La redazione di Vergando Web ha incontrato la Dirigente scolastica Grazia Maria Caruso per far conoscere meglio ai suoi studenti la sua storia "scolastica", il suo impegno come dirigente e i suoi sogni nel cassetto.
La prof.ssa Grazia Maria Caruso è la nostra Dirigente Scolastica dal 01-09-2020
Cosa voleva fare da grande?
“Sin da quando ero piccola il mio sogno era diventare una professoressa”.
Perché poi ha scelto di diventare una Dirigente scolastica?
“Perché dopo aver trascorso tanti anni a fare la professoressa di Inglese, volevo impostare una scuola secondo il mio punto di vista. Per diventare dirigente mi sono impegnata tanto e ho studiato molto per vincere il concorso”.
Nel corso della sua carriera, ha mai avuto dei rimpiati?
“In tutta la mia vita non ho mai avuto rimpianti e rifarei tutto dall’inizio alla fine”.
Nella sua carriera ci sono stati casi di ragazzi molto ribelli? Se sì, come è riuscita a gestire la situazione?
“Nella mia carriera ho avuto a che fare con molti ragazzi ribelli, che ho punito per il loro bene, ma a cui ho dato una seconda possibilità. Nonostante tutti i rimproveri, questi ragazzi, alcuni dei quali ora sono anche genitori, quando mi vedono, mi salutano e mi ringraziano perché li ho aiutati”.
Ha mai affrontato ostacoli che le hanno fatto perdere le speranze come educatrice?
“Ho affrontato tanti ostacoli: infatti sono caduta delle volte, ma grazie al mio carattere forte sono riuscita sempre a rialzarmi e ad andare avanti, perché credo che ogni persona può sempre migliorarsi”.
E’ riuscita a realizzare tutti i suoi sogni?
“Nonostante tutto non sono riuscita a realizzare tutti i miei sogni. Spero di realizzarne ancora alcuni, come viaggiare fuori dall’Europa; mi piacerebbe visitare l'Australia e l'America”.
Quale augurio per la vita vuole lasciare a noi ragazzi?
“Non smettete mai di credere in voi stessi e nei vostri sogni, perché tutti avete delle potenzialità che forse ancora non conoscete. Nella vita bisogna scoprire se stessi e poi decidere cosa fare nel futuro. Mi piace lasciarvi con la frase di Giovanni Paolo II Fate della vostra vita un capolavoro"!
Joy Sorrentino, Michelle Fidilio, Kristal Franzò, Erika Gianfriddo
Nell’ambito di un percorso di sensibilizzazione alla tematica del bullismo e cyberbullismo, la nostra scuola ha previsto, per noi studenti della scuola secondaria di primo grado, la lettura guidata in classe del libro autobiografico, Andrea-Oltre il pantalone rosa, scritto dalla signora Teresa Manes, madre di Andrea Spezzacatena. L’adolescente, nel 2012, decise di togliersi la vita in seguito a una serie di soprusi e angherie di cui è stato vittima.
Alla lettura è seguita la produzione di un elaborato scritto in cui noi ragazzi abbiamo potuto esprimere le nostre emozioni in vista dell’incontro frontale con Teresa Manes che si è svolto, in un Cinema Politeama gremito, la mattina del 23 gennaio 2025. L’evento è stato preceduto, il pomeriggio precedente, da una conferenza aperta alla cittadinanza, che si è tenuta nei locali dell’Associazione Meter: qui, a partire dalla presentazione del suo libro, la signora Manes ha parlato di Andrea, del suo carattere allegro, ma anche delle sue fragilità e dei suoi silenzi.
L’incontro di Teresa Manes con noi studenti del Verga al Cinema Politeama è stato introdotto dalla nostra Dirigente, la Prof.ssa Grazia Maria Caruso, che, dopo i ringraziamenti alle autorità intervenute, ha voluto sottolineare l'importanza dell'evento come opportunità di riflessione sul peso delle parole e sulle azioni che scaturiscono dal fenomeno del bullismo e del cyberbullismo.
È stata data poi la parola alla signora Manes. Teresa ha iniziato a parlare della tragedia che ha coinvolto la sua vita e la sua famiglia presentando suo figlio Andrea, un adolescente che amava indossare dei pantaloni diventati rosa a causa di una “lavatrice sbagliata”.
Questo è stato l’inizio di una serie di derisioni, maltrattamenti e rifiuti da parte dei suoi compagni di classe e dell’istituto che frequentava. I maltrattamenti, che prima Andrea aveva subito in presenza, si sarebbero trasformati in persecuzioni sul web, perché venne creato un account Facebook fake dove sarebbero state postate foto che ritraevano Andrea travestito da donna durante la festa di fine anno.
La signora Manes ha tenuto a sottolineare che la “vicenda” di Andrea sul web è stato il primo caso di cyberbullismo.
