2023
Mariacristina Barison
Ho frequentato un corso di General English intensivo alla ESE a St. Julian's. Dalle ore 8:45 alle ore 14:30 da lunedì a venerdì. Dalle ore 8:45 alle 12:15 il primo corso, di ascolto, conversazione e aggiunta di temi grammaticali e culturali inerenti ai vari paesi europei ed extraeuropei. Dalle ore 13:00 alle ore 14:,30 il secondo gruppo era di intensificazione della conversazione con un altro insegnante, con il quale si è conversato su usi e costumi di diverse culture a confronto con le culture locali. Durante le lezioni gli insegnanti facevano un ampio uso della tecnologia.
Nell’insegnamento io utilizzo già molti di questi strumenti, ma sentirsi nel ruolo di studente con difficoltà linguistiche, mi ha permesso di vedere e percepire le modalità che potremmo migliorare anche con le nostre classi. Ho compreso che bisogna potenziare il digitale con una didattica adeguata da parte di tutte le discipline per creare in classe un apprendimento armonico e di interesse.
Per quanto riguarda l’Internazionalizzazione e la Cittadinanza Europea consiglierei, ad altri docenti, di fare questa esperienza per capire come le altre culture in altri Paesi possono arricchirci di idee e rispetto dei diritti di tutti. Ho stabilito dei contatti con colleghi turchi e italiani, che spero di mantenere.
Gioconda Sturiale e Valentino Pietrobon
Era da tempo che desideravamo migliorare il nostro inglese… è stato pertanto davvero un piacere poter partecipare al programma Erasmus+, dedicato alla formazione degli insegnanti. Siamo stati a Dublino per una settimana, dal 23 al 30 luglio, per frequentare un corso intensivo di lingua inglese: l’obiettivo principale era mettere alla prova e migliorare le nostre capacità di conversazione così da poter svolgere delle lezioni secondo la metodologia CLIL nelle nostre classi del triennio. Le lezioni sono state impegnative — di mattina dalle 9 alle 13 e di pomeriggio dalle 14 alle 16 — ma davvero stimolanti e produttive. Ognuno di noi, secondo il proprio livello, seguiva le lezioni in classi diverse e ha conosciuto persone di diverse età e nazionalità, potendo così arricchire non solo il proprio bagaglio linguistico ma anche quello culturale.
Certo, una settimana è poca cosa per fare progressi significativi; tuttavia, questa esperienza ha fornito un valido stimolo per continuare a praticare la lingua inglese anche al nostro rientro in Italia. La nostra visita non si è limitata al corso: seppur di corsa, dopo le lezioni abbiamo visitato alcune delle attrazioni che offre la capitale d’Irlanda come l’Epic – Irish Emigration Museum, la National Gallery of Ireland, il Natural History Museum e la Cattedrale di San Patrizio. Ci siamo concessi dei brevi momenti di relax in alcuni dei parchi cittadini e abbiamo assistito allo spettacolo di danza e musica irlandese Riverdance presso il Gaiety Theatre. Le nostre passeggiate per le vie del centro hanno ovviamente previsto delle soste in alcuni tipici pub irlandesi dove abbiamo potuto gustare i piatti della tradizione culinaria di questa verde terra accompagnati da una buona pinta di Guinness… e qualcuno forse ne ha bevuta più di una!
Gloria Dallera
Dublino è un’atmosfera, talvolta un po' fané, per certi aspetti decadente. Quello che mi è rimasto come un ricordo indelebile è il tempo piovoso, nuvoloso, capriccioso. Dalla finestra dove si svolgevano le lezioni pomeridiane, guardando fuori le nuvole minacciose si addensavano nel cielo e raramente lasciavano spazio ad un timido sole... le lezioni che si svolgevano al pomeriggio, infatti, sono diventate il momento cruciale della giornata scolastica, grazie soprattutto al docente, il prof. John, irlandese doc, un grande motivatore e in grado di coordinare conversazioni quasi impossibili tra persone di livello linguistico differente, cultura nazionalità, professioni e età… anagrafica, perché in effetti la più agèe ero io. Nonostante ciò, sempre motivata e aperta al confronto - Potrei ricordare l’umanità di Glenda missionaria laica (rosminiana) a Roma sempre afflitta perché il suo inglese non decollava e magari, furtivamente ci parlavamo in spagnolo e un po' in italiano, non in aula però; la coppia di fidanzati russi, lui chirurgo generale, lei interior designer, la collega del liceo di Morbegno, istituto individuato come un’eccellenza nell’area scientifica dalla fondazione Agnelli, referente del progetto Erasmus nello medesimo istituto e altre deliziose persone che hanno accompagnato le mie ore e che trascorrevano veloci. Lo spirito in fondo dei docenti che mi hanno seguito era proprio quello di prendere confidenza con la lingua inglese, potenziare non solo gli alcuni aspetti grammaticali ma anche la pronuncia che rappresenta un aspetto importante nell’apprendimento di una lingua straniera. Non vorrei dimenticare nel mio excursus il mio collega Luca Carraro con il quale abbiamo visitato alcuni luoghi significativi di Dublino la cattedrale di Saint Patrik, la national gallery la casa di Oscar Wilde e condiviso alcuni momenti conviviali. Assieme alla prof di Morbegno mi sono recata ad Howth, sulla costa, un pittoresco e delizioso paesino, dalle scogliere ricoperte di erica e dal fascino letterario… c’è infatti la casa di Yeats. In effetti, si respira letteratura a Dublino e le statue disseminate per il centro la ricordano e ci riportano in una dimensione dell’anima… forse anche questo è un tratto distintivo dublinese.
