Giulio Cesare, nel 45 A.C. promulgò la LEX IULIA MUNICIPALIS, un insieme di leggi riguardanti l'accesso e la conduzione dei carri all'interno delle città dall'alba sino al pomeriggio inoltrato.
Essa prevedeva norme sulla circolazione stradale nell'Urbe, come la regolamentazione del traffico e il divieto ai carri che trasportavano merci di circolare nelle ore diurne per decongestionare la città già eccessivamente trafficata. Da questo divieto erano esclusi i carri trasportanti materiali adibiti alla costruzioni di edifici di culto.
Il codice della strada, nel diritto, è un insieme di norme nella forma di codice emanate per regolare la circolazione su strada.
Ogni Stato del mondo definisce il contenuto e le modalità di esecuzione e di attuazione di tali norme in base al proprio ordinamento giuridico. Il nostro Codice della Strada, approvato con Decreto Legislativo 30 aprile 1992, n.285, si compone di 245 articoli. È accompagnato da un Regolamento di attuazione che comprende 408 articoli e 19 appendici. Il Codice della Strada è entrato in vigore il 1° gennaio 1993.
Già durante l'epoca storica del Rinascimento erano stati ideati e disegnati modelli di carri in grado di spostarsi da soli. Nata per sostituire la trazione animale, l'automobile si serviva di motori di volta in volta diversi a seconda dei sistemi di alimentazione. Soltanto dopo la prima guerra mondiale l'introduzione del motore endotermico e della benzina si impose su una moltitudine di sistemi. Ciò nonostante vennero sempre proposte, nei vari periodi storici, forme di alimentazione alternative alla benzina.
Nel 1883 vengono fondate le prime fabbriche di automobili, Nel 1884 Enrico Bernardi realizzó a Verona un prototipo di veicolo con motore a benzina, con tre ruote, azionato da un motore di piccola potenza. Nel 1899 viene introdotta la frizione, nella sua rudimentale forma a cono.
I progressi tecnologici hanno permesso di aumentare non solo la velocità ma anche la sicurezza. Non a caso, in molti paesi negli ultimi anni si è assistito a una riduzione nel numero degli incidenti mortali. Non è raro che, nel pubblicizzare un’automobile, si punti più sulla sicurezza che sull’estetica. Ad esempio, grazie ai progressi nella progettazione della carrozzeria, in caso di incidente certe parti del telaio si deformano in modo da assorbire buona parte dell’impatto, mentre conducente e passeggeri sono protetti da una struttura più rigida che forma una cellula di sicurezza. Sistemi frenanti antibloccaggio permettono di controllare meglio la vettura quando il fondo stradale è sdrucciolevole.
Cinture di sicurezza con tre punti di attacco assicurano sia il torace che il bacino, mentre in caso di incidente gli airbag possono evitare che la testa vada a sbattere contro il volante o il cruscotto.
L'incidente stradale di Bridget Driscoll avvenne a Londra il 17 agosto 1896. Si tratta del primo sinistro automobilistico della storia riguardante un pedone e del primo incidente automobilistico mortale in Gran Bretagna. La vittima fu la quarantacinquenne Bridget Driscoll, morta sul colpo dopo essere stata investita da un'auto in marcia a 8 miglia orarie (13 km/h).
Mentre la signora Driscoll stava attraversando la Dolphin Terrace del Crystal Palace, nel quartiere Croydon di Londra, insieme a sua figlia May e all'amica Elizabeth Murphy, venne investita da un'automobile modello Roger-Benz appartenente alla ditta Anglo-French Motor Carriage Company, la quale stava eseguendo una dimostrazione di guida. Un testimone descrisse l'andatura della macchina come "spericolata, veloce come un cavallo al galoppo" e la donna "disorientata alla vista dell'auto, immobilizzata dalla paura" nonostante il conducente le avesse urlato di farsi da parte suonando anche il clacson. Nonostante la velocità massima dell'auto fosse 8 miglia orarie (13 km/h) tale limite era stato precedentemente abbassato meccanicamente a 4 (circa 6,4 km/h); fu a questa andatura che Arthur James Edsall, il pilota del veicolo, dichiarò di stare viaggiando quando avvenne la tragedia. La sua passeggera, Alice Standing affermò tuttavia che l'uomo aveva modificato il motore per permettere all'auto di viaggiare più velocemente, ma un tassista esaminò la macchina e ne concluse che in realtà questa non sarebbe mai stata in grado di superare le 4,5 miglia orarie (7,2 km/h), in quanto la cinghia non avrebbe potuto sopportare un tale sforzo. L'incidente si consumò solo poche settimane dopo l'Atto del Parlamento con cui vennero innalzati i limiti di velocità a 14 miglia orarie (23 km/h), dalle precedenti 2 per le città e 4 per le aree interurbane.
Il veicolo fratturò il cranio della vittima, la quale morì sul colpo. Il tribunale emise la sentenza di "morte accidentale" dopo un'inchiesta durata sei ore, a cui non seguì nessuna condanna. Il medico legale Percy Morrison, dopo aver constatato le cause del decesso, disse di sperare che "una simile fatalità non si verifichi mai più"
Bridget Driscoll 1896