La 3^SP (a.s. 2024/25) ha voluto rendere omaggio alla figura che dà il nome alla nostra scuola con questi due contributi. Per chi non lo conosce ancora e per chi, ancora oggi, lo vuole ricordare.
La 3^SP (a.s. 2024/25) ha voluto rendere omaggio alla figura che dà il nome alla nostra scuola con questi due contributi. Per chi non lo conosce ancora e per chi, ancora oggi, lo vuole ricordare.
L’Istituto David Maria Turoldo assunse l’attuale nome a partire dal 2000 quando fu realizzata l’unificazione di tutti gli indirizzi presenti nell’attuale sede. L’istituto, quindi, ispirandosi ai valori del poeta, che ha sempre dimostrato solidarietà con i più deboli, si prefigge un duplice obiettivo educativo: un’efficace formazione della mente e una profonda e significativa educazione del cuore, ovvero della persona.
Il nome di Turoldo è legato alla Valle Brembana perché, nel 1947, egli vinse il premio San Pellegrino, un prestigioso concorso nazionale di poesia, e negli anni successivi fece parte della giuria tecnica del Premio. La poesia di Turoldo ha uno stile semplice ed essenziale ed è ricca di immagini bibliche e di riferimenti alla natura. Le sue sono parole di preghiera e grida, lode e critica contro tutte le ingiustizie. Turoldo credeva infatti che la Chiesa dovesse essere immersa nelle contraddizioni del mondo per portare speranza e trasformazione. La sua poesia esprime quindi unità tra spiritualità e impegno civile perché, secondo lui, "la fede è come il vento: non la vedi, ma ne vedi gli effetti".
La sua produzione poetica è molto vasta e costituita da numerose raccolte, tra cui O sensi miei, Canti ultimi e Mie notti con Qohélet, e anche drammi religiosi, come Il dramma è Dio e Il fuoco di Elia profeta.
Turoldo si occupò di poesia per tutta la vita: nelle poesie della sua giovinezza prevalgono i temi esistenziali, mentre nella maturità scrisse poesie per denunciare quelle che secondo lui erano ingiustizie della Chiesa o della società. Infine, nell’ultima parte della sua vita, contraddistinta da una grave malattia, disse di dover andare “all’essenziale” e si concentrò su quelli che definiva i “temi ultimi”, che per lui erano Dio, il dolore e la morte.
Una delle poesie più rappresentative dell’ultima fase della produzione poetica di Turoldo è O infinito silenzio, in cui il poeta celebra Dio attraverso i suoi versi. In questa poesia il tema principale è la ricerca dell'Eterno, che fa capire all’uomo contemporaneo quanto sia fragile e precaria la sua condizione. Allo stesso tempo, la poesia valorizza ciò che di grande c'è dentro ogni persona. Turoldo esprime il dispiacere per l'incapacità delle parole di catturare la vera essenza della Parola divina. L’idea di un "silenzio infinito" simboleggia il linguaggio umano, che non riesce a esprimere pienamente il mistero divino. Il silenzio è, però, anche il luogo in cui cercare risposte alle domande fondamentali sulla vita e sulla morte.
Turoldo non nomina mai direttamente il destinatario della sua poesia, ma si rivolge a Dio definendone le sue qualità, come per esempio “gioia infinita” (v. 4), “paurosa vertigine” (v. 8), “inaccessibile luce (v. 13) e “infinito silenzio” (v. 16). Il poeta vorrebbe cantare la parola divina, ma la parola poetica è soltanto una debole eco dell’Eterno.
O Infinito silenzio
Signore, per Te solo io canto,
onde ascendere lassù
dove solo Tu sei,
gioia infinita.
In gioia si muta il mio pianto
quando incomincio a invocarTi
e solo di Te godo,
paurosa vertigine.
Io sono la Tua ombra,
sono il profondo disordine
e la mia mente è l’oscura lucciola
nell’alto buio,
che cerca di Te, l’inaccessibile Luce;
di Te si affanna questo cuore
conchiglia ripiena della Tua Eco,
o infinito Silenzio.
(da O sensi miei)
David Maria Turoldo, nato con il nome di Giuseppe Turoldo nel 1916 a Coderno nel Friuli Venezia-Giulia, è stato un presbitero, poeta e intellettuale italiano, figura di spicco dell’opposizione cattolica al nazifascismo. Fin da giovane entrò nell'ordine dei Servi di Maria, ma la sua vocazione lo portò ben presto ad impegnarsi attivamente nella società, diventando un punto di riferimento per il rinnovamento culturale e religioso. Laureato in filosofia, fu fondatore e animatore della "Corsia dei Servi" a Milano, un centro culturale di grande attività che, nel 1957, attirò l’attenzione del Sant'Uffizio, portando al suo allontanamento dalla città. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Fontanella, frazione di Sotto il Monte, continuando a testimoniare ciò che aveva fatto in vita fino alla morte, avvenuta nel 1992. Il funerale venne celebrato dal cardinale Carlo Maria Martini che lo elogiò parlando di lui come “poeta, profeta e disturbatore delle coscienze, uomo di fede, uomo di Dio, amico di tutti gli uomini.”
Turoldo è stato un pensatore e poeta che ha incarnato una profonda sintesi tra fede, impegno civile e poesia, come emerge dai testi "L'Uomo" e "Storie di testimoni, sfide di pace". Il suo pensiero ruotava attorno all’idea che la fede non può essere disgiunta dall’azione nel mondo, ma deve essere testimonianza concreta di giustizia, libertà e pace. Durante l’occupazione nazista, Turoldo si impegnò attivamente nella Resistenza, contribuendo al giornale clandestino "L'Uomo". Questo periodico non era solo uno strumento di opposizione al fascismo, ma il manifesto di un’idea di umanità fondata sulla dignità e sulla libertà. Attraverso le sue parole, Turoldo trasformò la fede in un atto politico e spirituale, con l'intento di chiamare i lettori a resistere non solo contro un regime, ma contro ogni forma di oppressione, che distrugge la dignità dell’uomo. Antonio Rosmini, riprendendo le parole scritte nel giornale "L'Uomo", scrisse che “la libertà non è un dono, ma una conquista, e ogni generazione deve lottare per mantenerla". La scrittura di Turoldo, incisiva e poetica, rivela una profonda convinzione: la lotta per la libertà è parte fondamentale per la crescita della vocazione cristiana. Nel testo "Storie di testimoni, sfide di pace", Turoldo emerge come un testimone del Novecento, capace di leggere le sfide del suo tempo con lucidità e profezia. Per lui la pace non era un sogno irraggiungibile, ma qualcosa che si costruisce ogni giorno con gesti concreti e attraverso il dialogo. La sua poesia e i suoi scritti riflettono questa tensione: la pace non è assenza di conflitto, ma lotta per la giustizia, per la dignità degli ultimi, per la fraternità universale. Turoldo vedeva nella Resistenza un’esperienza significativa: non solo una battaglia politica, ma una lotta spirituale per affermare i valori del Vangelo nella storia. Questo suo impegno di riforma morale e civile continuò anche nel dopoguerra: tentò ancora una volta di imprimere un rinnovamento nella società italiana e nella Chiesa.
Il pensiero di Turoldo si può riassumere in un’idea: la fede non può essere separata dalla vita concreta. Per lui, credere significava agire, lottare, testimoniare. Nella vita di Turoldo sono quattro gli elementi che emergono significativamente: Bibbia, liturgia, giustizia e pace. La sua vita è stata una sintesi tra preghiera e azione, tra poesia e impegno, tra cielo e terra, lasciandoci un messaggio ancora oggi attuale e urgente.