Maria Antonella di Benedetto
«Longest way round is the shortest way home» (Ulysses). È proprio così. Ancora una volta ho capito che viaggiare è importante per imparare a conoscersi guardando oltre, anche oltre sé stessi, oltre le proprie insicurezze e sicurezze.
Tornare tra i banchi di scuola non come insegnante ma come studentessa a Dublino? Questo però non lo avevo considerato. E invece eccomi qui a scrivere del mio Erasmus.
Il mio viaggio in Irlanda è stato una grande opportunità, della quale sono molto grata, e un’importante occasione di crescita. Dal primo giorno Dublino mi ha incantata con la sua coinvolgente e colorata vivacità, con la sua storia. Molly Malone, con il suo carrettino da pescivendola, è stata il primo personaggio che ho incontrato passeggiando verso il centro della città da Heyday Student Living, dove ho abitato. L’Heyday si trovava in The Liberties, un quartiere tranquillo con negozietti di antiquariato, un centro per Working for the people in the sight loss e il mio Cafè. È lì che ho conosciuto l’accoglienza degli irlandesi, la loro incredibile disponibilità, disponibili anche ad aprire in anticipo il Cafè la mattina presto per permettermi di fare colazione andando a scuola.
Il mio cammino verso la scuola durava circa mezz’ora: attraverso i giardini del Trinity College tutte le mattine raggiungevo la RIAM (Royal Irish Academy of Music), dove si tenevano le lezioni del mio corso. Devo dire che seguire il corso di lingua inglese con la musica classica in sottofondo rendeva tutto ancora più suggestivo.
Ho frequentato un corso generale di lingua, con lezioni di grammatica al mattino e lezioni di conversazione al pomeriggio. È stato molto impegnativo ma non avere homeworks mi ha permesso di dedicare quello che restava delle giornate alla scoperta della città.
Gli insegnanti che ho conosciuto, oltre ad essere gentili, sono stati eccellenti nella ardua impresa di migliorare la mia conoscenza della lingua inglese in pochi giorni.
«A very short time!», mi ripetevano sempre i miei compagni, che provenivano da diverse parti del mondo: Giappone, Corea del Sud, Honduras, Messico, Spagna, Belgio, Cina, Turchia, Cile.
Tanto diversi ma anche tanto uguali, ci siamo trovati studenti di un gruppo ironico e divertente. Sono stata accolta fin da subito in modo direi quasi affettuoso, tanto che nel mio ultimo giorno di scuola ho trovato un party a sorpresa per me, organizzato dai compagni insieme alle insegnanti, due giovani donne già abili nel difficile mestiere che è l’insegnamento e davvero molto simpatiche.
Così i giorni a Dublino sono volati via velocemente. Raggiungendo la RIAM al mattino incrociavo Oscar Wilde in Westland Row e Leopold Bloom da Sweny. La National Gallery è stata il mio luogo preferito per il break prima delle lezioni pomeridiane. Sul prato di Stephen Garden è stata organizzata l’ultima delle mie lezioni al pomeriggio dall’insegnante più genialmente stravagante che io abbia mai conosciuto. Ho visto James Joyce passeggiare in compagnia di un adorabile homeless irlandese che cercava di parlarmi in francese.
The Dubliners sono stati sempre amichevoli e calorosi. Durante la mia ultima mattinata, prima di andare in aeroporto, fuori dall’Heyday ho incontrato ancora una volta gli stallieri al lavoro. Mi preparavo per un’ultima foto a quei cavalli che tanto avevo ammirato da lontano tutti i giorni, quando sono stata invitata a conoscerli e ad accarezzarli. E’ stato per me un regalo indimenticabile!
