La storia che vi raccontiamo è dei primi anni del Novecento e vede al centro un presunto caso di
reincarnazione che ha per protagonista Alessandrina Samonà Monroy, nata da un’aristocratica
famiglia siciliana e incredibilmente somigliante a una sorellina, morta a soli cinque anni, che
sembra averle trasmesso tratti somatici, ricordi d’infanzia, espressioni e abitudini. La nostra
preziosa fonte, oggi, è il libro “È già Mattina” di Alberto Samonà,
La piccola è inseparabile dalla mamma, tanto da accompagnarla da Villa Ranchibile, allora
campagna, in città a far visita a parenti e amiche oppure, i sabati e le domeniche, in piacevoli gite
fuori porta nei dintorni di Palermo. Alessandra, Alessandrina per i genitori, è vivace,
intelligentissima e ha il vezzo di parlare in terza persona. A quattro anni sa già leggere e scrivere
ma, forte di carattere, è ostinatamente mancina e nessuno, né gli educatori, né Don Carmelo, né la
principessa Adele, riescono a convincerla a scrivere con la destra.
All’età di cinque anni, però, Alessandrina si ammala di una grave forma di meningite virale;
visitata dai più noti dottori, la piccola peggiora di giorno in giorno, colpita sempre più spesso da
fortissimi mal di testa in cui i momenti di lucidità si alternano ad alterazioni di coscienza dovute
alla febbre alta, in pochi giorni la situazione precipita e il 15 marzo del 1910, alle nove di sera, la
bimba muore. Villa Ranchibile piomba nel lutto, nell’abisso di fitte tenebre.
Alessandrina appare in sogno alla mamma
Tre giorni dopo la sua morte, è la notte del 18 marzo 1810, mentre Donna Adele giace nel suo letto,
alternando momenti di veglia a momenti di sonno perturbato, con le ore che passano lentamente e la
luce dell’alba ancora lontana, le appare, come se fosse in carne e ossa.
Il 21 marzo, un altro misterioso evento scuote la nobildonna. Per la seconda volta le appare
Alessandrina e la visione si conclude con un’affermazione ferma e rassicurante: “Ritornerò.
Ritornerò. Ritornerò“. Piange Adele per quel crudele scherzo della notte, anche perché lei sa di non
poter più avere figli.
Nascono Alessandrina e Maria Pace
Passa il tempo ma, grazie all’assistenza di una medium, le comunicazioni continuano. I primi di
maggio del 1910 la coppia, che si trova nel castello di Venetico, a pochi chilometri da Messina, per
un breve soggiorno, comincia a notare qualche rotondità sospetta in Adele, a cui rifiutano di
credere. La sera di mercoledì, 4 maggio, una seconda notizia viene loro predetta: “Mammina, ti
voglio tanto bene. Voglio, però, che tu sappia che in te se ne trova ancora un’altra“. Quella frase
oscura inizia a tormentarli e la principessa comincia a temere per il suo fragile equilibrio.
La famiglia Samonà trascorre l’estate nel castello di Spadafora, sempre in provincia di Messina,
un’altra proprietà di famiglia, ma il 9 agosto arriva al castello il dottor Vincenzo Cordaro, che aveva
assistito Adele durante l’aborto e le aveva diagnosticato l’impossibilità di procreare nuovamente.
L’espressione del medico, a fine visita, è un misto di incredulità e felicità che si traduce in queste
parole: “Certo, è assurdo. Eppure, signori miei, non posso negare che un insieme di fatti mi induce
ad affermare, e senza ombra di dubbio, che siamo in presenza di una gravidanza e per di più
gemellare“. A fine settembre, tornati a Palermo, hanno la conferma dal dottore Giuseppe Giglio,
medico cefaludese, uno dei massimi esperti in Italia nel campo della ginecologia e ostetricia.
Il 22 novembre del 1910, nel suo appartamento di Villa Ranchibile, Donna Adele Monroy, assistita
dal marito, dà alla luce due gemelle. Una delle due neonate, che presenta una somiglianza
straordinaria con la sorellina scomparsa, viene chiamata Alessandrina e l’altra Maria Pace.
Alessandra ha lo stesso lieve arrossamento vicino all’occhio sinistro, una quasi impercettibile
eruzione cutanea attorno all’occhio destro e una leggera asimmetria facciale (il sogno che si fa
reale). Il tempo trascorre velocemente e le bimbe crescono a vista d’occhio ma, mentre Maria Pace
è spesso irrequieta, adora i giocattoli e ama stare in compagnia delle sue bambole, Alessandrina,
invece, preferisce giocare con gli altri bambini, non si lamenta mai e, a differenza della gemellina,
ha gli stessi comportamenti, la repulsione verso i formaggi e la fobia dei parrucchieri, della sua
sfortunata piccola omonima. Come la prima, tra i suoi passatempi preferiti c’è quello di giocare con
le scarpe dei fratelli, indossandole e camminando goffamente per i saloni; è mancina e tutti gli
sforzi dei genitori per correggerla non danno frutti.
Altre similitudini tra le due Alessandrina
L’8 giugno del 1919 Carmelo e Adele, approfittando di una
splendida giornata di sole, decidono di portare le gemelle, elettrizzate per quella giornata, a visitare
Monreale. Sulla strada che li conduce al duomo normanno, Alessandrina, sentendo il racconto della
madre, al contrario della sorellina, fa smorfie di disappunto spiegando ai genitori che lei a Monreale
c’è già stata e ne ricorda la piazza con una grande chiesa, con sul tetto la statua di un uomo alto con
i capelli lunghi e le braccia aperte, dei piccoli preti rossi, buffi con la loro lunga barba. La memoria
riporta a galla che, pochi mesi prima che la prima Alessandra morisse di meningite, erano andati a
Monreale e la piccola era rimasta colpita da alcuni sacerdoti ortodossi, dalle barbe molto lunghe,
vestiti con tuniche blu orlate da un’elegante fascia rossa che si trovavano all’interno del duomo..