Giornale scolastico del Liceo Scientifico Statale "G. Berto" di Vibo Valentia
STRUTTURALE VALORI NEL SISTEMA LETTERARIO E FILOSOFICO
DALL'ANTICO ALL'ETA' MODERNA E POSTMODERNA
Vibo Valentia apre le porte al XVIII Congresso Nazionale dell’AICC
Dall'omaggio a Giacinto Namia al messaggio di Renzo Tosi: autorità, docenti e studenti a confronto sul valore formativo dei classici e sul legame tra Vibo e le sue radici di Magna Grecia
A cura di Carmen Pontoriero e Rebecca Monteleone
Si è aperto nell’Auditorium del Liceo Classico "Michele Morelli" il XVIII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Cultura Classica (AICC), che per tre giorni trasformerà Vibo Valentia in un importante punto di incontro per studiosi, docenti, studenti e appassionati del mondo antico provenienti da tutta Italia.
L'inaugurazione si è svolta alla presenza delle autorità scolastiche, istituzionali e accademiche. Ad aprire i lavori è stata la presidente della delegazione AICC "Carlo Diano" di Vibo Valentia, Caterina Scolieri, promotrice dell'evento, che ha sottolineato il valore culturale e formativo del congresso per il territorio e per i giovani coinvolti nell'organizzazione.
Nel suo intervento, il dirigente scolastico dell'IIS "Morelli-Colao", Raffaele Suppa, ha evidenziato l'importanza della cultura classica nella formazione della persona, ricordando come il pensiero umanistico rappresenti ancora oggi uno strumento fondamentale per affrontare le sfide della contemporaneità. Un passaggio particolare è stato dedicato alla figura del preside Giacinto Namia, storico punto di riferimento dell'associazionismo culturale vibonese.
A seguire, la dirigente scolastica Licia Maria Bevilacqua ha sottolineato il profondo legame tra Vibo Valentia e la tradizione classica. La scelta della città come sede del congresso non è stata presentata come un semplice dato organizzativo, ma come un riconoscimento della sua identità storica, erede della Magna Grecia e della cultura romana. Bevilacqua ha inoltre evidenziato la significativa collaborazione tra il Liceo Classico e il Liceo Scientifico di Vibo Valentia, un esempio concreto di dialogo tra cultura umanistica e cultura scientifica.
Al centro del congresso il tema "Sogno, visioni e profezie. Strutture e valori del sistema letterario e filosofico dall’antichità all’età moderna e postmoderna", un percorso di riflessione che intende esplorare il rapporto dell'uomo con il futuro, l'immaginazione e la ricerca della verità attraverso la letteratura, la filosofia e le arti.
Particolarmente apprezzato è stato il collegamento con il Ministero dell'Istruzione e del Merito attraverso l'intervento di Carla Guetti, coordinatrice nazionale dei progetti per la valorizzazione della cultura classica. Guetti ha descritto il congresso come un insieme di "ponti" tra scuole, università, istituzioni e generazioni diverse, sottolineando come gli studi classici continuino a sviluppare nei giovani spirito critico, capacità di riflessione e competenze trasversali.
Anche il sindaco di Vibo Valentia ha portato il proprio saluto ai partecipanti, definendo il congresso un'occasione di grande prestigio per la città e ribadendo il ruolo della cultura come strumento di crescita civile e costruzione del futuro.
A concludere la fase inaugurale è stato il presidente nazionale dell'AICC, Renzo Tosi, che ha richiamato il valore universale della cultura e la necessità di superare la tradizionale contrapposizione tra sapere umanistico e sapere scientifico. «La cultura è cultura», ha affermato, ricordando come il mondo classico continui ancora oggi a offrire strumenti preziosi per comprendere la realtà contemporanea.
L'apertura del congresso ha così ribadito un messaggio condiviso da tutti gli intervenuti: la cultura classica non appartiene soltanto al passato, ma continua a rappresentare una risorsa viva per interpretare il presente e immaginare il futuro.
