, non ne siamo capaci. Neppure riusciamo a immaginarci un modo diverso di vivere e, chissà, forse un giorno dovremo impararlo, ma sarà una cosa lunga.
S. Aleksievič, La guerra non ha un volto di donna, Bompiani, 2005, p. 8.