di Luisa Persico 4D e Antonio Verri 5B
In Erasmus+ M.A.D. about Europe, Shaping Freedom through Art, Maths, and Democracy.
La nostra immersione nel progetto Erasmus+ PNRR a Istanbul è entrata nel vivo. La seconda giornata è iniziata prestissimo presso la scuola ospitante, la Şehit Münir Alkan Fen Lisesi, un prestigioso Liceo Scientifico (Fen Lisesi) nel distretto di Büyükçekmece. Non una scuola superiore qualunque, ma un istituto d’élite, estremamente selettivo, noto per la sua preparazione intensiva nelle scienze e matematica, e trampolino di lancio per gli studenti più brillanti verso le migliori facoltà di ingegneria, medicina e scienze.
Un Risveglio Turco di Sapori
Il mattino si è aperto con una colazione che è stata un vero e proprio racconto sensoriale della Turchia. Nella luce ancora incerta del primo mattino, i sapori di mare e di terra si sono fusi: olive speziate, una ricca varietà di formaggi, cetrioli e pomodori che sembravano appena colti, pane caldo fragrante e arance profumate. Gesti semplici, ma che hanno immediatamente evocato la ricchezza e l'ospitalità di un Paese intero.
Nel Cuore Storico: L'Imponenza della Torre di Galata
Dopo il raduno a scuola, un autobus ci ha condotti velocemente nel cuore pulsante di Istanbul, là dove la storia non è un monumento statico, ma un flusso continuo e dinamico di vita.
La Galata Tower è stata la nostra prima iconica meta. Questo edificio in pietra, che sembra sfidare la gravità e resistere al tempo, si erge come un osservatore silenzioso di secoli di popoli, lingue, commerci, guerre e amori. Ai suoi piedi, il quartiere brulicava di vita: botteghe che si aprivano, caffè dalle porte spalancate e venditori ambulanti che occupavano lo spazio con voci, profumi intensi e sorrisi rapidi.
Da lì, ci siamo immessi su Istiklal Caddesi, una vera e propria arteria pulsante della metropoli. Qui, la folla non cammina, ma scorre: è un'onda continua di persone, accenti mescolati, musica diffusa e l'aroma di spezie che si fonde con il rumore frenetico dei passi.
Mentre l'energia laica e moderna della strada ci travolgeva, ci siamo imbattuti in due chiese cristiane fondamentali: la Chiesa di Sant’Antonio da Padova e Santa Maria dei Drappeggi. Questi edifici si presentano come frammenti di un’altra geografia spirituale, incastonati perfettamente nella trama islamica della città. Sono segni tangibili di un pluralismo antico, non sempre pacifico, ma profondamente reale, che definisce l'identità unica di Istanbul.
Da lì, un’arteria pulsante: Istiklal Caddesi. Una folla continua, un’onda che scorre: accenti, musica, aromi di spezie insieme al rumore dei passi. Camminando, ci siamo imbattuti in due chiese cristiane: Sant’Antonio da Padova e Santa Maria dei Drappeggi, come frammenti di un’altra geografia spirituale incastonati nella trama islamica della città. Segni di un pluralismo antico, non sempre pacifico, ma reale.
A pranzo, il çiğ köfte: tradizione arrotolata tra le dita. Buono, sì, ma capace di accendere un fuoco improvviso sulla lingua. I ragazzi turchi hanno riso con noi, o forse di noi, mentre cercavamo di mantenere la dignità davanti al piccante che non concedeva tregua.
Nel pomeriggio, Piazza Taksim ci ha accolti con la modernità dei suoi palazzi e la memoria delle sue piazze simboliche. Da qui un nuovo autobus ci ha condotti verso un confine che non è un confine: il Bosforo. Uno stretto che separa e unisce, che crea la distanza e poi la colma, ricordando a tutti che la geografia non è solo spazio, ma destino.
La barca è stata una linea di congiunzione: per un’ora e mezza abbiamo osservato le sponde trasformarsi in una narrazione architettonica ottomana, europea, neoclassica, a tratti solo mondo.
Poi la vita è intervenuta, a modo suo: un panino con il pesce, il balik ekmek, e gabbiani audaci che reclamavano la loro parte. Abbiamo condiviso cibo e risate, pezzi di simit lanciati in traiettorie buffe, come se la convivialità potesse spiegare la complessità di ciò che stavamo vivendo.
E quando la musica ha iniziato a vibrare dagli altoparlanti, non c’erano più gruppi nazionali né lingue diverse: turchi, francesi, portoghesi, italiani… solo ragazzi che ballano sul ponte di una barca, sospesi tra due continenti.
Il rientro, infine, ci ha mostrato un’altra faccia della città: il traffico immobile, la densità urbana che pulsa anche quando sembra non muoversi. Un fiume di luci e clacson che ricorda a tutti che Istanbul non dorme, si limita a cambiare ritmo.