Il teatro di Elisabetta Granara è campestre perché gli interessa la natura quando è una lente per leggere la contemporaneità.
In Habitat naturale è una metafora delle migrazioni umane.
In Infestare, ovvero il declino di un Astro è il simbolo della rivalsa sociale.
Nell'arte floreale e in Felicità di esistere è ringraziamento, lotta, resistenza al colonialismo del pensiero.
A Elisabetta interessa il teatro se stimola la capacità di capire. Se incoraggia la solidarietà, l'empatia,
i legami tra le persone come forme di adattamento necessarie alla sopravvivenza
Elisabetta Granara è nata nel 1984 ed è cresciuta in Valle Scrivia, in provincia di Genova. Gli anni di formazione non accademica l'hanno convinta a intraprendere un percorso autorale sul contemporaneo con Il Gruppo di Teatro Campestre, che ha fondato nel 2008. Dal 2015 vive nelle prealpi Vicentine.
Ha scritto e messo in scena i suoi spettacoli Civediamoaldìperdì (Finalista Scintille 2012), Amami, baciami, amami, sposami (semifinalista al Premio Scenario 2013), ha vinto il Premio Giovani Realtà del Teatro 2015 con Proclami alla nazione e il premio Crash Test con La vera storia dei Mole People. Habitat Naturale (semifinalista scenario 2017) ha debuttato nel 2018. La natura, l'uomo e il fluire della vita sono i suoi temi preferiti, soggetti di una ricerca che è proseguita con Infestare ovvero il declino di un Astro (2023) in una riflessione sull'incolto e la comunità. Lo spettacolo ha debuttato nella stagione del Teatro della Tosse dopo un percorso di ricerca a tappe sviluppato in cinque talk ospitati in festival del nord Italia.
Nel 2022 ha fondato un'azienda agricola per la produzione di fiori da reciso: questa pratica ecologica incontra quella artistica in La felicità di esistere, un percorso di ricerca partito a settembre 2023 in un progetto di citizen science promosso da La Piccionaia al bosco urbano di Carpaneda. “La Feclicità di esistere” sviluppa ulteriormente la riflessione sui temi dell'incolto e del degrado e ha come obiettivo indagare e proporre vie di superamento della nostalgia attraverso la contemplazione e il ringraziamento nella pratica dell'arte floreale.