Ricorderò con gioia anche le studentesse che ho conosciuto all’Heyday, un gruppo di signore americane sempre sorridenti e una giovane lawyer del Brasile.
Dopo le ore trascorse tra la RIAM al mattino e il CES (Centre of English Studies) nel pomeriggio, camminando per la città, calda e solare come mai non si vide, attraversando i suoi vicoli colorati e pieni di musica, ho visitato alcuni dei luoghi più interessanti: il Trinity College e la sua affascinante Library con il Book of Kells; la maestosa St. Patrick’s Cathedral, dove ho reso omaggio al satirico Jonathan Swift, che nel suo epitaffio invita noi passanti ad emulare «colui che per parte sua fu uno strenuo paladino della libertà»; l’elegante Christ Church Cathedral e i tesori della sua cripta. Durante uno dei soliti caldi pomeriggi assolati ho raggiunto l’EPIC (Irish Emigration Museum), dove ho imparato molto sulla diaspora irlandese e sull’origine del famoso spirito che distingue gli irlandesi nel mondo. Al MoLI (Museum of Literature Ireland) infine James Joyce mi ha ricordato che: «Hold to the now, the here, through which all future plunges to the past» (Ulysses).
Antonella Novello
Le due settimane ad Oxford sono state un’immersione nella lingua e nella cultura di una città iconica e pregna di una ricchissima cultura. Ogni college visitato era associato a grandi nomi della letteratura, della storia, della filosofia, della matematica e quello sede del corso era una giusta commistione di passato e presente, con il refettorio in cui consumavamo i tre pasti giornalieri, che assomigliava ad una chiesa con le vetrate istoriate, e le aule, moderne e tecnologiche. I nostri tutor erano nomi di grande richiamo nel campo dell’ELT e i trentasei compagni di corso insegnanti di tutte le età, alcuni molto giovani, altri più agée, provenienti da tutti i continenti. Ho frequentato molti corsi di aggiornamento, in Gran Bretagna, in Irlanda e a Malta, nei miei 25 anni di insegnamento, ma questo è stato il corso in assoluto più internazionale: a colazione, a pranzo, a cena, e in classe si conversava con colleghi coreani, peruviani, uruguayani, cileni e birmani, australiani, colombiani e cinesi e anche gli europei erano ben rappresentati. C’era anche un gruppetto di professoresse dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti. Il nostro insegnamento era spesso fulcro dei nostri scambi di opinioni ma altrettanto spesso lo erano nostre storie personali e familiari, come se ci fossimo conosciuti da sempre. I miss Oxford!
Michele Ferrini
Due settembre 2023, mi trovo di nuovo su un aereo per l’Irlanda. Non avete idea di quanto sono contento. La mobilità Erasmus KA1 mi aveva già permesso, lo scorso anno, di avere un’esperienza a Dublino per un corso di lingua inglese, che è stato straordinariamente utile per implementare i miei Basic language skills (listening, speaking, reading and writing). In realtà, per ora, il mio writing lascia ancora a desiderare, ma cercherò di migliorare anche quello. Questa volta però la sfida è maggiore per me, dovrò sostenere un corso di CLIL che sarà, ovviamente, tutto in inglese e mi domando se ce la farò. Al mio fianco la mia grande amica e collega Laura. Abbiamo una piccola differenza di età ma andiamo d’accordo lo stesso…
Meta finale Galway, nel Connacht, forse la regione più irlandese d’Irlanda. Pregusto già la mia prima Guinnes Draft, tutta un’altra cosa rispetto a quella che si può trovare in Italia in lattina o bottiglia. L’Irlanda per me è decisamente un luogo a cui mi sento a casa, essere Irlandese, qualcuno dice, non è una nazionalità, ma uno stato dell’animo, mi sento perfettamente d’accordo. Appena fuori dell’aeroporto di Cork la mia sensazione è: «Ahhhh, finally home!!!»
Trasferimento in coach per alla nostra destinazione finale: uno splendido appartamento tutto per noi presso l’Atlantic Language School. Il giorno dopo subito escursione alle Isole Aran e alle Cliffs of Moher. E qui vi devo dire che le isole Aran sono un luogo che ho da sempre desiderato visitare.
