INTRODUZIONE
L’attuale crisi legata all’inquinamento atmosferico rappresenta una delle principali sfide ambientali globali, con impatti diretti sulla salute umana e sugli equilibri naturali. In Italia, le emissioni nocive derivano in gran parte dai trasporti, dalla produzione di energia e dal riscaldamento domestico, che rilasciano nell'aria agenti critici come il biossido di azoto, le polveri sottili (PM10 e PM2,5) e l'anidride solforosa. Sebbene il monitoraggio tradizionale tramite centraline fornisca dati quantitativi precisi, esso presenta limiti logistici ed economici che rendono difficile una copertura capillare del territorio.
Per ovviare a queste limitazioni, il biomonitoraggio tramite licheni si è affermato come una metodologia scientifica di grande valore. Questi organismi sono il risultato di una simbiosi tra un fungo e un partner fotosintetico e, essendo privi di una cuticola protettiva, assorbono nutrienti e inquinanti direttamente dall'atmosfera attraverso l'intera superficie del tallo. Tale caratteristica, unita a una crescita lenta, permette ai licheni di agire come "centraline naturali" capaci di registrare l'accumulo di sostanze tossiche e di restituire una visione integrata nel tempo della qualità dell'aria.