La direzione artistica di Sara Freschi accompagna il progetto come un filo guida: garantisce coerenza, armonia tra le parti e una supervisione attenta, così che ogni contributo trovi il proprio posto nella storia comune che l’opera racconta.
I risultati attesi vanno oltre la creazione dell’opera tessile: Trame Itineranti mira a rafforzare legami, generare benessere e diffondere le buone pratiche delle arti tessili. Eventuali premi saranno reinvestiti in nuove attività e laboratori, per continuare a far crescere il progetto.
In questo viaggio condiviso, l’arte del tessere diventa un linguaggio di inclusione e connessione, un filo che unisce persone e luoghi in una trama collettiva.
Nel piccolo laboratorio di Anffas Luino ha preso vita il telaio destinato al progetto Trame itineranti: un’opera interamente realizzata a mano dai ragazzi del laboratorio di falegnameria, guidati da Giuseppe Ingenito.
Ogni pezzo è stato tagliato e lavorato con cura, portando con sé storie di sfide superate e traguardi conquistati. La struttura è realizzata in legno di faggio, scelto per la sua solidità e per le venature uniche nate dalla fatica della pianta nel crescere, mentre pettorale, poggiafili e pomelli sono stati costruiti in mogano. Gli ingranaggi e le incisioni laser sono opera di Sara e Sabrina, due ragazze del centro che da tempo gestiscono in autonomia le lavorazioni, mentre i moduli per il pettine sono stati gentilmente donati da Giorgio Sabatini (GS Looms).
“È stata una grandissima emozione concentrare le energie e gli sforzi di tutti in un obiettivo così bello.
Non disponiamo di grandi attrezzature, ma ogni pezzo porta con sé la storia di una piccola vittoria. Festeggiare attorno al nostro telaio finito è stata la dimostrazione concreta di quanto sia possibile raggiungere grandi risultati unendo le capacità e gli sforzi di tutti.”
— Giuseppe Ingenito
L’intero processo è stato guidato con attenzione, ma lasciando ai ragazzi la libertà di completare ogni fase in autonomia, affinché il risultato finale fosse una vera espressione delle loro capacità e abilità.
“Ho voluto usare quel legno di faggio per la sua particolarità: i nodi raccontano la fatica della pianta, ma anche la sua forza nel superare gli ostacoli. Da quella tensione nascono venature e colori unici — proprio come la bellezza che può emergere dalle nostre vite quando abbiamo il coraggio di affrontare e superare le difficoltà.”
Tra i momenti più emozionanti, la preparazione della scatola del telaio con i nostri auguri di buon viaggio: un gesto semplice ma carico di significato, simbolo di un’avventura condivisa e della gioia di lavorare insieme.
Questo telaio non è solo un oggetto: è una testimonianza viva delle potenzialità dei ragazzi di Anffas, spesso sottovalutate, e della bellezza che nasce dalla collaborazione, dalla pazienza e dal rispetto dei tempi di ciascuno.
“Che il viaggio vi sia lieve, in alto i cuori!”
Con questo augurio, il telaio è partito per il suo percorso, portando con sé la forza, l’impegno e la passione di tutti noi.
Il testo è tratto dalle voci di Valentina Degl'innocenti, Eva Basile, Canacci Lucia
Valentina Racconta:
Il 16 settembre 2025, a Firenze, ho vissuto un’esperienza intensa e concentrata tra rincorsatura, filatura e tessitura.
Ho deciso di filare sul momento un top di lana bianca, lasciando che il filo prendesse forma tra le dita, seguendo la sua naturale elasticità e le sue imperfezioni. Quel filo, appena nato, è poi entrato subito in trama, diventando parte di un tessuto più grande.
Filare richiede calma e presenza. Ti obbliga al qui e ora, senza possibilità di distrarti: ogni movimento, ogni tensione del filo chiede attenzione e ascolto.
Mentre lavoravo, mi sono trovata a pensare a come anche la vita assomigli a questa trama: i percorsi non sono sempre lineari, a volte si riesce, a volte no, ma ciò che conta è continuare a tessere il proprio cammino, passo dopo passo.
