Esiste uno spazio, una certa esitazione dietro parole scritte o pronunciate, un vuoto che si crea quasi per lasciare al tempo il modo di imprimersi su un foglio. Questa è la sensazione che ho provato tante volte nello scrivere, ma è forse più raro e sicuramente di maggior valore, quando similmente la si percepisce leggendo.
Da sempre l’uomo ha trovato conforto nei racconti di epoche passate, una strana tendenza a rifugiarsi in un passato sicuramente esistito, ma non vissuto. Così si inizia a desiderare ingenuamente un mondo diverso, un mondo che non esiste più e che, in realtà, non si è mai conosciuto. Credo sia stata questa stessa inclinazione che mi ha portato a leggere Orgoglio e Pregiudizio, un libro che ho amato dall’inizio alla fine e che ha costruito un piccolo mondo nella mia quotidianità, una sorta di locus amoenus in cui rifugiarmi.
Orgoglio e pregiudizio è il più celebre dei romanzi di Jane Austen, pubblicato nel 1813, e ambientato in Inghilterra durante la Regency Era. Narra la storia d’amore tra Elizabeth Bennet e Mr Darcy, i quali, inizialmente ostili l’uno all’altra, riescono in seguito ad abbattere i limiti dell’orgoglio e del pregiudizio, per poi scoprire una realtà diametralmente opposta da quella iniziale. Sebbene consideri questo romanzo una delle storie d’amore più belle mai scritte, è bene precisare che l’intento reale dell’autrice era proporre, seppur non in maniera esplicita, una critica alla società patriarcale del suo tempo, dove la vita sociale e le possibilità delle donne erano fortemente condizionatea dal matrimonio e dallo status. Quella componente di pregiudizio la si trova in scala più estesa, intrinseca e radicata nella società, dove giudicare le persone in base al loro rango e alla loro ricchezza era la normalità. In questo scenario i protagonisti del romanzo rappresentano coloro che sanno opporsi, rompendo questo sistema fortemente basato sulle apparenze e in cui i sentimenti difficilmente trovano spazio. L’amore, allora, si rivela una forza estranea ad ogni contesto storico e culturale, una forza inarrestabile che guarisce la ferita di una società malata di apparenze e di preconcetti irremovibili.
L’eleganza con cui scrive Jane Austen pervade il romanzo di un’atmosfera speciale, che lo rende confortevole e, al tempo stesso, eterno. Forse è per questo che, ancora oggi, mi rifugio tra le sue pagine: lì ritrovo il conforto e il potere della letteratura, in grado di trasformare un mondo lontano in un luogo eterno, capace di farci sentire a casa.
Scritto da Beatrice Della Rosa