a cura di Anna Kalinova 2E
Il conflitto Israelo-palestinese è iniziato il 28 giugno 2006. Questa guerra è nata perché entrambi i popoli rivendicano il diritto a una terra che considerano la loro patria storica. Quando si ascoltano notizie su questa guerra si sente sempre la parola Hamas, ma che cosa significa questa parola così complicata? Hamas è un acronimo di movimento islamico di resistenza, attivo principalmente nella striscia di Gaza e nega l’esistenza dello stato di Israele. Il capo di Hamas è Ismail Hamiyeh, eletto leader nel 2017. Hamas di fatto controlla dal 2006 la striscia di Gaza, dove nel corso del tempo ha cercato di rafforzare l’applicazione della legge Islamica, soprattutto per le donne che hanno bisogno del permesso di un uomo per fare qualsiasi cosa; Per quanto riguarda Hezbollah è un finanziatore di servizi sociali, scuole, ospedali e svolge un ruolo significativo nella politica libanese; il 7 ottobre 2023 Hamas ha lanciato un attacco contro Israele, iniziando un massiccio lancio di razzi in diverse località israeliani, uno degli episodi più tragici è avvenuto durante il Festival musicale Supernova, vicino al Kibbutz di Re’im, dove militanti di Hamas hanno causato la morte di 364 persone e il rapimento di 40 ostaggi.
Dopo 15 mesi di conflitto, il 15 gennaio 2025 è stato annunciato un accordo di tregua tra Israele e Palestina, mediato da Egitto, Qatar e Stati Uniti.
L’accordo ha previsto un cessate il fuoco in tre fasi:
PRIMA FASE: inizio del cessate il fuoco il 19 gennaio 2025 con una durata di 42 giorni. Durante questo periodo Hamas rilascerà 33 ostaggi, in cambio però del rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi da parte di Israele.
SECONDA FASE: ritiro graduale delle forze israeliane della Striscia di Gaza.
TERZA E ULTIMA FASE: negoziazioni su questioni molto più ampie.
C’è un altro gruppo che potrebbe influenzare il destino del cessate il fuoco e degli ostaggi: i leader dei principali Paesi arabi che intrattengono accordi con Israele, tra cui Egitto, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Giordania. Tutti questi Paesi hanno interesse che il cessate il fuoco regga e che la guerra finisca definitivamente. Un vincolo importante per l’attuazione di tale scenario sarà che Hamas ceda il controllo civile a un diverso governo palestinese. Un piano incredibile approvato dai principali Paesi arabi e dell’amministrazione. Una tregua, quindi, non risolve il problema del conflitto, ma deve essere inquadrata come un passo necessario per creare una reciproca fiducia e indirizzare le parti verso un rapporto comprensivo e duraturo. Nelle ultime settimane Israele, sostenuto dagli Stati Uniti, aveva aumentato la sua pressione su Hamas, per prolungare la fase 1 del cessate il fuoco, quella relativa allo scambio di ostaggi, opponendosi al passaggio della seconda fase. L’ assenza di garanzie per il territorio palestinese ha ostacolato il raggiungimento dell’accordo e ora Israele ha annunciato la ripresa della sua offensiva su larga scala. Nella notte tra il 17 e il 18 marzo l’aviazione israeliana ha condotto pesanti bombardamenti sulla striscia di Gaza: secondo il ministero della Salute del territorio Palestinese, gli attacchi hanno ucciso oltre 400 persone, di cui molti bambini e anziani. Una violazione degli accordi, che hanno acuito la crisi sociale e alimentare della popolazione palestinese. Come ha appunto dichiarato l’UNICEF il 17 marzo, un milione di bambini nella striscia di Gaza lotta per sopravvivere a causa dell’ assenza di cibo e acqua.
Le prime dichiarazioni israeliane fanno presupporre che la rottura della tregua sia definitiva. Il ministro della difesa, ISRAEL KATS, ha affermato che Hamas sarà colpito con una forza mai vista prima se non rilascerà tutti gli ostaggi che ancora detiene.