Il Museo della civiltà contadina del Fortore “Cosimo Nardi” è, a leggere la data del suo atto costitutivo (2018), un’istituzione recente, ma se guardiamo il patrimonio delle sue collezioni, se ci soffermiamo sul tempo -documentato dalle schede di acquisizione- che è stato necessario per mettere insieme tale raccolta e sull’arco temporale all’interno del quale si collocano questi pezzi (alcuni pesi da telaio risalgono al I secolo d. C.), se consideriamo la cura che nel raccogliere questi numerosissimi reperti (sono più di tremila) ha messo il professore Cosimo Nardi suo fondatore, comprendiamo bene che non si tratta di un Museo “recente”. Infatti il primo nucleo dell’attuale Museo risale ad una mostra inaugurata nel 1982; mostra divenuta Museo con il patrocinio dell’Amministrazione comunale nel 1984. Questo Museo ha funzionato per un ventennio, fino al 2005.
Per molti anni, dunque, il Museo ha costituito un importante punto di riferimento della memoria storica del territorio, per la sua raccolta conosciuta e visitata, e perché la struttura operava una costante attività di divulgazione soprattutto con le diverse scuole del Fortore.
È questo il “museo grandioso” che rimane impresso nella memoria di chi capita a Montefalcone e lo vede in tutta la sua ricchezza (P. L. Rovito, a cura di, Il Fortore: origini e cadenze di una solitudine, Napoli, Arte tipografica 1998, p. 201).
Se trai primari scopi di un Museo c’è sempre stato quello della conservazione, le schede che il suo fondatore ci ha lasciato sono un perfetto punto di partenza per una conservazione scientifica, ordinata e precisa perché di ogni oggetto registrano il nome italiano e quello dialettale, il paese, la contrada e la famiglia di provenienza, le misure, il peso, l’uso, la probabile data a cui esso risale.
Scrive nei suoi appunti Cosimo Nardi che l’obiettivo fondamentale di questo Museo è quello di promuovere lo studio e la divulgazione dei molteplici aspetti della civiltà contadina del Fortore, che si va trasformando nei nostri anni sotto l’incalzare di nuove tecnologie. Se è vero, come scrivono un po’ tutti i più famosi museologi contemporanei, che il museo è come uno specchio in cui una comunità si può riconoscere, ritrovando la propria identità e la propria cultura, in nessuna istituzione più che in questo museo il Fortore può meglio riconoscersi[1].
[1] Archivio Nardi, Montefalcone, fogli dattiloscritti non numerati.