Il momento della tessitura è stato anche un tempo di condivisione.
Chiacchierare con Lucia ed Eva mentre creavamo, percepire la leggerezza e la gioia di far parte di un progetto collettivo, ha reso tutto più vivo e autentico. Il filo che avevo appena creato non è rimasto con me: l’ho ceduto a Eva, che ha raccolto il testimone e lo ha intrecciato nel suo lavoro, proseguendo così il percorso iniziato insieme.
Questa esperienza mi ha lasciato un senso profondo di continuità e gratitudine.
La condivisione, il piacere di creare insieme e il rispetto per il lavoro altrui sono stati i veri fili che hanno unito le nostre trame, intrecciando mani, pensieri e sensibilità diverse in un unico tessuto.
“Grazie per aver raccolto il testimone senza abbandonare il mio filo.”
Una parola per riassumere tutto: Condivisione.
Un messaggio per chi verrà dopo: Avanti tutta!
Eva racconta:
Ho partecipato al laboratorio di Trame itineranti, dedicato all’orditura e alla tessitura.
Avevo in mente un mezzo progetto, ma, come spesso accade quando ci si lascia guidare dal filo, ho finito per andare a sentimento.
All’avvio ho deciso di sfruttare il materiale filato da Valentina: quel filo bianco, irregolare e pieno di vita, mi sembrava il punto giusto da cui ripartire. Mi piaceva il contrasto tra il colore e il bianco, tra il filato fine e quello più grosso, un incontro di differenze che trovano armonia nella trama.
Per l’ordito ho scelto due tonalità in contrasto, rosa e verde, parte del kit che avevamo a disposizione: tinte quiete ma piene di carattere. Ho pensato, realizzato e preparato tutto il materiale per l’ordito — la struttura portante del lavoro — e da lì è iniziato il nostro intreccio a più mani.
Durante la lavorazione con Lucia e Valentina, le chiacchiere sono diventate fitte: ci siamo raccontate un’estate intera, ritrovando tra le parole e i fili un ritmo condiviso. C’era anche un senso di responsabilità reciproca, la volontà di rispettare il lavoro di chi sarebbe venuto dopo, e quel piccolo compromesso necessario a far convivere le idee diverse, proprio come i colori dell’ordito.
“Quando abbiamo messo sul tavolo il telaio e lo abbiamo studiato, è iniziata la parte più conviviale: osservare, ragionare, sorridere insieme… e forse qualcuno avrà pensato ‘ma che aveva in testa quella là?’ — ma in fondo, è anche questo il bello del creare insieme.”
Al termine del mio lavoro, ho lasciato due fili liberi, uno rosa e uno verde.
Chi proseguirà potrà tagliarli o accoglierli nella propria trama: due piccole scie di passaggio, come un invito a continuare la storia.
Una parola per racchiudere l’esperienza: Condivisione.
Il mio messaggio per chi verrà dopo: Tenere assieme la capra col cavolo.
Lucia racconta:
Il telaio itinerante è stato un dono inaspettato. Alla riunione del giovedì di Tessere Benessere, Eva mi aveva forzato un po’ la mano proponendomi per fare l’ordito del tessuto che sarebbe stato montato sul Telaio Itinerante; in realtà la forzatura si è rivelata una operazione entusiasmante.
Quando la scatola che conteneva il telaio è arrivata a casa mia e l’ho portata nella stalla/studio dove lavoro, ho sentito che stavo toccando un traguardo: aprire la scatola è stato come aprire un contenitore magico… Prima è volato fuori il profumo del legno, le frasi augurali dei ragazzi del centro Anffas sono arrivate come un saluto pieno di aspettativa e di energia, i colori della lana si
sono mostrati per ultimi ad arricchire l’incontro. Successivamente il l’orditura e tessitura con Eva e Valentina è stata un momento di grande piacere e soddisfazione.
Perché sentivo di aver toccato un traguardo?
