Lo Yoga è una disciplina olistica nata in India circa 10000 anni fa; Gli scritti antichi narrano che lo Yoga fu donato dal dio Shiva all’uomo come mezzo per raggiungere l’illuminazione.
Gli Yoga Suthra redatti da colui che è stato definito uno dei “padri” dello Yoga, il Maestro Siddha Pantajali, il quale attingendo dalla tradizione e dagli sntichi scritti, ha riassunto le regole per raggiungere l’illuminazione.
Che cos’è lo Yoga?
La parola Yoga significa unione, l’unione col tutto definito anche Divino.
Lo Yoga è un mezzo molto potente, può essere utilizzato attraverso Asana e Pranayama per il benessere fisico; tuttavia, se diventa uno stile di vita può essere molto di più e aiutarci a vivere meglio e guidarci verso l’illuminazione.
Anche se lo Yoga è nato come disciplina e stile di vita fortemente legato all'Induismo, lo si può perseguire a prescindere dal credo religioso perché si tratta di spiritualità, non di religione.
Lo Yoga che tramandiamo nei nostri corsi è definito Raja Yoga: il percorso che mira al controllo della mente e alla realizzazione del Sé attraverso la meditazione e la disciplina mentale.
È il sentiero che porta alla padronanza interiore, considerato "regale" perché governa la mente, il "re" di tutti i sensi.
Ogni lezione prevede:
Illustrazione della filosofia Yogica e degli otto stadi dello Yoga
Studio a pratica delle Asana
Pratica con tecniche di Pranayama e concentrazione
Meditazione e rilassamento guidato
Lunedì dalle 18:30 alle 19:45 - dalle 20:00 alle 21:15
Mercoledì dalle 13:00 alle 14:00 - dalle 20:00 alle 21:15
I precetti fondamentali dello Yoga sono 8 e si suddividono in:
1. Yama – Precetti morali universali o astensioni
Gli Yama rappresentano il primo degli 8 passi dello Yoga.
Si tratta di una serie di 5 precetti morali universali definiti anche “astensioni”.
Sono principi etici o valori davvero utili da scegliere come guide nella gestione delle relazioni con gli altri e con tutto ciò che ti circonda.
1. Ahimsa – Non violenza, gentilezza, compassione
2. Satya – Verità, onestà, autenticità
3. Asteya – Non rubare, non appropriazione
4. Brahmacharya – Moderazione, continenza, autodisciplina
5. Aparigraha – Non accumulo, non attaccamento
2. Niyama – Prescrizioni o osservanze personali
In questo caso il concetto di Niyama comprende 5 prescrizioni o osservanze personali che descrivono il modo in cui relazionarci con noi stessi.
I Niyama sono considerati dei valori che riguardano la nostra interiorità, la nostra parte più profonda e autentica, in una prospettiva di crescita spirituale.
1. Saucha – Pulizia, purezza
2. Santosha – Contentezza, appagamento, soddisfazione
3. Tapas – Disciplina, ardore, forza
4. Svadhyaya – Studio delle sacre scritture, conoscenza e consapevolezza di Sé
5. Ishvara Pranidhana – Arrendersi al Divino, abbandonarsi ad un Essere Supremo
3. Asana – Posture del corpo
Secondo le scritture antiche Asana è una sola, la posizione stabile e comoda che ci permetta di praticare gli stadi successivi. Tuttavia, ad oggi, tra il fisco poco allenato e la mente instabile, non siamo in grado di raggiungere tale stabilità. Per questo motivo nel corso dei millenni sono state sviluppate le asana di vari stili, utili a sviluppare una struttura fisica sana. Le asana agiscono anche sugli organi interni e possono essere utilizzate come coadiuvante della medicina.
4. Pranayama – Tecniche di respirazione per il controllo ed espansione del Prana
La parola Pranayama si riferisce al controllo della respirazione e del flusso vitale. Il termine sanscrito è composto infatti da “Prana” (che significa “energia vitale” o “soffio vitale”) e “Ayama” (che può essere tradotto come “espansione” o “allungamento”).
In pratica si tratta di applicare nelle asana delle tecniche respiratorie utili a calmare i sensi.
5. Pratyahara – Ritrazione dei sensi dagli oggetti
Definito come il “ritiro dei sensi” dal mondo esterno, è il quinto passo o “stadio”.
Praticare correttamente Pratyahara significa astrarsi dal mondo attraverso la ritrazione dei sensi dagli oggetti. Si tratta di una sorta di isolamento sensoriale che ci consente di raggiungere una conoscenza più alta che deriva dalla nostra coscienza.
In altre parole, attraverso la pratica di Pratyahara, vista, udito, olfatto, tatto e gusto non vengono più rivolti verso gli oggetti e il mondo esteriore, ma vengono diretti verso quel mondo sconfinato che è dentro ciascuno di noi.
6. Dharana – Concentrazione
Il concetto di Dharana può essere tradotto come Concentrazione.
Siamo di fronte a quello stadio che precede la Meditazione e che viene correttamente preparato grazie al ritiro dei sensi verso l’interno.
Dharana ci insegna a focalizzare la nostra attenzione su un unico oggetto o scopo, a fissare la coscienza su qualcosa di specifico.
In poche parole, ci invita a portare l’attenzione totalmente su qualcosa fino a divenirne un tutt’uno.
In questo modo aiutiamo la nostra mente a disciplinarsi rispetto al suo abituale funzionamento nel quale, come una scimmia, tende a saltare da un pensiero all’altro.
Questa abilità di grande Concentrazione può essere esercitata in vari modi, ad esempio:
Fissare un oggetto
Concentrarsi ad occhi chiusi verso un punto luminoso
Recitazione di Mantra
7. Dhyana – Meditazione
Dhyana può essere tradotto come lo Stato di Meditazione o di contemplazione profonda caratterizzata da una coerente lucidità.
Alla luce di quanto visto finora potremmo considerare la Meditazione come uno Stato di Concentrazione molto più avanzato e stabile.
Infatti, nella Meditazione si mantiene interiormente la rappresentazione mentale dell’oggetto su cui si era fissato il Dharana.
In altre parole, la Meditazione può essere definita come Concentrazione che diviene operazione continuativa.
Tuttavia, è possibile giungere alla vera Meditazione solo quando la concentrazione su di un punto diventa uno Stato Naturale, un punto di attenzione e presenza che non richiede alcun tipo di sforzo o concentrazione.
Infatti, la “Meditazione Accade”…
8. Samadhi – Congiunzione con l’oggetto della Meditazione o Unione con il Divino
Samadhi rappresenta lo stadio glorioso e finale dello Yoga che si ottiene attraverso la congiunzione con l’oggetto della Meditazione per arrivare all’Unione con il Divino.
Questa è la tappa conclusiva del Percorso che può essere definita anche come Estasi, Liberazione o Illuminazione.
Dunque, è in questa fase che lo Yogi raggiunge la perfetta conoscenza della Verità suprema nella quale non esistono più distinzioni ma si sperimenta lo Stato dell’Essere come parte del Tutto, la Perfetta Unione tra il Sé individuale e il Sé Universale.
Samadhi rappresenta dunque la Connessione con il Divino e con tutto ciò che è manifesto ed immanifesto.