I classici, la scienza e il futuro dei giovani
La dirigente Licia M. Bevilacqua, all’inaugurazione del XVIII Congresso Nazionale dell’A.I.C.C. al Liceo Classico “Michele Morelli”, ha riflettuto sul legame tra la cultura classica e il mondo scientifico e ha mandato un messaggio agli studenti
A cura di Matilde Torcasio e Francesco Stinà
Al via la prima giornata del XVIII Congresso Nazionale dell’A.I.C.C. presso il Liceo Classico “Michele Morelli”. In questa occasione la dirigente scolastica Licia M. Bevilacqua ha sottolineato il rapporto tra il mondo classico e quello scientifico.
Secondo la dirigente il mondo scientifico e quello classico sono strettamente legati tra di loro. Per comprendere meglio questo legame, la dirigente ha preso in esame la figura di Primo Levi, chimico e scienziato, ma anche cultore della tradizione umanistica. La sua figura mostra come mondo scientifico e classico «possano essere di complemento o di compensazione, -ha sostenuto la dirigente- perché la purezza della lingua classica si associa alla precisione della scienza»
Inoltre, la dirigente rifacendosi al tema del congresso di “Sogno, visione e profezie” si è rivolta agli studenti invitandoli a cogliere da questo congresso una lezione fondamentale, cioè «trasformare le aspettative in realtà». Infatti, «il futuro per i ragazzi -ha concluso la dirigente- non deve rimanere un semplice sogno, ma deve diventare un obiettivo completo»
Il valore del sogno nell'era dell'intelligenza artificiale
Il dirigente scolastico Raffaele Suppa ha sottolineato l'importanza della cultura classica come guida per comprendere il presente e progettare il futuro.
A cura di Matilde Torcasio e Francesco Stinà
Si è aperto presso il Liceo Classico “Michele Morelli” il XVII Congresso Nazionale dell'AICC, un appuntamento dedicato alla riflessione sul valore della cultura classica nella società contemporanea. In occasione dell'inaugurazione dei lavori, il dirigente scolastico Raffaele Suppa ha evidenziato il ruolo centrale degli studi umanistici in un'epoca sempre più caratterizzata dalla tecnologia e dall'intelligenza artificiale.
Secondo il dirigente, «la cultura classica continua a rappresentare uno strumento fondamentale per la formazione della persona. Pur vivendo in una realtà dominata dall'innovazione tecnologica, è necessario riscoprire il valore del pensiero umanistico, non per una semplice difesa del passato, ma perché esso offre gli strumenti culturali e critici necessari per costruire il futuro».
Al centro del congresso il tema “Sogni, visioni e profezie”: elementi profondamente radicati nella tradizione classica. Suppa ha spiegato come «questi concetti siano ancora oggi attuali, poiché richiamano la dimensione più autentica dell'essere umano. In un mondo in cui la tecnologia è sempre più presente nella vita quotidiana, il rischio è quello di perdere la capacità di immaginare, progettare e condividere una visione del futuro».
Rivolgendosi idealmente agli studenti, il dirigente ha ribadito che la scuola deve essere vissuta come esperienza di vita e di crescita personale. «In questo percorso, il sogno – ha concluso - assume un ruolo fondamentale: rappresenta ciò che ancora non esiste ma che può diventare realtà grazie all'impegno e alla capacità di immaginare nuove possibilità. Allo stesso modo, le profezie vengono interpretate come una riflessione collettiva sul futuro che la società è chiamata a costruire».
L'eredità dei classici secondo Caterina Scolieri: «Ai giovani consegniamo l'areté»
La presidente della delegazione vibonese AICC riflette sul ruolo dei giovani, sull'attualità del mondo classico e sull'eredità dell'areté per le nuove generazioni.
A cura di Carmen Pontoriero e Rebecca Monteleone
Quale insegnamento può ancora offrire il mondo classico alle nuove generazioni? Per la professoressa Caterina Scolieri, docente di latino e greco presso il Liceo Classico "Michele Morelli" di Vibo Valentia e presidente della delegazione vibonese dell'AICC, la risposta è chiara: valori, responsabilità e consapevolezza.
