I giacinti non richiedono molte attenzioni dal punto di vista nutrizionale. Dovrebbero essere innaffiati con moderazione, senza lasciarli seccare. Non bisogna mai però bagnare direttamente il bulbo, perché marcisce facilmente.
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Da tanto tempo Apollo, un ingenuo ragazzo di campagna, era innamorato follemente di Giacinto, e non poteva desiderare felicità più grande del condividere una relazione romantica con lui. Zefiro era conosciuto per essere un borghese di città, e nessuno provava simpatia per lui. Era innamorato di Giacinto, e ciò che lo faceva più arrabbiare era che nessuno potesse capire la sua disperazione di un amore non corrisposto. Avrebbe pedinato Apollo e il suo adorato Giacinto, in modo da obbligare Apollo a duellare in nome per amore che provavano per il ragazzo. Apollo di fronte a Giacinto non si sarebbe mai tirato indietro, e avrebbe accettato la sfida. Così per tutta la mattina Zefiro seguì di nascosto i due, e quando trovò il momento migliore per uscire allo scoperto iniziò ad inveire contro il povero Apollo, il quale fu talmente colto di sorpresa che quasi non credette ai propri occhi.
«APOLLO, DUNQUE SEI TU IL MIO RIVALE? SEI TU IL MOTIVO DELLA MIA TANTA SOFFERENZA, DEL MIO STRUGGIMENTO, CAUSATO DALL’INCORRISPOSTO AMORE?». «Io sono Zefiro, il tuo rivale in amore, e per dimostrare il mio sentimento per Giacinto ti sfiderò a duello!» A quell’affermazione Apollo rimase stordito.
«Accetto la sua sfida! Con cosa intende duellare?» chiese Apollo nel modo più virile che riuscisse a trovare. Apollo rimase profondamente offeso, quel giorno aveva fiutato un pericolo, e data la sua iperprotettività nei confronti di Giacinto si era portato la spada da combattimento. Zefiro era particolarmente preparato, e la differenza tra lui e Apollo era visibile.
Ma Apollo era rassicurato dall’amore di Giacinto. Zefiro notò gli sguardi che occasionalmente si rivolgevano i due. Malgrado la situazione, il ragazzo continuava a sforzarsi di capire cosa passasse per la testa di Giacinto. Giacinto sembrava indifferente a tutto ciò che stava accadendo. Ed era proprio così.
Apollo, ormai a terra con la spada di Zefiro che faceva pressione contro la sua, non voleva più combattere.
« Apollo non ti merita.» Disse Zefiro, trionfante. Apollo, che aveva sentito tutto, affaticato dalla battaglia persa, si recò da Zefiro. «Giacinto è una persona a sé, non una scusa per combattere, per sfogare la nostra rabbia.» Apollo gli strinse le mani e lo guardò con occhi comprensivi.
Zefiro aveva portato dei semi di giacinto nella tasca della giacca, pensando di piantarne uno al termine del combattimento, e lo fece vedere ad Apollo, che propose di piantarlo nel giardino del parco dove si erano battuti, come simbolo della fedeltà che i due ragazzi si erano giurati, dopo la loro comune perdita. Crebbe un bellissimo fiore, che tutti i giorni Zefiro ed Apollo andavano ad innaffiare, e che ancora oggi la classe 2G innaffia con amore.
ORA SI PRENDE CURA DI ME LA CLASSE 2^G del Liceo Artistico e sono straordinaria.