C’è qualcosa di prezioso negli incontri con le scuole: una soglia che si apre, un ponte che non collega soltanto due sponde, ma due età dell’esistenza. Da una parte chi porta con sé un mondo già abitato di libri, domande, intuizioni; dall’altra chi sta iniziando a intravedere i primi sentieri della propria immaginazione.

Questi appuntamenti non sono semplici momenti divulgativi. Sono occasioni vive, dove le storie diventano geografie affettive, i personaggi diventano compagni di viaggio e gli autori si trasformano in guide che invitano a guardare più lontano. Ragazze e ragazzi arrivano con zaini pieni di attese, e spesso ripartono con qualcosa di inatteso: una parola che resta, un’idea che vibra, una possibilità che non avevano considerato.

L’incontro con una scuola è un gesto di reciproca curiosità. È ascolto che si fa spazio comune, dove ogni domanda è una piccola torcia che illumina un tratto del cammino. Ed è proprio lì, in quella zona di attenzione condivisa, che la letteratura compie il suo lavoro silenzioso: mostrare che ogni essere umano è un ponte, e che ogni storia è un invito a farsi attraversare.