Il luogo dove faccio tessitura, una vecchia stalla che amo proprio per queste sue caratteristiche, è sempre stato il posto mio per eccellenza, condivido lo spazio con marmellate, miele, oli essenziali ed erbe selvatiche, tutte cose che richiamano a ciò che è la nostra famiglia. Quindi è un luogo intimo, aperto all’accoglienza ma che prevalentemente vede solo me aprire il l’immaginaria porta del mio mondo tessile. Questo non significa separatezza o solitudine, è una sorta di immersione in una manualità quasi rituale che ha momenti specifici: sentire la giusta tensione dell’ordito, annodare al subbio del tessuto dopo aver passato i fili prima nei licci e poi nel pettine, la solita sensazione di partire per un viaggio, fatto di pazienza, osservazione visiva e tattile.
Rientrare nei tempi lunghi.
Si crea silenzio e ascolto, si aprono spazi.
Nulla di meglio di questo, è come perdersi sapendo di essere comunque nel posto giusto.
Ormai sono più di trenta anni che pratico la tessitura, contando anche periodi di pausa abbastanza lunghi.
Imparare a tessere inizialmente, è stato come praticare una disciplina con caratteristiche quasi opposte a quello che era il mio modo di essere in quel tempo: perseveranza, attenzione, ordine di esecuzione, non mi appartenevano. D’altro canto la meraviglia inattesa, le infinite possibilità di variazioni del progetto, nei filati, nel disegno, negli effetti, nelle morbidezze…. Un mondo caleidoscopico. Quando ho tirato fuori dal subbio il mio primo tessuto è stato come se vibrasse un diapason e ho capito che avrei continuato a tessere.
Ora il telaio itinerante mi ha portato fuori dallo studio, mi ha portato simbolicamente in giro per l’Italia, mi ha messo in contatto con gli altri viaggiatori di questo progetto ed è stato un modo insolito ma stimolante di lavorare insieme.
A Castelnuovo di Porto lo srotolamento del tessuto collettivo dal telaio itinerante è stato emozionante, tutti i nostri pensieri in quei fili, quei colori!
Mi sono sentita grata. Grata di essere stata dentro a questa avventura.
Il testo è tratto dalle voci degli ospiti del centro diurno che hanno partecipato alla realizzazione dell'opera guidati da Sara Freschi
Dopo più un anno ho ritrovato il gruppo della Cooperativa La Riforma, con cui ho condiviso oltre dieci anni di laboratori.
Incontrarli di nuovo per questa esperienza artistica è stato come riannodare un filo che non si è mai spezzato.
Lavorare con i materiali tessili significa lasciare tracce storiche: segni che restano nel tempo, fili che continuano a unire le persone e le esperienze.
Rivedere il gruppo — composto da persone con disabilità cognitiva e psichica che da anni lavorano con passione e creatività — è stato per me un onore profondo e una grande emozione.
Nel laboratorio di Firenze, i fili si sono mossi come voci: ognuno ha portato il proprio colore, il proprio gesto, la propria storia.
Tiziana ha scelto il verde, “una striscia colorata che dà importanza”, “È un’occasione per fare una cosa nuova,” ha detto, sorridendo, con quella curiosità luminosa che accompagna ogni scoperta.
E se il suo filo potesse parlare, direbbe: «Aia!» — una voce spontanea, sincera, piena di vita.
Francesca ha portato il celeste, il colore del cielo e dell’acqua.
“Ho provato soddisfazione,” ha raccontato.
Ha scritto una poesia che racchiude la leggerezza e la profondità del suo sguardo:
Una foglia è
come il vento che la porta via.
Una foglia è
come l’arcobaleno dentro me.
La Riforma è
il mio pomeriggio dentro me.
Elisa ha scelto il rosa, colore di benessere e bellezza.
Ha intrecciato con calma, trovando nel gesto del tessere una forma di gioia semplice e autentica.
“Mi sono divertita,” ha aggiunto.
Se il suo filo avesse voce, direbbe: «Bello.»
Floriano ha intrecciato celeste e arancione, due colori che si inseguono come giorno e sera.
