Il libro "Se mi ami non amarmi" dello psicoterapeuta Mony Elkaïm ci accompagna in un viaggio dentro le relazioni familiari e di coppia, offrendo uno sguardo profondo su come funzionano i legami e su cosa, spesso in modo invisibile, può bloccare o favorire il cambiamento.
Uno dei concetti fondamentali che Elkaïm ci propone è quello di autoreferenza: il terapeuta, come ogni persona, non è mai un osservatore neutrale, ma partecipa con la sua storia, i suoi pensieri e le sue emozioni alla relazione con chi ha di fronte. Questa consapevolezza diventa una risorsa nella terapia: riconoscere ciò che risuona dentro di sé permette di aiutare meglio la persona o la coppia in difficoltà.
Altro termine chiave è risonanza: capita che, nelle storie che ascoltiamo, si attivino emozioni e ricordi che appartengono anche a noi o ad altri sistemi (come la famiglia d’origine del terapeuta o le istituzioni). Queste risonanze possono diventare un punto di forza per aprire nuovi scenari di riflessione e cambiamento.
Elkaïm parla poi di assemblaggi, ovvero quell’insieme di elementi diversi — personali, familiari, sociali — che si intrecciano e influenzano ogni situazione. Gli assemblaggi possono diventare ostacoli oppure risorse, spingendo un sistema (come una coppia o una famiglia) verso il cambiamento o verso la stasi.
Per Elkaïm fare terapia significa esercitare "l’arte di mantenere possibili i possibili". Significa cioè aiutare le persone a vedere che esistono più opzioni di quelle che spesso credono di avere a disposizione. Nelle relazioni, infatti, restiamo spesso intrappolati in cicli ripetitivi e in doppi legami: chiediamo qualcosa che desideriamo ma, nello stesso tempo, ci convinciamo che sia impossibile ottenerlo. Questo porta l’altro a rispondere in modo inadeguato, alimentando la frustrazione e il conflitto.
Il libro introduce anche il concetto di "programma ufficiale", ovvero ciò che ognuno di noi chiede esplicitamente all’altro, e la "mappa del mondo", cioè tutte quelle credenze che ci portiamo dietro dalle nostre esperienze passate e che condizionano il modo in cui vediamo la realtà.
Elkaïm ci ricorda quanto sia fondamentale che il terapeuta riconosca il proprio coinvolgimento nella relazione terapeutica, senza però lasciarsi intrappolare nelle dinamiche del sistema. In questo senso, il terapeuta è il primo strumento di lavoro e deve sapersi muovere tra ipotesi, risonanze e creatività.
Le ipotesi che il terapeuta costruisce e condivide non devono mai essere delle verità assolute, ma degli spunti che aprono nuovi punti di vista. È attraverso la ristrutturazione e talvolta anche l’uso di compiti paradossali che la terapia aiuta le persone a guardare la loro situazione da prospettive inedite, generando così possibilità di cambiamento.
Ciò che rimane dopo la lettura di questo libro è la sensazione di aver aperto nuove porte sul modo di pensare e vivere le relazioni. Elkaïm non offre formule magiche, ma spunti preziosi per comprendere come le relazioni si costruiscono, si influenzano e si trasformano, ricordandoci che la vera ricchezza è nella capacità di accogliere la complessità.
Dott.ssa Silvia Ciabattoni
Bibliografia:
Elkaïm, M. Se mi ami, non amarmi. Torino: Bollati Boringhieri, editore, 1992.
L'approccio di Luigi Cancrini al tema delle personalità borderline si distingue per la sua capacità di collegare teorie psicologiche complesse a esempi clinici concreti. Nel libro L'Oceano Borderline, la prospettiva dell'autore enfatizza il concetto di funzionamento piuttosto che quello di struttura, suggerendo che il comportamento borderline non è una condizione statica, ma piuttosto una dinamica fluida, simile a un oceano in continua evoluzione. Il libro prende ispirazione dal lavoro di Otto Kernberg, che ha contribuito significativamente alla comprensione delle personalità borderline attraverso la sua teorizzazione di un continuum tra personalità nevrotica, borderline, e psicotica.
Cancrini adotta e sviluppa ulteriormente il modello di Kernberg, concentrandosi non solo sulla diagnosi, ma anche sulla comprensione delle evoluzioni e dei cambiamenti che caratterizzano il funzionamento borderline. Egli sottolinea che tutti gli individui hanno il potenziale per attivare modalità borderline in risposta a determinati stress o situazioni emotive. Questo concetto è esemplificato attraverso la metafora dell’oceano, dove le onde rappresentano le fluttuazioni tra diverse modalità di funzionamento. In questo contesto, il meccanismo di difesa predominante è la scissione, che impedisce al soggetto di percepire le sfumature e lo porta a vedere il mondo in termini di assoluti: tutto è o completamente buono o completamente cattivo.
