Frammenti di memoria, sei episodi del colonialismo italiano in Africa. Non un racconto completo, ma un invito ad ascoltare le voci, i silenzi e le tracce che ancora abitano quei luoghi.
Asmara, capitale dell’Eritrea, conosciuta negli anni ‘30 come la “piccola Roma d’Africa” fu ampliata ed edificata durante la dominazione coloniale nel tipico stile razionalista adottato dal regime fascista.
Passeggiare tra le sue strade ricorda alcune città e quartieri italiani. Nel 2017, su richiesta dell’Istituto Culturale Eritreo, è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
In questo contesto urbano e coloniale nasce — negli anni Cinquanta — la canzone Asmarina, scritta dall’italiano Pippo Maugeri e dedicata a un’ideale - e idealizzata - fanciulla eritrea e alla città che l’aveva vista crescere: «Asmarina, Asmarina di bellezza sei regina…».
Dietro la melodia leggera si riconosce ancora lo sguardo coloniale: la donna africana come figura esotica, senza nome, idealizzato terreno di conquista e possesso: “non so se ti chiami Cicci, Lili, o Zazà, sei nata ad Asmara e sei un fior di beltà”.
La canzone è stata riscritta e cantata da Wedi Shawl in tigrè, e trasformata in quello che, per molti eritrei, è diventato un inno alla città.
Abbiamo sintetizzato i fatti, ma questo è solo uno scorcio, un invito a guardare più da vicino. Lasciamo la parola alle nostre fonti… ma è solo l’inizio!
Annalisa Camilli, Asmarina, l’album di famiglia degli eritrei in Italia, in Internazionale, pubblicato il 11.03.2016
Africa rivista, La memoria di Asmara, pubblicato il 6.05.2023
E, naturalmente, abbiamo fatto tappa anche nella nostra enciclopedia libera:
Wikipedia, Asmara
Immagine: https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Sailko