“È stata la prima volta che lo facevo,” ha raccontato, “una cosa bella.”
E poi un piccolo errore si è trasformato in una scoperta preziosa:
“Sara Freschi mi ha detto che grazie al mio errore è venuta una cosa bellissima.”
Ogni parola, ogni imperfezione è diventata parte di un racconto più grande, un racconto che dice che il filo non si interrompe mai: si passa di mano in mano, di voce in voce e continua a tessere la bellezza dell’incontro.
“Fallo che ti divertirai moltissimo.” Tiziana
“Continua così.” Francesca
“Lo manderai fuori Italia.” Elisa
“Bello il telaio.” Floriano
"Grazie" Sara
Testo rielaborato tratto dall’esperienza di Lisbeth Wahl
Quando Lisbeth ha aperto il paccotesoro, il primo sentimento è stato un’emozione grande, traboccante.
Dentro, ad accoglierla, non c’erano solo materiali: c’erano i saluti, le firme, i messaggi affettuosi dei ragazzi che avevano contribuito a costruire il telaio.
Un’energia viva, custodita in quello scatolone che aveva attraversato l’Italia come un compagno di viaggio fedele.
Del lavoro precedente aveva voluto vedere pochissimo, quasi nulla: solo un trafiletto di filato giallo sbucava tra gli strati. È da lì che ha scelto di partire, desiderosa di lasciare che la sorpresa del resto arrivasse solo alla fine, quando la trama sarebbe stata ormai compiuta.
Lisbeth non si considera una tessitrice esperta. Per questo si è messa prima di tutto in ascolto: dei materiali, del silenzio, del ritmo lento del proprio respiro.
Ha preso ciuffi irregolari di lana bianca, non proprio cardata, e li ha mescolati con trafiletti di filati colorati, aperti e ricombinati con cura.
Li ha cardati insieme per ottenere un filato nuovo, variegato, vibrante. Poi, con un po’ di esitazione e molta curiosità, si è avvicinata al telaio e ha iniziato l’esplorazione.
Aveva immaginato di condividere questo momento con un’amica nel suo laboratorio, ma la vita dei giorni pieni l’ha spinta verso un incontro più intimo: solo lei, il telaio, il tempo rallentato e un dialogo sottovoce con la materia.
Così sono nate nuvolette di lana grezza accanto a zone più regolari e monocromatiche; così ha preso forma al centro una parte melange creata con il filato filato a mano, come un cuore pulsante della sua esperienza.
Ogni gesto era una domanda: Cosa succede se provo così?
Ogni risposta era un piccolo stupore, una gioia semplice, la sensazione di contribuire a qualcosa di più grande di sé.
Partecipare al progetto significava farne parte davvero: con le mani, con la presenza, con il proprio pezzetto unico e irripetibile.
L’apertura del paccotesoro, con l’esplosione dei saluti e delle parole affettuose, le ha raccontato anche di un viaggio: la cura con cui il telaio itinerante passava di mano in mano, grazie alla partecipazione di figli, amici, conoscenti. Una staffetta amorosa che continuava da una tappa all’altra, come un filo che non si spezza.
Lisbeth ha lavorato con questa stessa cura. La parte da lei tessuta ora è già nascosta, avvolta, pronta per proseguire il suo cammino.
Non essendo una vera tessitrice, aveva timore di sbagliare, ma poi ha deciso di affidare la delicatezza del passaggio successivo alle mani esperte di Marité e Pina, prossime custodi del progetto.
Quello che rimane è un sentimento limpido: gioia, gratitudine, un’immensa curiosità.
E un invito semplice e potente, che Lisbeth consegna al cammino del telaio:
Uniamoci a creare bellezza, insieme.
Il testo è di Patrizia Vayola
Torino 10/10/2025
Lo aspettavo questo telaio, un po’ con curiosità, un po’ con emozione e pensavo a cosa avrei potuto tessere.
Certo avrei preso spunto dall’ultima striscia, l’unica visibile, però … io cosa avevo da dire?
