“Non restare chiuso qui, pensiero/Riempiti di sole e vai, nel cielo […] Sono un uomo strano ma sincero/ Cerca di spiegarlo a lei, pensiero “...così cantavano e continuano a farlo i Pooh.
"La sessualità per le persone con disabilità non è più l'argomento tabù di un tempo, la società ha scoperto che anche gli 'angeli' hanno dei bisogni e dei desideri . Oggi è più facile parlare di queste cose perché c'è internet, c'è Facebook, c'è la televisione che usa la storia dei disabili per fare solo audience..."
Rieccoci qui, a parlare ancora della nuova "pedagogia della disabilità". Ci eravamo da poco lasciati su un tema piuttosto controverso e scottante, introdotto da un bell'articolo di Tonino Urgesi, uscito qualche tempo fa su Superando, che contestualizzava il termine nell'ambito del più ampio discorso su affettività e sessualità. Due parole in particolare meritano a mio parere una riflessione: privacy e consapevolezza, due parole che implicano una terza parola ben più complessa, autonomia.
La disabilità nella Chiesa Cattolica
Un'effettiva riflessione sulla tematica è sostanzialmente iniziata negli anni settanta, con argomentazioni che oggi potremmo percepire quasi “ingenuamente distanti” dalla convinzione, ormai diffusa, che la disabilità è una condizione umana, che non preclude né una vita spirituale, né una fede religiosa, né una vita sociale, né una partecipazione alle varie e molteplici esperienze umane.