Il profilo fake venne chiamato “Qndria Ipperacatina”, pseudonimo derivato dalla firma che Andrea aveva apposto in un suo progetto di geografia, e sottotitolato “Il ragazzo dai pantaloni rosa”. Da quel momento il falso profilo iniziò a raccogliere foto, commenti, video che volevano mettere in ridicolo Andrea.
Dopo questa breve presentazione, la signora Manes ha risposto ad alcune domande che noi studenti del Verga abbiamo posto, frutto di un’attenta lettura del suo libro, condivisa in classe con i docenti, e dopo alcune riflessioni e considerazioni personali.
Ecco alcune delle domande poste:
❖ Nel libro lei parla di un compagno a cui Andrea aveva confidato del suo primo tentativo di suicidio. Se avesse saputo in tempo di questo gesto, cosa avrebbe fatto?
● “Sicuramente avrei preso delle precauzioni, ne avrei parlato con Andrea e mi sarei rivolta ad uno specialista per aiutarlo”.
❖ Chi è stata la persona piú presente in questi ultimi 12 anni della sua vita?
● “Le persone più presenti sono stati i miei parenti e la Polizia di Stato”.
❖ Ha mai sentito l’esigenza di incontrare e di parlare con i bulli di Andrea?
● “I bulli di Andrea sono spariti. Non ho avuto l’esigenza di incontrarli, a me non serviva, perché ciò non avrebbe riportato in vita mio figlio. Spero che, ormai adulti, abbiano acquisito la consapevolezza di quello che hanno fatto e delle conseguenze che ne sono scaturite”.
❖ È stata invitata a parlare della vicenda di Andrea nella scuola da lui frequentata?
● “Sì. Quando sono stata contattata ne sono stata felice. Purtroppo l’invito non è stato rinnovato, ma andrei molto volentieri”.
Teresa Manes ha congedato noi ragazzi, circa seicento, con delle raccomandazioni:
“Le parole sono pietre”.
“Parole e silenzio possono uccidere”.
“Il bullismo può uccidere”.
“Non siate vittime dei pregiudizi”.
“Siate voi stessi, SEMPRE!”.
Spataro Paolo, Vincenzo Barone, Cammisuli Allyson, Sultana Evelyn.
Il 5 febbraio 2025 noi studenti del III IC “Giovanni Verga”, accompagnati dai docenti, ci siamo recati al cinema Politeama di Pachino per assistere alla proiezione del film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, sulla storia di Andrea Spezzacatena, il ragazzo quindicenne che si tolse la vita il 20 novembre 2012. Con la visione del film si è così concluso il percorso di sensibilizzazione alla tematica del bullismo e del cyberbullismo che abbiamo iniziato con la lettura guidata in classe del libro di Teresa Manes “Andrea oltre il pantalone rosa” e proseguito con l’incontro frontale con l’autrice.
Dopo la proiezione abbiamo avuto la possibilità di riflettere sui temi affrontati nel film grazie all’intervento di uno psicologo e pedagogista, il dottor Giuseppe Raffa, coordinatore dell’ambulatorio antibullismo della Asp di Ragusa. Il film, ha commentato il pedagogista, vuole sensibilizzare noi giovani sul bullismo, il cyberbullismo e sulle loro conseguenze. Il dottor Raffa ha parlato anche delle responsabilità che il film mette in evidenza: se Andrea si è ucciso, è stata soprattutto colpa dei “bulli”, che si sono accaniti contro di lui senza un reale motivo, ma è stata anche colpa della scuola, che “ha fatto finta” di non vedere, e dei suoi genitori, troppo presi dalle loro vicissitudini personali e incapaci di cogliere i segnali della sofferenza del proprio figlio.
Parlando della violenza, che ormai caratterizza sempre più i rapporti tra gli adolescenti, il pedagogista ha rivolto un appello a tutti noi, affinché non rispondiamo ad un atto di violenza con un atto simile: “la violenza genera altra violenza”, ha detto, e “le parole sono pietre”, come più volte ha sostenuto e scritto anche Teresa Manes, a sottolineare che le parole spesso fanno più male delle botte. Il dottor Raffa ci ha anche messo in guardia sull’utilizzo dei social e sui rischi della rete, ricordandoci che quello che si fa in rete rimane per sempre: pertanto bisogna stare attenti a quello che postiamo. Quindi ci ha invitati a non essere indifferenti nei confronti degli episodi di bullismo o di cyberbullismo, spiegandoci che essere “omertosi” e non intervenire o non denunciare, per paura o per “lealtà” nei confronti dell’amico “bullo”, significa essere colpevoli tanto quanto lui.
Infine, il pedagogista ci ha parlato di empatia e di rispetto verso gli altri, invitandoci a fare nostri questi valori fondamentali, e ci ha lasciato un messaggio di incoraggiamento a superare i momenti difficili: non bisogna mai rinchiudersi in se stessi, ma è importante parlare con i nostri genitori o insegnanti, che ci possono aiutare a superare le difficoltà.
Martina Nieli e Francesca Ignaccolo