Ecco, il primo pensiero, di fronte a questo interrogativo, è che quello presente non è un buon momento per il mondo, non solo per le guerre in corso, ma proprio per la disumanità che emerge, la logica del profitto che pervade le azioni dei grandi come dei piccoli, i diritti ignorati, le leggi violate, la verità, la realtà stessa che perdono forma e sostanza nel vociare continuo dei social.
E allora era questo che andava rappresentato?
Poi stasera il telaio è arrivato, portato dall’amica Marisa ed era così bello, ed era così carico di belle sensazioni per la cura, l’attenzione, la partecipazione benevola di tutti quelli che ci avevano messo mano finora, per i messaggi che ciascuna aveva lasciato, e per il gomitolo che Laura aveva filato anche perché io potessi tingerlo che mi è sembrato portasse un filo di speranza e di calore.
Il margine visibile del tessuto, quello da cui devo prendere spunto è tutto bianco, bianco come una pagina nuova da scrivere, bianco come il sassolino che ciascuno di noi può comunque sempre portare per far crescere la montagna del bello, del giusto e del buono.
Così ho fatto piccole matasse della lana di Laura e di uno dei gomitoli bianchi, li ho lavati e domani mordenzerò e poi li colorerò e lascerò cantare i miei colori.
Non so cosa tesserò, come riempirò la pagina bianca, ma so che sarà una tessitura colorata e leggera, come l’amicizia, la solidarietà e il sorriso.
Torino, 11/10/2025
Ho passato la giornata a mordenzare e tingere. Per accorciare i tempi, a parte il cosmos, che coltivo e che amo troppo per escluderlo dalla gamma dei miei colori, ho usato estratti perchè abbreviano le procedure di tintura e io ho solo questo week end per fare tutto il mio lavoro. E quindi adesso ho matassine di pochi grammi (della lana filata da Laura, ma anche di uno dei gomitoli bianchi in dotazione) colorate di arancione (cosmos) di rosa (cocciniglia) di violetto (campeggio) di giallo (reseda) di color albicocca (robbia) di bordeaux (legno del brasile) di beige (acacia catechu). Mi piace tingere estraendo il colore dalle piante e mi piace che in questo lavoro collettivo ci sia anche questo messaggio, perché la tintura naturale per me significa rispetto per la natura, evasione dalle logiche industriali che vogliono standardizzare e industrializzare i colori, affermazione dell’artigianalità e della bellezza della semplicità.
E domani si tesse!
Torino, 12/10/2025
E arriva il momento di tessere e allora mi lascio guidare dai colori, voglio che si intreccino e si scambino, la pagina bianca che mi ha lasciato Laura deve riempirsi di vibrazioni. Comincio con la lana filata a mano da Lizbeth, bellissima perché ha cardato i fili dei vari gomitoli con lana bianca per ottenere un melange delicato e gradevole, e poi parto con le lane che ho tinto usando una tecnica semplicissima di trama intrecciata a due colori che mi consente di far parlare tra loro i miei fili mentre si scambiano di posto attraversando l’ordito. Un dialogo quindi, un dialogo tra diversi (per colore e per origine visto che mescolo filati artigianali e industriali), tra diversi che si incontrano, che si spostano e crescono aiutandosi a vicenda, che si cambiano di posto e che partecipano insieme allo stesso tessuto e manifestano così la stessa logica di collaborazione e di unità di intenti che guida il progetto complessivo delle Trame itineranti.
Questo il senso: aiuto, collaborazione ma anche gioco nell’allegria di un arcobaleno in cui sono i fili e i colori a guidare me più che il contrario.
L’ultimo passaggio di trama, ancora col filo di Lizbeth, l’ha fatto Lucio, il mio nipotino di 5 anni, sempre molto curioso degli strani lavori della nonna, che aveva assistito all’arrivo del telaio e aveva aiutato a portarlo fino in casa, perché voleva anche lui collaborare a questa impresa.
