Il museo, con una grande, antica porta segna una divisione reale e al tempo stesso simbolica fondamentale tra spazio esterno (Sala della lavorazione della terra) ed interno (Sala la casa del contadino e della contadina), ricostruendo al di là di essa alcuni luoghi di vita quotidiana: la cucina, con la sua madia per fare il pane, la credenza cui “affidare”, come ben suggerisce il nome, alimenti faticosamente sottratti all’immediato consumo, e umili stoviglie.
Subito accanto troviamo l’angolo dedicato ai panni da lavare e, in inverno, da asciugare e riscaldare stirandoli (Sala del bucato).
E così passano sotto gli occhi dei visitatori e delle visitatrici del Museo gli antichi ferri a carbone e gli asciuga panni per riuscire ad asciugare anche nelle buie giornate di pioggia «i panni», soprattutto quelli dei bambini.
Vediamo ancora gli antichi bracieri, in cui si bruciava la carbonella, talvolta aromatizzata da bucce di mandarini o di arance.