A 11 anni vidi il meraviglioso docufilm L’uomo di Aran di Robert Flaherty (disponibile ora anche su youtube https://youtu.be/EWpxsL9gK0c?feature=shared). All’epoca la TV era in bianco e nero e quindi non mi ero reso conto che il film era del 1934, pensavo che fosse riferito al tempo attuale e, ovviamente, mi ero identificato nel ragazzino della mia età che lavorava duramente per aiutare la sua famiglia. Inutile dire che mi ha colpito moltissimo. Vedere le Aran ha chiuso un cerchio che si era aperto per me 50 anni fa! Il regista del film era un documentarista nato in Canada ma di origine Irlandese. Rimase colpito dalla difficile vita degli abitanti di quest’Isola. Aran si trova a poche miglia marittime da Galway ma, soprattutto all’epoca, era molto difficile da raggiungere per la mancanza di collegamenti e per il tempestosissimo oceano che la circondava.
Le scogliere di Moher sono meravigliose e la giornata era di bel tempo. Godetevi le foto!
Per ciò che riguarda il corso di CLIL for Secondary Teachers: è stata un’ILLUMINAZIONE! Non trovo altre parole: la nostra insegnante, Purva Srivastava, ci ha fornito una enorme quantità di metodi pratici da utilizzare non solo nella didattica CLIL ma anche nella normale didattica quotidiana! Sarà nostro piacere e cura (mio e di Laura) condividere quanto appreso con i colleghi che lo desiderano.
Ovviamente ho avuto modo di perfezionare il mio inglese. Per farlo, purtroppo, ho dovuto frequentare alcuni PUB… Ma non vi preoccupate: in Irlanda se un uomo non riceve la sua sudata pinta alla fine della dura giornata può segnalare la cosa come violazione di un diritto fondamentale!
Al ritorno non ero più lo stesso insegnante (né, ovviamente la stessa persona, ma questo mi succede dopo qualsiasi viaggio)! Adesso gli alunni dovranno confrontarsi con la nuova versione aggiornata del Ferrini 2.0.
Un sentito grazie alla collega Antonella N., che ci ha seguito e sostenuto prima durante e dopo l’esperienza.
Ad maiora semper!
Laura Pojer
The lessons were practical, the teacher used effective methodologies giving to students a lot of tasks to do most of all ingroups. During the week we had explored the CLIL approach and the principal concerning concepts, ideas, strategies,methodologies and tasks: What is CLIL/ Types of CLIL/ Learning theories/ CLIL 4Cs/ Common CLIL beliefs/CLIL acronyms/Key considerations in CLIL/ Three-way concept in CLIL lesson/ Scaffolding a CLIL lesson, Input and Output/Lesson planning/ Cognition in CLIL/ Assessment in a CLIL classroom.
Mara Nardo
Dopo la mobilità degli studenti universitari e degli studenti della scuola media superiore, la mobilità degli insegnanti. Finalmente. Timida, pochi giorni solamente, ciononostante un’esperienza tale da permettere risvolti di rilevanza significativa come poche altre. Il ritorno fra i banchi per un insegnante in ruolo oramai da molti anni, è una vera overdose di emozioni, benessere, autostima e, soprattutto, grande crescita culturale ed interiore. Al di là degli aspetti strettamente scolastici, e nella fattispecie relativamente l’esperienza mia personale avuta in Francia, mi ha colpito favorevolmente conoscere il ritmo e lo stile di vita della città di Lione, dove integrazione fra diverse culture e douceur de vivre, caratterizzano questa città dai mille profumi e colori. La visione di alcuni dossier televisivi mi ha permesso di scoprire i numerosi scambievoli contatti fra cultura francese e quella italiana: cantanti e comici francesi (talvolta di origine italiana) sono stati imitati da artisti italiani, e viceversa in un vortice di scambi culturali che molto spesso non conosciamo nei suoi aspetti concreti e dunque ci rimane estraneo. Il centro storico di Lione ha ricevuto un forte impulso, all’inizio dell’età moderna, grazie ai banchieri fiorentini. A proposito di aspetti finanziari e tributari… auspico che in Italia i pagamenti siano simili a quelli che ho riscontrato in tutti i negozi di Lione, laddove si può pagare liberamente in contanti e dove gli scontrini non sono obbligatori (vengono rilasciati a gentile richiesta) poiché diversa la burocrazia e diverse le modalità di tassazione. Lione è una città che, pur nel necessario cambiamento, sa rimanere fedele a se stessa e alle sue peculiarità. Il ricordo del semplice mercato con i piatti di metallo sui quali veniva esposta la frutta e la grande piazza sterrata, in pieno centro storico, dove i bambini giocano a calcio sono immagini che hanno rafforzato in me questa sensazione di disarmante veridicità e di equilibrata umanità. Grazie Comunità Europea, grazie Antonella, grazie sig. Dirigente.