Poi il piccolo rito di far scorrere l’ordito e di coprire il tessuto col panno bianco per impedire alla prossima tessitrice e ai ragazzi che useranno il telaio sotto la guida di Marisa (che non ha visto nel suo insieme quello che stavo facendo pur essendo a casa mia in attesa di riportare indietro il telaio) di vedere in toto il mio lavoro. E ancora l’etichettatura, col nome della pianta tintoria utilizzata, dei gomitolini che ho tinto e che saranno in dotazione per le tessitrici che verranno dopo di me e che potranno essere utilizzati se andranno bene per i loro obiettivi.
Infine la ricomposizione del tesoro nella scatola con la fantasia che corre a immaginare come sarà quando tutte noi ci avremo messo mani, testa e cuore per farlo crescere e significare.
Scritto da Marisa Tacchi
15 ottobre 2025
"L'Isola che non c'è" è un luogo di incontro e di crescita a Castel San Giovanni, provincia di Piacenza.
Formalmente è un Centro socio educativo occupazionale dove 20 ragazzi e ragazze disabili imparano a stare insieme, a lavorare, a condividere la quotidianità con gioia. La mia presenza, come volontaria e ex educatrice, è a cadenza mensile. Il tema dell'anno è stato la tessitura, l'arrivo del Telaio Itinerante ha completato un percorso. Con entusiasmo abbiamo tessuto i nostri 15 cm coinvolgendo l'educatrice Raffaella. È stato un bel momento di condivisione, consapevoli di partecipare ad un progetto più grande. Pensare che il telaio sarebbe poi andato in Sicilia ci ha fatto sognare. Il telaio stesso costruito in un contesto come il nostro è stato motivo di ammirazione e ha fatto nascere il desiderio di future collaborazioni con Anfass di Luino.
Di seguito una piccola intervista fatta ai 4 tessitori.
Antonella: ho iniziato il telaio con i colori rosso e rosa perché sono i miei preferiti e quando faccio telaio mi sento felice.
Christian: ho scelto il giallo e l’arancione perché sono i colori autunnali, sono molto contento e ho usato tutta la mia forza.
Silvia: ho scelto l’azzurro e il viola: l’azzurro mi ricorda il cielo. Fare il telaio mi ha fatto provare allegria.
Emanuela: ho scelto il grigio e il verde perché il grigio indica la strada che percorriamo nella vita, mentre il verde indica la speranza. Fare il telaio mi ha fatto provare leggerezza.
Di mano in mano il filo costruisce piccole storie che insieme faranno un grande coro!
Per Rita, la prima scelta è stata semplice: guardare il meno possibile ciò che era stato tessuto prima di lei. Voleva conservare la sorpresa, quel momento in cui la tela — finalmente srotolata — avrebbe rivelato l’intreccio delle mani di tutti.
Quando il paccotesoro è arrivato a Catania, Rita ha capito subito dove portarlo: all’AIAS, il luogo in cui ogni giorno lavora come educatrice nel laboratorio di tessitura. Il telaio viaggiante, con la sua storia di viaggio attraverso l’Italia e il suo legame con un progetto dedicato al tumore al seno, era per lei l’occasione perfetta per offrire ai suoi ragazzi una nuova esperienza. Un’esperienza che fosse emozione, scoperta, partecipazione.
Insieme, hanno intrecciato fili di lana. Ma prima ancora, Rita ha chiesto a ciascuno di scegliere un colore: un pezzetto di sé da inserire nella trama comune. Ne è nato un piccolo arcobaleno, vivace e tenero, interrotto qua e là da nuvolette bianche, ciuffi di lana cardata che sembravano sospesi tra un colore e l’altro.
Rita ha lasciato l’ultima parte per sé, come gesto di chiusura e continuità. L’ha tessuta con la lana filata da Lisbeth — bianca, attraversata da filamenti colorati — un filo capace di unire tutti gli altri.
L’apertura dello scatolo all’AIAS è stata un momento di festa: stupore, curiosità, un senso di partecipazione nuova. Per Rita, l’emozione più grande è stata vedere come i suoi ragazzi, ognuno con la propria fragilità, potessero trovare nel telaio una voce.
Perché la tessitura è così: tessi con le mani e con il cuore.