Ai microfoni dello “School Times”, in occasione dell’apertura dei lavori del XVIII Congresso Nazionale AICC, la docente ha riflettuto sul ruolo della cultura classica nella società contemporanea e sull'importanza di rendere gli studenti protagonisti della vita culturale del territorio.
La professoressa Scolieri ha sottolineato il valore che questo congresso rappresenta per il territorio e, soprattutto, per le nuove generazioni. «Il primo obiettivo che mi sono proposta -ha dichiarato- è realizzare un'associazione territoriale aperta alle prospettive feconde dei giovani». Un impegno che trova conferma nei numeri: la delegazione vibonese dell'AICC conta oggi ben 55 studenti associati, elemento di cui la presidente si è detta particolarmente orgogliosa.
Secondo la Scolieri, ospitare studiosi provenienti da ogni parte d'Italia non costituisce soltanto un'occasione di crescita culturale per la città, ma rappresenta soprattutto un'opportunità formativa per gli studenti, chiamati a partecipare attivamente all'organizzazione dell'evento e a mettere in campo capacità progettuali, organizzative e comunicative.
Al centro della riflessione proposta dalla docente vi è il ruolo ancora attuale del patrimonio classico. L'antichità, infatti, non deve essere considerata come un semplice oggetto di studio, ma come una presenza viva capace di orientare il dibattito contemporaneo. Temi come la pace, la guerra, la solidarietà e l'Humanitas trovano infatti le loro radici proprio nei testi antichi.
«I classici -ha affermato la presidente Scolieri- ci insegnano valori che dobbiamo interiorizzare», richiamando l'importanza dell'amore per l'altro, della solidarietà politica, civile e sociale e della capacità dell'uomo di vivere insieme agli altri uomini. Valori che, pur essendo stati formulati secoli fa, continuano ancora oggi a rappresentare punti di riferimento fondamentali.
Nel corso dell'intervista, la professoressa ha inoltre condiviso il suo particolare legame con la tragedia greca, definita il suo «amore assoluto». Tra i personaggi più significativi ha citato Antigone e Medea, figure che incarnano forza, coraggio e integrità morale.
«Sono personaggi bellissimi -ha spiegato- che ci insegnano l'eroismo, la forza di ribellarsi a un sistema che tende a conculcare l'uomo e la sua umanità», evidenziando come questi protagonisti continuino ancora oggi a dialogare con il presente e a offrire spunti di riflessione sulle sfide della società contemporanea.
Alla domanda finale sull'eredità più importante che il mondo classico può lasciare alle nuove generazioni, la risposta è stata immediata: areté, termine greco che indica la virtù e il valore.
«Il valore e la virtù hanno bisogno oggi non soltanto di essere affermati, ma manifestati concretamente», ha concluso la docente, rivolgendo inoltre un riconoscimento agli studenti coinvolti nell'organizzazione e nella documentazione del congresso.
L'apertura del XVIII Congresso Nazionale AICC conferma così il ruolo del Liceo Classico "Michele Morelli" come luogo di incontro tra tradizione e futuro, dove lo studio dell'antichità diventa occasione concreta di crescita culturale e civile per l'intera comunità.
Il valore delle radici: idee e futuro nell'intervista a Renzo Tosi
Il presidente dell’associazione italiana di cultura classica ha sottolineato che la forza
della nostra identità culturale si sviluppa seguendo la propria verità.
A cura di Silvestri Chiara e Cristina Barbuto
Quali sono le fondamenta su cui poggia il nostro futuro? A questa domanda importante ha risposto Renzo Tosi, presidente dell’associazione italiana di cultura classica, che offre una riflessione lucida e necessaria sullo stato di salute della nostra civiltà.
Al centro del suo intervento c'è un monito netto, che suona come un avvertimento per la politica e per la società. «Se la nostra Europa, la nostra Italia,non possiedono un sostrato culturale, non potranno incamminarsi verso la verità». Il messaggio è chiaro: la tenuta economica o amministrativa non basta. Senza il terreno fertile della memoria, dei classici e dei valori umanistici che ci definiscono, ogni progetto comune rischia di smarrirsi di fronte alle crisi del nostro tempo.
