Nel 2020 è stata eseguita in Sicilia una grande confisca antimafia ai danni dell’imprenditore Andrea Impastato di Cinisi, riconosciuto come prestanome dei boss Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo. La confisca, diventata definitiva nel 2024, ha riguardato beni per oltre 150 milioni di euro. Impastato aveva accumulato ricchezze tramite attività fittizie e intestazioni a familiari e prestanome. Tra i beni confiscati: centinaia di immobili tra Palermo e Trapani, aziende nei settori edilizio, trasporti, cave e turismo (tra cui il “Calamancina Residence” a San Vito Lo Capo e un centro commerciale a Carini), oltre a conti correnti e beni finanziari non giustificati dai redditi dichiarati.
Un secondo caso significativo riguarda un 75enne di Corleone, arrestato nel 2006 per associazione mafiosa e condannato nel 2008 per aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano, soprattutto gestendo la trasmissione dei famosi “pizzini”. Nel 2014 la Guardia di Finanza ha confiscato al fiancheggiatore beni per un valore di circa 15 milioni di euro. Tra questi vi erano 44 terreni e 4 fabbricati situati tra Corleone e Monreale. Anche in questo caso, come per Impastato, le autorità hanno accertato una profonda discrepanza tra le ricchezze possedute e i redditi ufficialmente dichiarati, confermando l’origine illecita del patrimonio