Con la mia – e finora solo mia – tecnica del disegno a filo chiuso (sommariamente illustrata nella pagina precedente), sempre in aggiunta a quel volume, Il Libro dell’Alleanza, che pareva non voler giungere ad una conclusione, quasi opponendosi alla mia volontà di volerlo mandare in stampa al più presto, ho iniziato ad associare a ciascuno dei diciassette componimenti in versi, i Piccoli canti dell’Alleanza, un disegno…
Come si può vedere, il “Progetto Alleanza” è andato avanti un po’ a balzi: una decisione e la relativa realizzazione, alternati a momenti di pausa, di stasi… a momenti in cui il “treno” del mio piccolo progetto si fermava a depositare quanto aveva trasportato e a prendere in carico nuove merci da trasportare… ogni volta, una pausa prima di ripartire per la destinazione finale… ogni volta una “stazione”.
Prima “stazione” verso la Croce : i disegni
Cercai delle idee, degli spunti e cominciai a disegnare. Certo, le immagini non erano originali: non potevo e non volevo nasconderlo, perché a me interessava solo che fossero utili ad imprimere massima forza al messaggio contenuto nei versi (utile – a sua volta – a far penetrare meglio ciò che avevo scritto sulla Bibbia)… però era sicuramente e totalmente originale la tecnica di rielaborazione! Non dovevo vergognarmi di nulla: non avevo plagiato nessuno… anzi, il vincolo di un soggetto già dato, soprattutto se famoso, come il quadro che raffigura Giuditta che decapita Oloferne, non facilitava la mia umile opera di disegnatore, ma la rendeva più difficile, dal momento che mi portava ad accettare la sfida del confronto oltremodo arduo con un dipinto di fama mondiale e con un pittore, nel caso citato il Caravaggio, che rappresenta una vetta nel panorama della storia dell’arte universale. Tuttavia era chiaro che, cambiata la tecnica, non esistevano più le caratteristiche della copia, il reato del plagio, il timore di un confronto impossibile! Infatti, è vero che tra i disegni contenuti nel volume si riscontrano soggetti tratti da dipinti celebri, ma nessuno dei particolari più vi somiglia. Se isolassimo dal contesto un occhio o una bocca, spesso si stenterebbe perfino a riconoscerli come tali: nel mio disegno a filo chiuso è solo lo sguardo d’insieme che determina la figura e ne restituisce il significato.
Nessun pittore o disegnatore, partendo – ad esempio – dall’interno di una narice, ha mai utilizzato lo stesso tratto costruttivo per disegnare figure umane, cielo, animali, piante, paesaggio di sfondo, saltando dall’uno all’altro senza interrompere il suo filo, concludendo la sua linea disegnata dentro la medesima narice da cui era partito… e senza permettere a quel “filo” di toccare o incrociare mai se stesso, ritrovandosi drammaticamente la strada fino al punto di partenza nell’intricato labirinto del disegno ormai ultimato (al quale, una volta “tornato all’origine” non potrà più aggiungere alcun particolare).
In termini semantici, dall’osservazione dell’opera finita, risulta un rapporto tra significante e significato che potremmo definire di “trasfigurazione”. Dunque, l’immagine non solo non è il soggetto ma neppure può essere confusa con quello… non ci sarà un solo istante in cui la mente dell’osservatore possa “confondersi” vedendo – ad esempio – nel disegno Il volto di Gesù il vero volto di Gesù… e in quella “confusione” farne un idolo; il disegno a filo chiuso consente alla mente dell’osservatore di crearsi solo una “impercettibile” rappresentazione, una lontana nostalgia di quella realtà che ci è così lontana… da essere dentro di noi! La figura si presenta evanescente come il fumo, trasparente come una rete.
Seconda “stazione” verso la Croce : la Collezione Piccoli Canti
Completato ogni disegno, ho avvertito la necessità di fissare – quasi di crocifiggere – il tratto su spesse tavole di legno. Tale bisogno impulsivo nasceva dalla viva aspirazione a conferire al segno una durata e un’autorevolezza che superassero il mero intento di realizzare un prodotto di arte religiosa, facendosi vero messaggio spirituale, come in effetti era, scaturito da meditazione, contemplazione e preghiera.
Inoltre lo spessore del supporto – varie centinaia di volte superiore a quello della carta – stava a significare come ogni soggetto, in realtà, appare all’osservatore solamente nella sua manifestazione “epidermica”, mentre nasconde la propria essenza massiccia e profonda, dalla quale sembra “sbucare fuori”: ogni nostra osservazione, dunque, non riesce che ad intaccare superficialmente l’osservato, senza penetrare il mistero celato nella sua profondità, racchiuso nella spessa materia del suo essere.
