Lunedì 20 gennaio Antonio Brunetti Levi, ex studente della nostra scuola, è venuto in classe per portarci una preziosa testimonianza e aiutarci a riflettere sulla Shoah, in vista del Giorno della Memoria. Alla Primaria abbiamo letto brani e visto film sul tema, ma ora andiamo ad aggiungere qualche importante tassello alla storia, siamo chiamati a vivere giornate come questa con una consapevolezza maggiore.
Antonio ci ha dedicato un po’ del suo prezioso tempo per aiutarci a conoscere e comprendere il contesto nel quale parte della sua famiglia ha perso la vita e suo nonno, Isacco Levi, si è trovato a combattere come partigiano sulle nostre montagne.
Il racconto…
La narrazione è iniziata con la presentazione di Marco Levi, saluzzese venditore di stoffe che aveva combattuto la I guerra mondiale, nella quale era anche rimasto ferito; nei primi anni Venti si era iscritto al Partito Fascista e aveva marciato su Roma per far salire al potere Benito Mussolini. Quando nel 1938 in Italia sono entrate in vigore le leggi razziali che colpivano gli Ebrei, Marco ela moglie sono rimasti particolarmente stupiti. In fondo Marco aveva servito come soldato il Regno d’Italia, era stato insignito della Medaglia al merito e aveva aderito fin dal principio al Partito Nazionale Fascista e non si capacitava di come il Fascismo potesse perseguitarlo. La legislazione antiebraica l’ha poi privato della licenza di commercio ambulante che si è trasformata in una inesorabile esclusione dalla società. Il clima di odio e di ostilità hanno così pesantemente provato Marco Levi da portarlo a una morte prematura il 14 marzo 1943.
Isacco e suo fratello Lelio, dopo essere stati espulsi da scuola per la loro religione e sono stati costretti ai lavori forzati a Lagnasco, nel campo della Todt, dove gli Ebrei del saluzzese dovevano potenziare le infrastrutture della zona su ordine dei Tedeschi che occupavano il Nord Italia in seguito all’armistizio. Proprio qui, da alcuni Ebrei polacchi, i fratelli Levi scoprono che la situazione in Germania era molto più grave di quanto pensassero e capiscono che presto anche in Italia le cose si sarebbero messe male. Convocati a Saluzzo, in via Donaudi, dalle autorità insieme ad altri correligionari, decidono di non presentarsi: la mamma, la zia e la sorella vengono nascoste a Castelletto di Busca, Isacco sale a Santa Brigida di Piasco e in seguito si unisce alle formazioni partigiane garibaldine, Lelio, invece, si occupa di nascondere il camion di famiglia… viene però presto arrestato in Valle Po e internato nel campo di Borgo San Dalmazzo.
La notizia dell’arresto del figlio spinge la mamma, la zia e la sorella di Isacco a costituirsi alle autorità italiane per potersi riunire; è una decisione pericolosa, ma la signora Pia pensa sia meglio essere presi dagli Italiani piuttosto che dai Tedeschi. La famiglia di Isacco è quindi condotta nel campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo, dove rimane fino a febbraio 1944, quando viene deportata a Fossoli (in provincia di Modena) e poi da qui trasportata su carri bestiame sino al campo di eliminazione di Auschwitz. Nel campo di concentramento polacco, le prozie di Antonio vengono selezionate come cavie e messe a disposizione di Karl Klauberg, un medico che conduce turpi studi sulla sterilizzazione. Isacco non le rivedrà più, ma saprà di quello che è stato il loro destino grazie a una loro compagna di baracca.
I nostri pensieri…
Il racconto della storia della famiglia Levi è tragico, ci colpisce. Molte delle informazioni che Antonio ci dà sono nuove per noi, lavoriamo sul lessico e più il puzzle si compone più ci sembra difficile pensare a ciò che è stato. Tentiamo di immaginare cosa hanno provato Isacco e la sua famiglia nel vedere la propria vita sgretolarsi piano piano dal momento dell’emanazione delle leggi antisemite, fino alla reclusione nel campo di concentramento.
Troviamo assurdo chiamare medico un “dottore” che ha approfittato della situazione e degli Ebrei che i soldati gli mettevano a disposizione per condurre esperimenti contro la vita.
Facciamo fatica a immaginare la forza di Isacco che si è dedicato alla lotta per la Libertà come partigiano, che ha combattuto per la pace e sicuramente, rimasto solo, era animato da un desiderio di giustizia, che ha dovuto lottare per riavere ciò che, prima delle leggi razziali e della guerra, era suo e che ha dovuto immaginarsi e ricostituirsi una vita.
Non abbiamo avuto la fortuna di sentire la voce di Isacco, ma siamo grati ad Antonio per averci offerto la sua testimonianza, per aver scelto di proseguire la dolorosa narrazione iniziata da suo nonno, per aver condiviso con noi alcuni aneddoti personali significativi e toccanti, per aver risposto a tutte le nostre domande con pazienza e attenzione. Cercheremo di fare nostro il suo invito a farci domande, a far coincidere i fatti e le parole, a dialogare perché «è importante e bellissimo, significa rispettare e dare valore a ciò che gli altri pensano e dicono».
Su suggerimento di Antonio e a ricordo del nostro incontro, abbiamo cercato una pietra.
La pietra è importante per la tradizione ebraica: sulle tombe, a ricordo del defunto e dell’origine del popolo d’Israele, non si portano fiori ma pietre.
È anche espressione di forza e di resistenza del tempo, ci aiuta quindi a ricordare cosa è stato e i protagonisti e vittime di questa pagina buia della nostra storia.
Gli alunni della 1B della Scuola Secondaria di I grado di Moretta
a.s. 2024/2025