Questo articolo propone una lettura critica di alcune politiche del governo ungherese, senza pretese di esaustività. (ndR)
Viktor Orbán, nato nel 1963 a Székesfehérvár, è presidente del governo ungherese dal 2010, dopo un primo mandato tra il 1998 e il 2002. È leader di Fidesz, un partito fondato nel 1988 come movimento giovanile e oggi principale forza politica conservatrice del Paese. La sua linea politica si caratterizza per l’attenzione alla sovranità nazionale, al ruolo dello Stato e alla valorizzazione dei valori tradizionali di ispirazione cristiana. Nel corso degli anni, questa impostazione ha continuato a raccogliere un ampio consenso elettorale.
Per molti giovani della mia generazione, la figura di Viktor Orbán non occupa una posizione centrale nel dibattito pubblico. Non per mancanza di rilevanza, ma perché l’attenzione è spesso rivolta a crisi percepite come più immediate, come conflitti armati, emergenze umanitarie e tensioni geopolitiche. Tuttavia, le dinamiche politiche interne all’Ungheria si inseriscono in un quadro più ampio che riguarda il funzionamento delle democrazie europee e il rispetto dei principi comuni dell’Unione Europea.
Nel corso del tempo, Orbán ha più volte richiamato il proprio passato di oppositore del regime comunista, sostenendo di aver difeso, in quella fase storica, diritti civili oggi al centro del dibattito pubblico. Questo racconto si confronta con un contesto storico complesso e con l’evoluzione recente della legislazione ungherese. Nel 2021 è stata approvata una legge che limita la rappresentazione dell’omosessualità e dei percorsi di transizione di genere nei contesti scolastici e nei media, motivata dal governo come misura di tutela dei minori. Nel marzo 2024, inoltre, lo svolgimento del Pride nazionale è stato ostacolato dalle autorità, suscitando un ampio dibattito sul tema della visibilità pubblica della comunità LGBTQI+.
Già nel 2020, una modifica costituzionale aveva definito la famiglia come unione tra uomo e donna e aveva rafforzato il riferimento a un’educazione basata su valori tradizionali e cristiani, incidendo anche sul riconoscimento legale del cambio di sesso e di genere. Queste scelte legislative hanno alimentato confronti sia a livello nazionale sia europeo sul rapporto tra identità culturale, diritti civili e ordinamento giuridico.
Sul piano economico, il governo Orbán ha spesso sottolineato i risultati ottenuti in termini di stabilità e crescita. Analisi indipendenti evidenziano tuttavia come la riduzione della pressione fiscale sia stata contenuta, l’inflazione rimanga un elemento rilevante e una parte significativa dell’economia ungherese sia sostenuta dai fondi europei, che rappresentano una componente importante del prodotto interno lordo. Ne emerge un quadro articolato, in cui la valutazione dei risultati dipende anche dai parametri adottati.
Parallelamente, negli ultimi anni sono state introdotte riforme che hanno inciso sull’organizzazione delle istituzioni statali. In particolare, la ristrutturazione della giustizia amministrativa e le nomine ai vertici di enti strategici come la banca centrale e i media pubblici hanno sollevato interrogativi sul bilanciamento tra poteri dello Stato e sull’autonomia delle istituzioni.
Nel 2021, alcune iniziative commemorative promosse dal governo, tra cui il ricordo di figure legate alla storia militare ungherese durante la Seconda guerra mondiale, hanno suscitato riflessioni sul rapporto tra memoria storica e narrazione nazionale.
In politica estera, l’Ungheria ha mantenuto un approccio pragmatico. Durante il primo mandato di Orbán, il Paese è entrato nella NATO e ha partecipato a missioni internazionali nei Balcani, in Afghanistan e in Iraq, rafforzando il proprio ruolo all’interno delle alleanze occidentali. Allo stesso tempo, il governo ha coltivato relazioni strette con alcuni leader internazionali, privilegiando una diplomazia basata su interessi strategici e cooperazione bilaterale.
Nonostante le critiche e il dibattito che circondano il suo operato, Viktor Orbán continua a rappresentare una figura centrale e stabile nella politica ungherese. Le trasformazioni in atto in Ungheria sono spesso graduali e inserite in un quadro normativo che le rende meno evidenti nell’immediato, ma rilevanti nel lungo periodo. Per questo motivo, esse sono oggetto di attenzione da parte delle istituzioni europee e degli osservatori internazionali.
La storia insegna che i cambiamenti politici e istituzionali più significativi non sempre avvengono in modo improvviso, ma attraverso processi progressivi. Comprendere e analizzare questi percorsi è essenziale per valutare la solidità delle democrazie contemporanee e il valore delle libertà civili, che richiedono una costante vigilanza per essere preservate.
Andrea Piva, 4F
Fonti:
storia politica di Viktor Orban https://www.treccani.it/enciclopedia/viktor-orban/
affermazioni sul pride https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2025/06/29/orban-il-pride-ripugnante-lue-lha-orchestrato_d26ece9a-5003-4940-97b4-8870d3001d87.html
vieto del pride https://www.agi.it/estero/news/2025-03-18/ungheria-vieta-parata-gay-pride-30491005/
vieto del pride https://tg.la7.it/esteri/ungheria-primo-ministro-orban-divieto-gay-pride-18-03-2025-234016
modifiche legislative https://www.hrw.org/news/2025/04/17/hungary-fundamental-law-changes-attack-rule-law-rights
leggi anti LGBTQI+ https://apnews.com/article/268c34e0a1d6497b4116311e27f8cd42
leggi anti LGBTQI+ https://www.eunews.it/en/2025/04/14/hungary-orban-tampering-again-with-constitution-to-ban-lgbtq-demonstrations/
dati generali https://share.google/4of8nn9hdIJ0YHl6V
dati economici https://ec.europa.eu/eurostat/