Ma come si abita, da cittadini, questa complessità? Renzo Tosi ci consegna una chiave di lettura profonda e al tempo stesso intima.
«Ognuno di noi -afferma- ha una sua verità ».
Non si tratta di un cedimento al relativismo, bensì di un invito vigoroso alla responsabilità intellettuale. La verità è il frutto di un percorso personale, di uno sguardo critico e consapevole sul mondo. In un'epoca che spesso spinge verso la velocità, la pluralità delle coscienze e la profondità del pensiero restano l'unico argine sicuro.
La lezione di Renzo Tosi è, in fondo, un invito a non smettere di pensare: custodire le nostre radici culturali non è un esercizio di nostalgia, ma l'atto più concreto che possiamo compiere per costruire il domani.
Quando il sogno diventa profezia: Cassandra conquista il pubblico
Un viaggio tra mito, destino e verità inascoltate raccontato attraverso le voci e le emozioni dell'intermezzo teatrale.
A cura di Rebecca Monteleone e Carmen Pontoriero
Il sogno come conoscenza, il destino come condanna e la parola come strumento di verità. Sono questi i temi che hanno attraversato l'intermezzo teatrale dedicato alla figura di Cassandra, protagonista di una rappresentazione intensa e coinvolgente che ha saputo trasportare il pubblico in una dimensione sospesa tra realtà e mito.
Ad aprire la scena è stata Alice Romano, "voce di sogno", introducendo gli spettatori in un percorso ricco di simboli e riflessioni. Al centro della rappresentazione è emersa la figura di Cassandra, interpretata da Chiara Mangialavori, la profetessa troiana condannata a conoscere il futuro senza essere creduta. Attraverso parole evocative e suggestioni poetiche, il pubblico è stato accompagnato nel dramma di una donna che vede la verità ma resta inascoltata.
Accanto alla protagonista, Teresa Moscato, Debora Loiacono, Erica Burrusano e Azzurra Francolino hanno contribuito a dare vita a una narrazione corale che ha affrontato temi universali come il tempo, la memoria, il dolore e la ricerca di significato. La rappresentazione ha trasformato un racconto antico in una riflessione ancora attuale, capace di coinvolgere gli spettatori e di porre interrogativi che vanno oltre il palcoscenico.
Le fotografie che accompagnano questo articolo vogliono raccontare l'intero percorso dello spettacolo. Non soltanto il momento della rappresentazione finale, ma anche il lavoro che l'ha preceduta: l'organizzazione, le prove, la concentrazione e la collaborazione tra tutti i partecipanti. Attraverso gli scatti del dietro le quinte, della messa in scena e della partecipazione del pubblico, emerge il valore collettivo di un progetto che è stato il risultato dell'impegno condiviso di studenti e studentesse.
L'intermezzo dedicato a Cassandra si è così trasformato in molto più di una semplice performance teatrale. È stato un momento di crescita, confronto ed espressione artistica che ha coinvolto attori, studenti e spettatori, dimostrando come il teatro continui a essere uno spazio capace di unire cultura, emozione e partecipazione.