Il pezzo che Rita ha lasciato sul telaio racconta una storia collettiva. Racconta i suoi allievi, rappresentati dall’arcobaleno che hanno scelto insieme; racconta il loro coraggio, la loro voglia di esserci, il loro modo unico di abitare il mondo.
E racconta anche il desiderio di Rita di dare spazio a chi spesso non ne ha, di trasformare un gesto manuale in un atto di condivisione profonda.
Ogni filo, per lei, custodisce un’esistenza.
Ogni colore è una presenza.
Ogni passaggio della trama è un invito:
Raccontami la tua storia.
Poesia scritta da Flaminia Bisceglia - Roberta Denni
Bracciano, 07/11/2025
Serata uggiosa
Una parvenza di nebbia sul lago di Bracciano
La presenze di foglie di tiglio a terra
Il sole che sta tramontando
Rosso, Arancione, Viola…
Il cielo azzurro ma non troppo
E questo vento quasi glaciale
Lo struscio del filo
Trascina i colori del paesaggio
Il telaio silenzioso eco dei rari passi
di un armonioso sentiero di vita
rurale esplorato.
(testo tratto dalle voci di Daniela Bordoni, Maria Letizia Volpicelli, Paola Schianchi, Maria Luisa Acierno)
Al Museo delle Civiltà, nel cuore del Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, la tessitura è tornata ad essere un gesto comunitario.
Circondate dagli abiti storici regionali, da trame antiche e saperi custoditi nelle stanze del museo, ci siamo ritrovate a tessere come un tempo: insieme, ascoltando, lasciando che le mani seguissero l’eco di una memoria condivisa.
La voglia di unirci agli intrecci già presenti sul telaio ha preso subito il sopravvento.
Abbiamo cambiato le regole del gioco, lasciandoci ispirare dalle tecniche tessili osservate nelle collezioni, permettendo a ognuna di portare la propria esperienza, la propria immaginazione, il proprio ritmo.
C’era emozione, c’era importanza: la consapevolezza di far parte di un lavoro collettivo, di contribuire a una storia che cresce a ogni passaggio.
Il primo gesto è stato un colore:
il nero, “una macchia che vuole dissolversi”.
Intorno a esso sono arrivati i colori della terra, del cielo, dell’acqua, come se ognuno cercasse il proprio posto per trasformare l’ombra in un nuovo orizzonte.
L’annodato scendeva come una pioggia di colore, una piccola aurora che traspare tra i fili.
I gomitoli, minuscoli e vivi, sono diventati il simbolo delle nostre vite: tanti piccoli nuclei separati che si sciolgono e si intrecciano per creare un tessuto condiviso.
Tra intarsi di colore, spessori, sbavature, errori e intuizioni, è comparsa anche una nuvola leggera in un cielo grigio — una pausa, un respiro.
Abbiamo lavorato con fili di lana industriali e filati fatti a mano, accostati a fili tinti sia artificialmente sia con pigmenti naturali.
Le mani si alternavano all’ago, all’uncinetto, alla spola.
Ogni gesto era diverso, eppure tutti si muovevano nella stessa direzione: creare insieme.
La gioia e la felicità nel tessere collettivamente arrivavano spontanee, accompagnate da racconti, confronti, domande.
Sembrava di rivivere una scena antica:
come un tempo, la comunità che si riunisce per condividere storie ed esperienze, mentre le fibre si intrecciano e le relazioni si fanno più sottili, ma più forti.
In quel luogo carico di storia, la tradizione non era un modello da ripetere, ma un invito a vivere il passato nel presente.
Tessere è diventato un modo per riportare in superficie la memoria vivente di chi, molto prima di noi, ha intrecciato fibre e costruito legami.
Così abbiamo fatto anche noi:
ciascuna per sé e per tutte.
Ogni gesto, sguardo e parola ha contribuito alla trama comune.
E ora il telaio attende il prossimo gruppo, con la stessa trepidazione che abbiamo sentito noi:
la curiosità per ciò che arriverà, per ciò che si aggiungerà, per ciò che crescerà.