Poiché la carta, nella sua esile trasparenza, non permetteva di cogliere certe misteriose prospettive tridimensionali della rappresentazione, il disegno-matrice andava considerato un semplice bozzetto dell’idea da comunicare.
In fatto di trasmissione del concetto di mistero, l’incisione sulla tavola supera perfino la scultura compiutamente tridimensionale, dal momento che questa pretende di rivelare “tutto” l’oggetto (regalando all’osservatore l’illusoria possibilità di cogliere tutto l’osservato solo perché può osservarlo girandovi intorno per tutti i 360 gradi consentiti dalla nostra esigua “dimensione”!) e non concede spazio di emersione alla porzione nascosta davvero sussistente dentro di esso, impedendo perfino di immaginarla, di presupporne ed evidenziarne l’esistenza.
Mi sono chiesto più volte se si potesse optare per un supporto diverso dal legno per la realizzazione della Collezione: pietra lavica, marmo, plexiglass… Scartato quest’ultimo, in anacronismo troppo dissonante con l’«ambientazione» delle opere, quale altro materiale evocava il calore della lava e svelava, insieme, morbide venature simili a quelle del marmo? quale, in aggiunta, vantava una naturale vitalità biologica, se non il legno? quale si prestava meglio a richiamare oggetti che compaiono frequentemente nella lettura della Bibbia (l’albe-ro, l’arca di Noè e quella dell’Alleanza, gli stipiti delle porte, l’arco, i carri, la mangiatoia, la falegnameria, la barca, l’ovile, il bastone, i sandali, la croce…)? Il legno l’unica risposta.
Presa la decisione, ho provveduto a digitalizzare i miei disegni a filo chiuso e li ho fatti incidere (da personale tecnico, con una CNC, macchina a controllo numerico) su diciassette tavole lignee di faggio (delle dimensioni di cm 20 x 30 x 2).
Infine ho personalmente rifinito, colorato (con colore nero acrilico extrafine permanente) e sottoposto a procedimento conservativo (con apposita vernice) tutte le tavole.
Ecco i titoli delle diciassette tavole che compongono la Collezione Piccoli canti: Ai piedi della croce, Il vasaio, Peccato originale, L’arca di Noè, Torre di Babele, Viandante, Il roveto ardente, Mosè scende dal Sinai, Sacrificio biblico, Giuditta e Oloferne, Albero e ruscello, Il dono della terra, La Parola, Il Santo Annuncio, Gesù guarisce gl’infermi, Gesù pastore, Il Volto di Gesù.
Terza “stazione” verso la Croce : il Trittico dell’Alleanza
Con la pubblicazione del volume Il Libro dell’Alleanza, contenente i versi dei Piccoli canti dell’Alleanza, e una volta realizzata la Collezione Piccoli Canti (splendidamente riuscita!) credevo di aver concluso l’intera “operazione”… e invece, no!
Mi sono accorto che mancavano tre tasselli direttamente ed inequivocabilmente collegati con il concetto centrale della Bibbia, quello che mi ero affannato a sottolineare: l’alleanza tra l’uomo e Dio!
Così il “Progetto Alleanza” dentro me si rifiutava di dichiararsi completo: reclamava il suo vero “cuore”! Alle diciassette tavole precedenti (i cui titoli sono elencati in fondo alla precedente pagina Piccoli canti dell’Alleanza) ho dovuto aggiungere altre tre tavole, identiche nelle dimensioni e nei procedimenti di realizzazione: La Santissima Trinità, La Risurrezione, L’Eucaristia.
Quarta ed ultima “stazione”: la Croce dell’Alleanza
La Collezione Piccoli Canti e il Trittico dell’Alleanza sono – come si è appena detto – costituiti da venti tavole perfettamente omogenee: il legno, le dimensioni, il tema delle immagini, la tecnica di disegno a filo chiuso, il colore nero utilizzato e la vernice… tutto esattamente e volutamente identico! L’unica differenza (che non è comunque intrinseca nelle tavole ma consistente solo nella loro “collocazione”) è data dal fatto che i disegni-matrice delle prime diciassette tavole sono stati riprodotti in appendice de Il Libro dell’Alleanza con “poesia” a fronte, mentre le altre tre, nate dopo la pubblicazione del volume, sono rimaste “fuori” da quest’ultimo e prive di “versi d’accompagnamento”.