La solitudine d’elezione di Antigone e la condanna forzata di Medea
Franco Montanari mette a confronto le due tragedie spiegando la differenza tra i destini
che segnano le protagoniste
A cura di Rossella Lazzaro e Giulia Sirgiovanni
«Il sogno di una radicalità alterità nella solitudine d’elezione di Antigone», questo il titolo della relazione tenuta presso il Liceo Classico “Michele Morelli” dal grecista, filologo e lessicografo Franco Montanari, durante la prima sessione del XVIII convegno nazionale dell’AICC (Associazione Italiana Cultura Classica). Durante l’intervento l’autore del vocabolario greco GI ha messo a confronto la solitudine dell’Antigone di Sofocle e della Medea di Euripide «entrambe solitudini dolorose, ma di diverso esito e configurazione». Lo studioso ha evidenziato come quella di Antigone sia una solitudine tenace e difesa a costo della vita: già nel prologo, la sorella Ismene tenta di fermarla ricordandole che, in quanto donne, non dovrebbero opporsi al potere maschile. Ma Antigone non cede, la sua fermezza morale stravolge i ruoli di genere, trovando l'appoggio del promesso sposo Emone, che rompe gli schemi tradizionali, che vedono il figlio sottoposto alla volontà dal padre, per schierarsi al fianco dell’amata. Al contrario, Medea è una donna dotata di poteri misteriosi, nemica della famiglia e dello Stato, la cui solitudine rabbiosa viene imposta dal tradimento e dall'emarginazione. Questo la porterà all’atto spietato di uccidere descritto da Montanari come «una vendetta solitaria». Così si differenzia l’esito che la solitudine ha nelle due tragedie, la prima che sfocia nella morte e l’altra nell’omicidio. Infine, al termine di questo viaggio nel dramma antico, il relatore si è soffermato sulla costante evoluzione del sapere umano «La riflessione di un filologo - ha ribadito - non si ferma mai: finché ha vita e forza, continua a progredire».
Dimensione onirica e dimensione politica
La visione di Pasolini e quella del mondo contemporaneo nella riflessione
del docente Marco Gatto
A cura di Vincenzo Larosa, Lara Russo e Tina Piserà
Durante la prima giornata del XVIII congresso nazionale dell’ AICC, il Liceo Classico “Michele Morelli” ha ospitato l’intervento del docente Marco Gatto su “Dimensione onirica e visione politica”.
Il professore ha sostenuto che la visione superficiale ed epidermica dell’uomo contemporaneo non può permettergli di raggiungere la profondità di pensiero che esprime Pasolini.
Secondo il docente di letterature comparate è paradossale che, nonostante le nuove generazioni crescano in mezzo alle guerre e alla freneticità, risulti impossibile essere in conflitto con se stesse, proprio come Pasolini.
Il propone anche una via di fuga alla staticità del mondo, proponendo di leggere, studiare e analizzare testi come la poesia di Pasolini e trasformarli in uno strumento di resistenza culturale e personale.
Le note della tradizione europea protagoniste della terza sessione del Congresso AICC
Duo pianistico formato da Daniele Paolillo ed Elena Rossana Piserà ha accompagnato il pubblico in un viaggio musicale tra Mozart, Brahms e Liszt
A cura di Carmen Pontoriero
La terza sessione del XVIII Congresso Nazionale dell'AICC si è arricchita di un raffinato momento musicale grazie all'esibizione del duo pianistico composto da Daniele Paolillo ed Elena Rossana Piserà, protagonisti di un concerto che ha saputo coniugare eleganza, tecnica e coinvolgimento emotivo.
Il programma proposto ha attraversato alcune delle pagine più celebri della tradizione musicale europea. Ad aprire l'esibizione è stata la celebre Serenata Notturna K.525 di Wolfgang Amadeus Mozart, conosciuta dal grande pubblico per la sua immediatezza melodica e per la sua capacità di evocare atmosfere leggere e suggestive.
Il concerto è proseguito con le Danze Ungheresi n. 2 e n. 5 di Johannes Brahms, composizioni caratterizzate da ritmi vivaci e da un forte richiamo alla tradizione popolare dell'Europa orientale. Attraverso un dialogo pianistico preciso e armonioso, i due musicisti hanno restituito al pubblico tutta la vitalità e l'energia di questi celebri brani.
A chiudere l'esibizione Rapsodia Ungherese n. 2 di Franz Liszt, una delle opere più note del repertorio pianistico romantico. La composizione, ricca di contrasti espressivi e passaggi virtuosistici, ha rappresentato il culmine del concerto, suscitando l'apprezzamento e gli applausi dei presenti.
L'ensemble musicale ha offerto ai partecipanti del Congresso non solo un momento di intrattenimento, ma anche un'occasione di incontro tra cultura classica e arte musicale, confermando il valore interdisciplinare dell'iniziativa. Un'esperienza che ha arricchito il programma congressuale e che ha permesso al pubblico di immergersi, attraverso la musica, in un patrimonio culturale capace ancora oggi di emozionare e coinvolgere.
