Dylath Leen (di Nicola Genzianella, Dampyr 231)
Dylath Leen, la nera città dalle torri di basalto, porto del vortice del Multiverso, dove approdano i Vascelli Neri delle Due Lune, con la loro ciurma di demoniaci abitanti di Leng per approvvigionare schiavi, è un mondo intermedio.
A parlarne per primo fu lo scrittore americano H. P. Lovecraft ("La ricerca onirica del misterioso Kadath", 1943), che nei suoi racconti narrava di aver ricevuto messaggi in sogno da questa enigmatica dimensione, che lui chiamava Dream World. Secondo Lovecraft, per accedervi è necessario scendere i settanta gradini del dormiveglia e i settecento del sonno profondo — dettagli forse frutto di fantasia.
Dylath-Leen è una vasta città dell’Ovest, situata alla foce del fiume Skai, non lontano dal Mare del Sud. Costruita quasi interamente in basalto, è celebre per le sue torri angolari sottili che si innalzano vertiginose verso il cielo. Le sue strade, strette e oscure, sono rese ancor più inospitali da una perenne foschia di fumo, che solo i forti venti marini riescono talvolta a dissipare.
Si dice che la città sia governata da un misterioso Principe, il quale mantiene il controllo attraverso una rete di spie conosciute come gli Occhi, una sorta di polizia segreta. La reputazione di Dylath-Leen è sinistra: si mormora che sia rifugio di criminali, assassini e mercanti senza scrupoli, attratti dalle sue promesse di potere e perdizione
Dylath-Leen è raggiungibile dalla città di Ulthar, ma il viaggio non è privo di pericoli.
Navigare lungo il fiume Skai, che collega direttamente le due città, sarebbe teoricamente l’opzione più rapida. Tuttavia, è fortemente sconsigliata: i marinai delle Due Lune pattugliano quel tratto con spietata ferocia, rendendolo estremamente pericoloso per chiunque osi avventurarsi nelle acque.
Un'alternativa più sicura, seppur lunga e faticosa, è unirsi a una delle carovane mercantili che attraversano regolarmente la Grande Pianura. Il viaggio dura sei giorni e comporta l’attraversamento di terre diverse e suggestive: dalle fertili e pacifiche pianure si passa al Deserto dei Sogni Interrotti, per poi affrontare l’ombra inquietante della Foresta degli Incubi Neri, le malsane e vischiose Paludi dei Ghoul, fino a raggiungere le alture ventose che segnano il confine del deserto e l’avvicinarsi della meta.
Il quartiere portuale è la zona più pericolosa di Dylath-Leen. Gli abitanti umani vi si avventurano di rado, preferendo evitarlo del tutto. L’area è di fatto riservata ai marinai delle Galee Nere, figure sinistre che commerciano in pietre preziose e droghe, ottenendole in cambio di schiavi.
Si mormora che nelle stive delle loro navi siano imprigionati rematori uomini-pesce, strappati agli abissi più oscuri, costretti a servire sotto minaccia e incantesimi dimenticati.
Dylath Leen viene visitato in Dampyr 231 e nuovamente in Dampyr 235 come meta per raggiungere Carcosa.