Leonarda, la Servina e lo zoppo (di Stefano Andreucci, Dampyr 63)
Leonarda fu un’assassina attiva nel borgo di Valle Torbida, in Italia, intorno agli anni Quaranta, nonché veneratrice del culto del demone oscuro conosciuto come Nazikian.
Viveva nascosta tra le montagne che circondavano Valle Torbida e solo occasionalmente scendeva in paese, dove si diceva che le sue erbe fossero in grado di guarire ogni male. Era alta più di due metri, vestita di stracci, e incuteva timore a grandi e bambini con le sue enormi mani e il suo orribile sorriso. Ben presto iniziarono a circolare voci inquietanti sul suo conto, tra cui quella secondo cui divorasse i gatti. In seguito cominciò a frequentare un oscuro culto insieme ai maghi delle montagne, per poi scomparire per oltre un anno.
Quando fece ritorno, era accompagnata da due strani personaggi: una ragazzina che venne presto soprannominata “la Servina” e un uomo adulto dall’aspetto di un becchino, Gualtiero, detto da tutti “lo Zoppo”.
Gualtiero aprì una filanda assumendo le donne del paese, mentre Leonarda ne amministrava l’attività. In quel periodo infuriava la guerra e a Valle Torbida erano rimaste quasi soltanto donne e bambini. Poco dopo iniziarono gli incidenti, alcuni dei quali mortali, seguiti da una misteriosa morìa di bambini: quattro morirono nel giro di due mesi e le loro tombe furono profanate.
Gli abitanti cominciarono a sospettare di Leonarda, della Servina e dello Zoppo, fino a quando un gruppo di partigiani decise di tornare al paese per porre fine alla vicenda. Entrati nell’abitazione di Leonarda, trovarono Gualtiero disperato. Leonarda giaceva morta al piano superiore, mentre il bambino che portava in grembo, generato dall’Oscuro Signore, era scomparso insieme alla Servina. Gualtiero, invece, venne giustiziato.
La storia di Leonarda ed il destino di suo figlio, Livio, sono raccontate in Dampyr 63.