“Buon proseguimento.”
“Tradizione.”
“Le donne riunite di una comunità lontana o immaginata.”
“L’arte è libertà.”
Sono queste le parole che abbiamo lasciato sul telaio.
Il resto lo continueranno i fili delle prossime mani.
Testo tratto dall’esperienza di Livia Sordini
Il giorno della consegna del telaio a Castelnuovo di Porto, per Livia tutto è iniziato con un’emozione semplice e netta: tristezza.
Un cielo grigio accompagnava il momento, come se il paesaggio riflettesse ciò che portava dentro.
Eppure proprio da quel grigio è nato il desiderio di trasformare, di cambiare direzione, di lasciare che il colore entrasse di nuovo nel lavoro e nella vita.
Ha scelto lane di vari colori, filati diversi, accostamenti insoliti: ognuno era un frammento del suo percorso, un modo per sottolineare un processo in movimento, un cambiamento che non vuole restare invisibile.
Nel tessere, la tristezza si è sciolta in comunicazione e commozione.
Il lavoro le appariva come un viaggio nella vita, una trama capace di contenere mutamenti, deviazioni improvvise, strade che si spezzano e poi riprendono in un’altra direzione.
Il suo contributo al telaio è stato proprio questo: un cambio di rotta e di colori, un piccolo movimento che porta la promessa di un nuovo inizio.
Chi raccoglierà il suo filo potrà farlo, dice Livia, “con curiosità”, perché ciò che lei ha lasciato è un invito a continuare, a guardare oltre.
La sensazione finale è stata una doppia quiete: serenità nelle mani che lavoravano, serenità nel cuore che si riapriva.
Per lei questa esperienza è stata rinascita: una rinascita fatta di fibre e di respiro, di ascolto e di presenza, di un piccolo gesto che cambia qualcosa nel mondo.
Il simbolo che ha lasciato sul telaio è chiaro e luminoso: un raggio di luce.
E se la sua trama potesse parlare, Livia sa quale parola direbbe: vita.
e integrato da un suo scritto.
In una caotica giornata di traffico romano, complicata da uno sciopero dei mezzi pubblici, ci diamo appuntamento con Daniela nel parcheggio di un supermercato nella periferia della zona nord della città.
Con Daniela è subito intesa, complicità, un riconoscersi vicine e animate dallo stesso entusiasmo e da quella comunione di intenti che nasce dal partecipare ad un progetto comune e dal sentirsi parte di un qualcosa di più grande.
Carichiamo in macchina il voluminoso scatolone contenente il nostro telaio viaggiante e, dopo le foto di rito, mi dirigo verso casa con la sensazione di partecipare ad una missione speciale sentendomi un po' come un agente segreto.
Il telaio, posizionato nel mezzo del salotto, mi fa compagnia per qualche giorno. A casa insieme a causa di una ricaduta di influenza, aspettando di partire di nuovo per Castelnuovo di Porto, ultima tappa del viaggio iniziato un paio di mesi fa nella sede della falegnameria dell’ANFAS di Luino.
Giovedì 20 novembre si parte alla volta della rocca di Castelnuovo di Porto dove, nella sede dell’associazione Tessuti Sociali, ci sta aspettando Astrid.
E finalmente possiamo aprire questo scatolone, ormai un po' ammaccato dopo aver viaggiato per l’Italia in lungo e largo e, con grande emozione, tirare fuori il nostro telaio sul quale è arrotolata la tela che racconta le storie, le emozioni, le condivisioni e i ricordi di chi ha preso parte al progetto.
E così, nella tranquillità di un’accogliente stanza-laboratorio, circondata da rocche di filo di tutti i colori, contribuisco anche io a creare il mio pezzetto di tessuto e mi viene spontaneo raccontare al telaio una storia recente che parla di incredulità, di paura, di fatica, di impegno, di speranza e di voglia di vivere.
Mentre racconto mi commuovo, il telaio accoglie le mie emozioni e le mie mani vanno tra i fili colorati, permettendomi di ritrovare una sensazione di armonia, equilibrio e serenità