Durante l’anno della quarta superiore, con l’idea già maturata da tempo, la studentessa Gloria Ferracin, grazie all’ispirazione e al sostegno dato dalla famiglia, ha deciso di partecipare all’anno all’estero, trascorrendo in Florida - a Melbourne nella contea di Brevard- la durata dell'anno scolastico statunitense. Più precisamente, dall’agosto 2025 al termine del maggio 2026, per un totale di 10 mesi.


Cosa ti ha spinto a voler intraprendere questo viaggio?

Senza dubbio la curiosità che ho sempre avuto nel conoscere ciò che esiste al di fuori del nostro Paese. La vita negli Stati Uniti e il cosiddetto “American Dream” sono qualcosa che ho sempre desiderato vivere fin da bambina.


Hai avuto difficoltà ad ambientarti? Conoscevi bene la lingua quando sei arrivata, oppure hai dovuto impararla/perfezionarla una volta arrivata lì?

Ambientarmi non è stato difficile quanto pensavo. In Florida è molto comune incontrare persone provenienti da fuori degli Stati Uniti e inizialmente temevo che questo rendesse meno forte la curiosità verso una persona “straniera”; in realtà è successo spesso il contrario.

Per quanto riguarda la lingua, il mio inglese non era eccellente prima di partire e non lo è ancora completamente, ma migliorarlo è stato uno dei motivi principali che mi ha spinto a intraprendere questa esperienza, e già si notano dei miglioramenti.


Dato il periodo socialmente e politicamente complesso negli Stati Uniti, vedi delle influenze nelle persone e nei luoghi che ti circondano?

In generale, la politica è molto presente nella vita quotidiana e per quello che ho potuto notare in questi mesi è sicuramente un grande motivo di divisione sociale. Qui la politica diventa quindi un fattore che influenza fortemente le relazioni sociali e che può separare le persone, anche quando hanno altri interessi o punti di contatto. In una comunità così multiculturale, chi sostiene idee più conservatrici o estremiste spesso viene subito criticato o emarginato, perché la maggior parte delle persone ha opinioni più aperte e progressiste.


Come ti sei trovata con la famiglia ospitante e come è composta?

La famiglia ospitante fa tanto nell’esperienza: io ho cambiato famiglia dopo tre mesi ed ora sono più felice che mai. Attualmente vivo con una coppia giovane di meno di trent’anni che si è offerta di ospitare me e la mia “sorella” francese nel momento in cui abbiamo deciso di cambiare sistemazione. Mi ritengo molto fortunata per tutto, ma soprattutto per avere incontrato lei ed avere la possibilità di vivere questa esperienza insieme.


In ambito scolastico che differenze hai riscontrato?

L’ambiente scolastico americano è molto diverso da quello italiano, sia per l’organizzazione delle classi sia, soprattutto, per l’atmosfera che si vive ogni giorno. Da quando sono qui affronto la scuola con maggiore leggerezza.

Una tradizione che mi ha colpito particolarmente e che in Italia non esiste è il Pep Rally: tutte le classi si riuniscono in palestra o nello stadio per celebrare la scuola attraverso giochi, competizioni e momenti di intrattenimento. Infine, una tradizione quotidiana che mi ha colpito molto è la Pledge of Allegiance: ogni mattina, prima dell’inizio delle lezioni, studenti e insegnanti recitano il giuramento alla bandiera americana.