Quando Roma ha cantato il proprio naufragio: Lucano e la profezia del Bellum Civile
Dal "funus mundi" di Lucano all'eco di Dante su Cesare e Pompeo: come la filologia ci restituisce la voce perduta dei vinti contro ogni follia fratricida.
A cura di Chiara Silvetri e Cristina Barbuto
Può la poesia antica trasformarsi in un severo atto d'accusa contro la follia della guerra?
Nel panorama accademico italiano, il filologo e docente Gian Enrico Manzoni si distingue per i suoi profondi contributi sulla letteratura classica. Nei suoi studi sull'età imperiale e repubblicana, Manzoni ha analizzato la drammatica rappresentazione dei conflitti fratricidi, mostrando ad esempio come nel Bellum Civile di Lucano sia decostruita la retorica della gloria militare. La critica del poema si concentra sul radicale ribaltamento dell'epica tradizionale: mentre l'epos classico celebrava Roma, Lucano mette in scena il "funerale del mondo" (funus mundi). La guerra civile viene così smascherata non come un evento glorioso, ma come un crimine collettivo e un'autodistruzione insensata.
Il testo lucaneo diventa una vera e propria profezia, un motivo che attraversa i secoli e che, nel solco di Virgilio, viene ripreso da Dante nel suo eterno dialogo sul destino di Cesare e Pompeo. La riflessione critica apre così a una prospettiva etica fondata sulla concordia della diversità, contrapposta alla barbarie della lotta intestina. È il regno di quel tristis felicibus che segna il rovesciamento del sentire delle anime, trasformando il testo antico in un ammonimento sempre attuale contro ogni forma di tirannide e lacerazione sociale.
Scuola, cultura e debate
I saluti della dirigente e il debate degli studenti del Liceo Classico durante l’apertura dei lavori
della seconda giornata del XVIII Congresso Nazionale dell’A.I.C.C.
A cura di Matilde Torcasio
Al via la seconda giornata del XVIII Congresso Nazionale dell’A.I.C.C. al Liceo Scientifico “G. Berto”. La dirigente scolastica Licia M. Bevilacqua ha aperto i lavori della seconda giornata del Congresso Nazionale dell’A.I.C.C. sottolineando «l’importanza del lavoro sinergico tra il Liceo Classico e il Liceo Scientifico nell’organizzazione dell’evento». La dirigente ha poi ringraziato in modo particolare gli studenti «il cui lavoro è stato fondamentale e che sono qui insieme senza fare distinzione tra licei, perché la scuola è una sola come anche la cultura».
Quindi, la dirigente ha passato il microfono a due studentesse che hanno fatto il punto di quanto avvenuto nella giornata di ieri. Gli studenti si sono anche soffermati sulle possibilità che hanno avuto di confrontarsi con studiosi e docenti importanti.
In seguito, gli studenti del Liceo Classico hanno tenuto un debate dal titolo “Ricezione dialettica della cultura classica”. Al centro del confronto è stato posto l’interrogativo «il mondo antico può essere ancora considerato oggi un’ancora di salvezza e un presidio di identità critica contro l’omologazione contemporanea, oppure la saggezza critica può essere considerata una gabbia anacronistica di ritardo?»
Tra le sbarre il bosco cresce: così la favola ridà voce ai detenuti di Rebibbia
Dal laboratorio "Padri e figli: incontrarsi" della Sapienza, la testimonianza della Dott.ssa Valentina Arena al XIII Congresso Nazionale AICC.
A cura di Tina Piserà e Lara Russo
«Per avere almeno una cosa che sia nostra, sottratta al controllo. Qui non ho niente di mio: la mia esperienza è fatta per essere spogliata, perquisita, schedata». Con questa testimonianza la dottoressa in Lettere Classiche Valentina Arena, nel suo intervento al XIII Congresso Nazionale AICC a Palazzo Gagliardi, ha introdotto il senso profondo del laboratorio “Padri e figli: incontrarsi”, un progetto di Terza Missione della Sapienza svolto nel carcere di Rebibbia. In un luogo di totale sorveglianza, la scrittura diventa riappropriazione di uno spazio mentale e simbolico che, come il sogno, resta inaccessibile alle perquisizioni.
