Sono molteplici i grandi maestri che hanno ispirato il nostro cammino e che tutt’ora lo illuminano, alcuni di essi sono:
Bellur Krishnamachar Sundararaja Iyengar, noto come B.K.S. Iyengar, nacque il 14 dicembre 1918 a Bellur, nel sud dell’India. Cresciuto in una famiglia povera e colpito da diverse malattie durante l’infanzia, si avvicinò allo yoga nel 1934 grazie al cognato Sri T. Krishnamacharya, uno dei più grandi maestri del Novecento.
Negli anni successivi, la sua dedizione e la sua profonda comprensione della disciplina lo portarono a sviluppare un metodo preciso e accessibile a tutti, basato sull’allineamento, sull’uso dei supporti e sull’introspezione attraverso il corpo. Negli anni ’40 iniziò a farsi conoscere come insegnante e terapeuta, e nel 1952 raggiunse la fama internazionale grazie all'incontro con il violinista Yehudi Menuhin, che contribuì a far conoscere il suo lavoro in Occidente.
Il suo approccio, oggi noto come Metodo Iyengar, è praticato in tutto il mondo e continua a essere insegnato presso il Ramamani Iyengar Memorial Yoga Institute di Pune, fondato in memoria della moglie.
Iyengar è scomparso il 20 agosto 2014, lasciando un’eredità profonda e duratura nel mondo dello yoga.
Paramahansa Yogananda nacque in un’agiata famiglia del Bengala e fin da giovane manifestò una profonda inclinazione spirituale. Nel 1910 divenne discepolo di Swami Sri Yukteswar Giri, seguendo così la linea del Kriyā Yoga trasmessa da Lahiri Mahasaya e Mahavatar Babaji.
Nel 1915 fu iniziato all’ordine monastico ricevendo il nome di Swami Yogananda, che significa “beatitudine attraverso lo yoga”. Due anni dopo fondò la Yogoda Satsanga Society of India e una scuola spirituale a Ranchi.
Nel 1920 giunse negli Stati Uniti come delegato al "Congresso dei Religiosi Liberali" a Boston. In quello stesso anno fondò la Self-Realization Fellowship (SRF), con l’obiettivo di diffondere nel mondo la scienza spirituale del Kriyā Yoga.
Per oltre trent’anni, Yogananda visse e insegnò in America, unendo gli insegnamenti vedici e il Kriyā Yoga con i principi universali del Cristianesimo, citando spesso figure come Gesù e San Francesco d’Assisi nei suoi discorsi. Iniziò migliaia di persone alla pratica e alla disciplina interiore del Kriyā Yoga.
Tra il 1935 e il 1936, compì un lungo viaggio tra l’Europa e l’India, incontrando personalità come Teresa Neumann, Rabindranath Tagore e il Mahatma Gandhi, che gli chiese personalmente l’iniziazione al Kriyā Yoga. Durante questo periodo ricevette anche il titolo di Paramahansa, “Cigno Supremo”, simbolo di realizzazione spirituale.
Yogananda lasciò il corpo il 7 marzo 1952 a Los Angeles, subito dopo aver tenuto un discorso pubblico. I suoi discepoli riconoscono in quel momento il mahasamadhi, l’unione cosciente e definitiva con il Divino.
La sua opera più nota, “Autobiografia di uno Yogi”, resta una guida spirituale intramontabile, capace ancora oggi di ispirare e trasformare la vita di milioni di persone in tutto il mondo.
La vita di Sai Baba di Shirdi è avvolta nel mistero. Non si conoscono con certezza le sue origini, ma fece la sua prima comparsa nel villaggio di Shirdi (India) intorno al 1854, all’età apparente di 16 anni. Dopo una breve scomparsa, tornò stabilmente nel 1858, vivendo lì fino alla sua morte nel 1918.
Venerato sia dagli induisti che dai musulmani, è considerato un’incarnazione dell’Amore Divino e un maestro spirituale universale. Visse in una semplice moschea, dove mantenne un fuoco sacro (dhuni), da cui traeva ceneri (udhi) che donava come benedizione e cura. Sebbene ricevesse grandi donazioni, visse sempre con umiltà e nella povertà più assoluta, distribuendo tutto ai bisognosi.
Non apparteneva a nessuna religione, ma abbracciava tutte le fedi: partecipava a riti induisti e musulmani, si dichiarava contemporaneamente fakir e bramino, e riconosceva un solo Dio in ogni forma.
Il suo insegnamento era diretto e profondo: amore, servizio, compassione e totale abbandono a Dio. Attraverso la Bhakti, la via della devozione, indicava il cammino verso la realizzazione del Sé. Sai Baba non parlava tanto con le parole, quanto con l’esempio della sua vita.
Oggi, il suo messaggio è più attuale che mai: vedere Dio in tutto, amare tutti e servire con il cuore puro.