B. Sorrentino, Pensare come Medea, Il Saggiatore
recensione di
Filippo Pedroni
“Pensare come Medea” è un saggio che invita a guardare il mondo da una prospettiva diversa, anche quando il mondo sembra voltarci le spalle.
La scrittrice, Bianca Sorrentino, intreccia figure femminili della tradizione greca partendo da Medea, maga che osa affrontare il potere maschile e che si ribella per avere giustizia, e proseguendo con Penelope, per la sua tenacia, quindi Calipso, per il modo di amare, fino ad Antigone e molte altre.
Il saggio ci invita a guardare oltre gli stereotipi, a riconoscere le complessità del femminile ispirandosi a miti e personaggi grandiosi che hanno saputo affrontare il proprio destino.
Al contrario di come si possa pensare però non sono proposti solo modelli nella loro perfezione, ma nella loro intera complessità, con luci e ombre, che diventano simboli di stati d’animo e scelte esistenziali.
Proprio Medea, in particolare, è presentata come un simbolo della ribellione contro ingiustizie e imposizioni: non un esempio da imitare, ma una voce potente che spinge a riflettere su autonomia, dignità e autodeterminazione.
Accanto a lei poi si muovono personaggi che incarnano altri modi di affrontare il destino: la tenacia silenziosa di Penelope, la dolcezza responsabile di Ismene, la passione poetica di Saffo, la resistenza dignitosa di Ecuba...
Lo stile è suggestivo e chiaro, capace di unire riflessione e narrazione.
Chi legge non viene portato a celebrare la violenza o gli aspetti più estremi dei miti, ma a riconoscere le sfumature simboliche che li rendono tanto diversi quanto attuali: la ricerca di appartenenza, la voglia di libertà, la forza di reagire, la complessità dei sentimenti.
“Pensare come Medea” significa rivendicare la propria libertà, lottare per ciò in cui si crede, abbracciare la propria forza interiore, anche quando il mondo sembra remarci contro, proprio come propone l’autrice.
In definitiva è un libro che invita a cercare la propria voce attraverso la storia di donne che, nei secoli, hanno affrontato sfide profonde; una lettura piacevole e interessante, che invita a un cambio di prospettiva.
R.H.Buchanan, Il volo dello storno, Edizioni Codice
Recensione di
Alessandro Mattei
ll volo dello storno mi ha appassionato fin da subito e ho cercato di immedesimarmi nei panni della protagonista.
Mina è un personaggio che non agisce per eroismo, né per necessità: si muove per una specie di urgenza interiore, come gli storni che osserva — un bisogno di appartenere a qualcosa che però non sa definire.
La trama è un susseguirsi di tentativi: Mina prova, sbaglia, riprova. Ogni suo gesto sembra causato da una piccola crepa del passato, e il libro fa capire più con omissioni che con rivelazioni.
Mi ha colpito, in particolare, come il contesto sociale in cui vive, quello della Grande Mela, dove nessuno sembra sapere chi sei, evidenzi lo stato d’animo interiore della protagonista.
Lo stile dell’autore mi è parso volutamente trattenuto: frasi brevi, tagli improvvisi, un ritmo quasi nervoso. A tratti mi ha irritato, ma credo fosse proprio il punto: seguire Mina significa anche accettare la sua frammentarietà. C’è una frase che mi è rimasta impressa: “Non sapeva dove andare, ma sapeva di non poter restare”.
Non racconterò il finale — sarebbe come spiegare un volo mentre sta ancora accadendo — ma posso dire che non offre soluzioni. Piuttosto, restituisce a Mina (e forse al lettore) una direzione che non è né vittoria né sconfitta, solo un movimento possibile.
Non so se sia un grande romanzo, ma so che l’esperienza di leggerlo è stata molto intensa e significativa.
Lo consiglierei soprattutto a chi è in cerca di una narrativa sensibile e introspettiva,ma anche in generale a chi è in cerca di emozioni travolgenti.
B. MORCHIO, LA BADANTE E IL PROFESSORE, MONDADORI
RECENSIONE DI
PASCHAL ADEDAYO
Ho letto La badante e il professore in pochi giorni, soprattutto sul bus e la sera prima di dormire.
È un libro che scorre veloce e che non ti pesa, anche se tocca temi seri. I due protagonisti mi hanno colpito perché sono molto diversi: il professore è colto ma un po’ perso nella sua solitudine, mentre la badante è pratica, concreta e sembra sempre sapere cosa fare. È proprio questo contrasto che dà forza alla storia.
La trama è semplice ma costruita bene: piccoli gesti, dialoghi brevi, momenti quotidiani che alla fine significano molto più di quanto sembra. Morchio scrive in modo asciutto, senza troppi giri di parole. A volte questo mi ha lasciato con la sensazione che mancasse qualcosa, ma forse è voluto.
Non racconto il finale, perché è aperto e secondo me va vissuto senza anticipazioni. Posso dire però che lascia un senso di malinconia, come se i personaggi continuassero a vivere anche dopo l’ultima pagina. Il messaggio, che ho apprezzato molto, è che tutti, anche quando sembriamo forti, abbiamo bisogno di qualcuno.
Lo consiglierei a chi ama le storie realistiche, senza azione ma con molta attenzione alle emozioni perché è un libro molto incentrato sulla semplicità e sull’umanità.
Nel complesso un libro breve, facile da seguire, ma che ti fa pensare più di quanto ti aspetti, perché ammetto di averlo un po’ sottovalutato all’inizio. Non fate il mio stesso errore.