Mi sono chiesto più volte: perché “ho dimenticato” di produrre queste tre insieme alle precedenti?… e perché “mi sono ricordato” di queste – le più importanti, le essenziali – subito dopo aver dato alle stampe il libro? Non troverò mai la risposta a questa clamorosa svista però oggi la scopro davvero provvidenziale. Se le venti tavole fossero state gemelle, tutte figlie dello stesso parto, il progetto si sarebbe concluso con la distribuzione del volume; adesso, invece, le sorelle reclamano di riunirsi, giungendo a quest’ultima “stazione”: la realizzazione finale (ed imprevista) di tutto il progetto, il coronamento di tredici anni di lavoro (se consideriamo il 2005, anno in cui cominciai a studiare – in modo organico, seppure da autodidatta – la Bibbia, come il momento di partenza di quel viaggio per niente programmato che solo ora percepisco come Progetto… un progetto di cui io stesso, autore, ero ignaro. Qui si evidenzia una contraddizione sostanziale: l’autore non può essere ignaro del proprio progetto… è lo strumento che non conosce il fine per cui l’Autore lo sta utilizzando.
Chiunque produce un’opera con sincero spirito di servizio e fede caritatevole, deve lasciare che la propria vanità si dissolva totalmente e nel suo animo decanti tutta l’umile religiosità di cui è capace. Allora questi non cercherà di perseguire un successo personale o un vantaggio egoistico, ma si consacrerà tutto alla ricerca – appassionata e sincera – della via migliore per divulgare il suo messaggio, volto soltanto a rendere gloria a Dio.
Ecco come, osservando le tavole, mi sono sentito ispirato a realizzare il loro ricongiungimento. Quello che presento qui sotto è solo un primo abbozzo dell’installazione, un’idea vaga ed incompleta di ciò che il Signore vorrà che sia o che non sia.
Così potrebbe presentarsi l'installazione completa (alta circa tre metri e larga circa due).
L’installazione necessita di un tratto di parete (possibilmente all'interno di una "Cappella dell'Alleanza") largo m 2 ed alto m 3 a partire dal pavimento.
Le venti tavole di faggio (delle dimensioni di cm 20 x 30 – alcune disposte verticalmente, altre orizzontalmente) saranno appese a undici fili agganciati ad un listello metallico di circa due metri fissato orizzontalmente alla parete ad un’altezza di tre metri dal suolo.
Le tavole saranno agganciate ai fili in modo da formare una croce (si veda la figura del progetto qui allegata); la disposizione delle singole raffigurazioni è stata accuratamente studiata, al fine da risultare teologicamente significativa.
Successivamente verrà apposto un pannello di plexiglass trasparente a bordi lucidi (delle dimensioni di m 2 x 3), mediante fissaggio alla parete con una decina di appositi distanziatori di cm 5, non solo a protezione dell’installazione, ma soprattutto a suo completamento; infatti, nei due angoli in basso (ma interrotto al centro in modo da non coprire la vista della croce), vi sarà dipinto un arcobaleno (traccia disegnata a filo chiuso, ma con i colori sfumati all’interno) che congiungerà la terra con una nube, realizzata con la lana bianca grezza (appena tosata e lavata) di un agnello, spruzzata con alcune piccole macchie di vernice rosso sangue e attaccata alla parete (a destra della tavola L’Eucaristia) mediante mastice trasparente (tipo Loctite®).
Una bozza vagamente rappresentativa dell’installazione fin qui descritta è raffigurata sopra la presente descrizione (le tavole sono state volutamente riprodotte a bassa risoluzione).
La superficie della parete corrispondente al pannello si potrebbe dipingere (a pennellate solo orizzontali) d’un celeste cielo di intensità non uniforme in modo che risulti di tonalità variegata e che sfumi, verso la parte bassa, verso tinte più "sabbiose, terrene, desertiche" (proprio come lo sfondo di tutto questo blocco grafico); in alternativa, anziché dipingere la parete, si potrebbe drappeggiare come sfondo della Croce un telo similmente dipinto.
Chi l’alma e gli occhi innalza
Rivolti al cosmo arcano
Oltre quel ciel lontano
Col cuore che sobbalza
E dolcemente prega
Dio ch’è suo Alleato,
Egli sarà ascoltato:
La Carità non nega,
L’Amor tutto concede
A chi certo s’affida,
Lo Spirito che grida,
La mente sua che chiede.
Egli sospira e crede,
Anche di pianto intrisa,
Nonostante indecisa,
Zoppichi la sua fede.
Ah Trinità Beata,
Divina Provvidenza,
In tutta confidenza
Vien la tua prole amata
In lieta processione,
Nutrita di Parola,
Alla Tua santa scuola,
Piena di devozione.
Roveto ardente trova,
Oreb deserto e spoglio,
Vede di Bibbia un foglio,
Vede ciò che gli giova,
Intende quel versetto:
Dottrina, Legge o Amore
Esprime quel sapore
Nel linguaggio diretto.
Zufolo e cetra canta
A chi in Lui sol si vanta!
Pietro Guarnotta