Verso la fine del XIX secolo, con l’unione dei due Comuni di Lissone e Cascina Giorgio Aliprandi in uno unico, iniziò per la città una fase di espansione e grande trasformazione economica e sociale: da villaggio dedito prevalentemente ad agricoltura e tessitura casalinga a mano, a centro dell'industria del mobile e del legno. Nacquero così le prime botteghe di falegnameria e, nel tempo, il movimento si espanse ancora dando vita a un' industria del mobile caratterizzata da lavorazioni domestiche e artigianali. Con l'avvento della meccanizzazione nella tessitura invece, la produzione a mano iniziò a declinare fino a scomparire.
All'inizio del ‘900 quasi tutti gli operai di Lissone erano impegnati nel settore del legno in qualità di falegnami, lucidatori, intarsiatori e intagliatori, o impiegati in attività correlate. Con lo sviluppo industriale e dei trasporti (nel 1882 apre la Stazione ferroviaria), anche il commercio crebbe: inizialmente limitato a pochi negozianti, soprattutto dopo la guerra europea, si espanse fino a coinvolgere anche i produttori.
La città divenne il principale centro in Lombardia e in Italia per l'industria e il commercio del mobile. Ogni giorno, centinaia di operai provenienti dai paesi vicini cercavano lavoro in città, e anche produttori di Milano, della Brianza e di tutta Italia commissionavano arredi a Lissone.
Le numerose aziende commerciali, come la Società Ferdinando Paleari e Figli e la Società A. A. Meroni e R. Fossati (solo per citarne alcune) realizzavano mobili servendosi del sistema di botteghe locali o di propri stabilimenti, possedevano negozi, depositi e rappresentanze in molte città italiane. Partecipavano, inoltre, a Esposizioni, Fiere campionarie e mostre anche di livello internazionale, ottenendo riconoscimenti e successi. L’ Esposizione Biennale dei Mobili della Brianza, ebbe una larga partecipazione di espositori ed acquirenti di rilievo nella stessa città di Lissone.
Accanto all'industria del mobile, si affermarono grandi stabilimenti dedicati alla lavorazione del legname, come S. A. Carlo De Capitani, S. A. I.N.C.I.S.A., Arosio Giovanni e Nipoti e altre, che si occupavano di tranciatura, compensazione e commercio di legname, impiallacciature e altri materiali. Parallelamente nacquero altre industrie collegate, come quelle per la produzione di marmi, serrature, specchi e altre di mobili in ferro.
Lo spirito imprenditoriale lissonese tuttavia, si manifestava contemporaneamente anche in ulteriori attività economiche seppur di altro carattere, per esempio nella produzione alimentare dei salumi dei Fratelli Meroni, nella filatura della seta della Filanda Maiocchi e, soprattutto, nella tessitura del cotone con il grande stabilimento della Società Pessina.
Per agevolare un contatto diretto fra produttore e compratore, nel 1921 era stato aperto il primo Mercato dei mobili in un edificio appositamente eretto. La sua evoluzione portò, negli anni Cinquanta, all’ inaugurazione dell'Esposizione Permanente Artigiana del Mobile (EPAM) in una costruzione in via Matteotti. Il successo di tale evento ne rese necessario il trasferimento in una nuova e più ampia, dove nel 1957 venne inaugurata la Selettiva artigiana del mobile e dell'arredamento.
L’ultimo iconico edificio espositivo, eretto nella fase di massima espansione del settore e diventato simbolo del Design e dell’Arredo per la Brianza, progettato nel 1955 e completato nel 1958, è stato il “Palazzo del Mobile” noto anche come “100 Firme". Tale edificio, dopo un periodo d’oro dagli anni '60 agli anni '90, ha purtroppo subito un lento declino fino alla sua chiusura nei primi anni del 2000. Recentemente è stato acquistato è convertito in centro commerciale sportivo.
La promozione dei prodotti avveniva attraverso particolari “cartoline pubblicitarie” definite “dress” tipiche della realtà lissonese dagli inizi del secolo scorso e fino agli anni Sessanta. Non si trattava di semplici biglietti da visita commerciali in uso nei tempi più recenti, ma di cartoncini delle dimensioni di circa 10x15 cm, dal progetto grafico accurato ed elegante e dal linguaggio chiaro e cortese del testo, contenente immagini, disegni, spiegazioni sintetiche ed efficaci che informassero sostanzialmente dell’attività e dell’offerta dei produttori. Il Dress, la cui etimologia fa riferimento al dialetto ed è declinato anche come “adress”, era un “cartonzin” destinato a comunicare prezzi, preventivi, informazioni e quanto utile per effettuare ordini.