Importanza dell’Attaccamento e del Contesto Relazionale
L'importanza delle relazioni interpersonali, specialmente quella tra madre e bambino, è centrale nella comprensione del funzionamento borderline. Cancrini sottolinea che un attaccamento sicuro nei primi 15-18 mesi di vita è cruciale per un sano sviluppo della personalità. Egli evidenzia come un ambiente supportivo possa mitigare gli effetti di esperienze negative e prevenire lo sviluppo di un disturbo borderline di personalità. In terapia, il ruolo del terapeuta diventa quello di fornire una relazione correttiva, una sorta di "base sicura" che permette al paziente di sperimentare e interiorizzare modalità relazionali più funzionali.
La Crisi come Opportunità
Un aspetto innovativo del lavoro di Cancrini è la sua interpretazione della crisi all'interno della relazione terapeutica. Lungi dall'essere vista come un segnale di fallimento, la crisi viene considerata un momento potenzialmente trasformativo. L'empatia del terapeuta, combinata con una solida conoscenza teorica, può portare il paziente a vivere una "crisi di riavvicinamento", che apre la strada a una nuova fase del percorso terapeutico.
In L'Oceano Borderline, Luigi Cancrini offre una visione complessa e sfumata del disturbo borderline di personalità, enfatizzando l'importanza delle relazioni interpersonali e della comprensione empatica da parte del terapeuta. Attraverso l'uso di metafore, casi clinici e riflessioni teoriche, Cancrini guida il lettore in un viaggio attraverso le turbolenze e le possibilità di trasformazione che caratterizzano l'oceano borderline. Il suo lavoro rappresenta un contributo significativo alla psicologia clinica, offrendo nuove prospettive sia per i terapeuti che per i pazienti.
Dott.ssa Silvia Ciabattoni
Bibliografia:
Cancrini L., L'Oceano Bordeline -Racconti di viaggio. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2006.
Il presente articolo esamina alcuni aspetti chiave emersi dalla lettura de “La trappola della follia” anche alla luce delle riflessioni suscitate dal convegno "Unità e multidimensionalità della psicoterapia. Un viaggio che dura da 50 anni", svoltosi a Catania il 27 e 28 maggio 2022. Durante il convegno è stato proiettato un video che celebrava i contributi apportati al Centro studi dai principali esponenti della psicoterapia sistemica, tra cui i didatti Luigi Cancrini, Maria Grazia Cancrini, e Lieta Harrison, quest'ultime autrici del volume in questione.
L’apertura del libro genera una forte connessione con la mia esperienza formativa presso l’IPRA (Istituto di Psicologia Relazionale Abruzzese), una connessione rafforzata dalla familiarità con i temi esposti fin dalle prime pagine. Il caso clinico descritto nel testo mette in evidenza l’importanza della comprensione del contesto e del metacontesto, nonché dei punti di vista dei soggetti coinvolti, elementi essenziali per decifrare le dinamiche familiari e comprendere l’origine del sintomo o l’identificazione del paziente designato.
Un aspetto centrale trattato nel libro è l’individuazione del triangolo familiare, che consente di svelare le dinamiche interne alla famiglia. La de-triangolazione rappresenta un processo terapeutico cruciale, finalizzato a rendere le relazioni familiari meno viziose e meno condizionanti, prevenendo il malessere psicologico. La persistenza di un gioco di triangolazione impedisce ai membri della famiglia di definirsi come individui autonomi, ostacolando il loro percorso di individuazione e crescita personale.
Il volume pone inoltre l’accento sugli errori del terapeuta, tra i quali spiccano: la mancata rilevazione delle incongruità all’interno della famiglia, l’accettazione passiva delle narrazioni fornite dai membri, l’adozione di comportamenti conformi alle regole comunicative del sistema familiare e, infine, il lasciarsi influenzare dall’atmosfera emotiva del nucleo familiare. La mancata gestione di queste variabili riduce significativamente l’efficacia terapeutica, rendendo complesso l’intervento terapeutico volto a modificare il sistema familiare.
Nel secondo capitolo della seconda parte del libro, emerge l’importanza di un corretto approccio al paziente, traducibile tecnicamente nella comprensione del contesto e del metacontesto, una prassi che si applica ogni volta che un nuovo utente entra in una stanza di terapia. Le modalità descritte suggeriscono che pensare fuori dagli schemi può rappresentare un metodo più efficace per avvicinarsi al paziente. Questo approccio, già a me noto per l’esperienza lavorativa in una comunità educativa per minori, dimostra come un intervento creativo e dinamico, pur richiedendo tempi diversi, possa portare a risultati significativi, riducendo il livello di stress per il terapeuta.
Nonostante le difficoltà incontrate nel mettere in pratica queste strategie, l'apprendimento attraverso tentativi ed errori, supportato dall'esperienza dei terapeuti più esperti, risulta essere un percorso essenziale e produttivo per lo sviluppo professionale nella psicoterapia.
Dott.ssa Silvia Ciabattoni
Bibliografia:
Cancrini M.G., Harrison L., La trappola della follia. Scione Editore, Roma, 1983.