I grandi commercianti utilizzavano, inoltre, ricchi cataloghi, si servivano di viaggiatori e piazzisti, fornivano agli artigiani i disegni dei mobili da realizzare, le materie prime e l'utilizzo dei macchinari più sofisticati e costosi, controllando così di fatto la produzione e i prezzi.
I piccoli artigiani, per conquistare visibilità e autonomia a costi ridotti, ricorrevano invece al “baùscia” (anch’esso tipicamente lissonese), ovvero ad un commesso che stazionava nei pressi del negozio, della stazione o sulle principali vie d'accesso al paese per intercettare potenziali clienti e convincerli a visitare il negozio.
Grazie alla sapienza degli artigiani, allo spirito d’iniziativa degli imprenditori, alla creatività dei progettisti e soprattutto alla laboriosità dei Lissonesi, la produzione del mobile è divenuta “vocazione” per la città, favorendone lo sviluppo non solo in termini di estensione dell’area urbana e di crescita demografica, ma anche di miglioramento economico, sociale e culturale. Il comparto del mobile infatti, nato come insieme di attività artigianali, progredì in Industria, si arricchì della progettazione creativa e si trasformò nel tempo in movimento culturale legato al Design e all'Arte.
Come per il Palazzo del Mobile, così si è conclusa l’esperienza del Progetto Lissone, società mista pubblico-privato che dalla fine degli anni ‘90 ai 2013-2014 ha riunito artigiani, architetti e designer locali del settore del legno e dell’arredamento, esportando il “brand Lissone” sia in Italia in luoghi come la Reggia di Venaria Reale, il Museo Guggenheim di Venezia, il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano e la biblioteca regionale di Aosta che nel mondo attraverso, l’allestimento di interni prestigiosi.
Resiste invece, un tessuto diffuso di realtà imprenditoriali medie e piccole, a volte molto specializzate che, seppur operando prevalentemente in modo individuale, realizzano collaborazioni proficue in occasione di grandi eventi di settore come il FuoriSalone collegato al Salone del Mobile di Milano, è qui che si mantengono ancora vive sapienza e creatività, affermando nuovamente il ruolo di Lissone Città del Mobile.
Mettiamo in evidenza tre caratteristiche peculiari di Lissone "Città del mobile"
La promozione dei prodotti avveniva attraverso particolari “cartoline pubblicitarie” definite “dress” tipiche dagli inizi del secolo scorso e fino agli anni Sessanta. Infatti i dress erano delle dimensioni di circa 10x15 cm, dal progetto grafico accurato ed elegante e dal linguaggio chiaro e cortese del testo, contenente immagini, disegni, spiegazioni sintetiche ed efficaci che informassero sostanzialmente dell’attività e dell’offerta dei produttori. Il Dress, la cui etimologia fa riferimento al dialetto ed è declinato anche come “adress”, era un “cartonzin” destinato a comunicare prezzi, preventivi, informazioni e quanto utile per effettuare ordini.
I piccoli artigiani, per conquistare visibilità e autonomia a costi ridotti, ricorrevano al “baùscia”, ovvero ad un commesso che stazionava nei pressi del negozio, della stazione o sulle principali vie d'accesso al paese per intercettare potenziali clienti e convincerli a visitare il negozio.
Per agevolare un contatto diretto fra produttore e compratore, nel 1921 era stato aperto il primo Mercato dei mobili in un edificio appositamente eretto.
La sua evoluzione portò, negli anni Cinquanta, all’inaugurazione dell'Esposizione Permanente Artigiana del Mobile (EPAM) in una costruzione in via Matteotti.
Il successo di tale evento ne rese necessario il trasferimento in una nuova e più ampia, dove nel 1957 venne inaugurata la Selettiva artigiana del mobile e dell'arredamento.
L’ultimo edificio espositivo, progettato nel 1955 e completato nel 1958, è stato il “Palazzo del Mobile” noto anche come “100 Firme". Tale edificio, dopo un periodo d’oro dagli anni '60 agli anni '90, ha purtroppo subito un lento declino fino alla sua chiusura nei primi anni del 2000.
Sitografia
https://www.monzatoday.it/economia/storia_palazzo-mobile-negozio-sportspecialist.html
https://www.viaggiareinbrianza.it/tag/mobilificio-paleari-a-lissone/
Bibliografia
“1900-1960 Cartoline d’epoca Lissone”, 2011, edizioni Verga, Macherio (MB)
“1900-1960 Lissone I Dress” , 2021, edizioni Verga, Macherio (MB)
Ennio Bernasconi, “Lissonum-Notizie storiche di Lissone”, 1926, Atesa editrice