Nato con l'idea di far scrivere ai detenuti una favola per i propri figli, il laboratorio ha subito mostrato una realtà diversa: prima ancora di definirsi padri, i partecipanti si sono presentati come figli. Il costante richiamo all'infanzia ha creato una situazione di parità orizzontale tra detenuti, insegnanti e psicologi, accomunati dalla medesima esperienza d'origine.
La scelta della favola si è rivelata strategica. In un contesto in cui la narrazione autobiografica diretta avrebbe causato chiusura e paura di esporsi, la finzione ha funzionato da "soglia". Non chiedendo chi sono, ma chi potrei essere, la favola ha reso la verità di ciascuno dicibile e condivisibile.
Utilizzando il testo “Cappuccetto Verde” di Bruno Munari, i partecipanti hanno compreso che una storia consolidata può essere smontata e ricostruita. La figura del lupo, spaventato all'idea di essere visto, ha risuonato con le loro fragilità, mentre le pagine del bosco sono diventate il pretesto per immaginare il messaggio da trasmettere ai propri figli.
Nonostante l'alto tasso di analfabetismo e l'impossibilità di far uscire il materiale originale, la stesura delle brutte copie ha dimostrato che "sognare il possibile" significa formulare alternative mai considerate prima.
Una favola non cambia la struttura del carcere ma, come evidenziato dalla dottoressa , offre una sospensione dal tempo della pena, trasformando, anche solo per un momento, il modo di abitarne lo spazio.
Tra sogno e realtà: Chiara Marasco racconta l'attualità di Italo Svevo
Al XVIII Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Cultura Classica, la docente dell'Università della Calabria ha riflettuto sul ruolo del sogno come strumento di conoscenza, tra psicoanalisi, letteratura e ricerca di sé.
A cura di Carmen Pontoriero e Rebecca Monteleone
Nell'elegante cornice di Palazzo Gagliardi, sede della quarta sessione della seconda giornata del XVIII Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Cultura Classica, abbiamo incontrato la professoressa Chiara Marasco, docente di Lettere e cultrice di Letteratura italiana e di Educazione al testo letterario presso l'Università della Calabria. Al centro della conversazione la relazione "Dal sogno atroce al sogno della rigenerazione, dimensione onirica e vita vera nell'ultimo Svevo", dedicata a uno degli aspetti più affascinanti della produzione dello scrittore triestino.
Secondo la studiosa, il sogno occupa una posizione centrale nell'universo narrativo di Italo Svevo già prima dell'incontro con le teorie di Sigmund Freud. Pur interessandosi all'interpretazione dei sogni, lo scrittore ne offre infatti una lettura personale, trasformandolo in uno strumento narrativo attraverso cui i personaggi riescono a rivelare i propri sentimenti più autentici. Nella dimensione onirica emergono desideri, paure, pulsioni e verità che durante la veglia restano nascoste o vengono volutamente rimosse.
«Nei sogni c'è la vita vera», osserva Marasco, sottolineando come proprio nel sogno i protagonisti sveviani riescano a entrare in contatto con la parte più profonda e sincera di sé. Il sogno non rappresenta soltanto una fuga dalla realtà, ma diventa uno spazio di riflessione e autocoscienza, attraverso il quale il personaggio comprende meglio se stesso e il proprio posto nel mondo.
La riflessione della docente evidenzia, inoltre, il forte legame tra il mondo classico e la modernità rappresentata da Svevo. Il tema del sogno attraversa infatti tutta la tradizione occidentale: se nell'antichità era interpretato come una profezia o un messaggio divino, nella narrativa sveviana assume una funzione più intima e psicologica. Non è più una voce che giunge dall'esterno, ma una rivelazione che nasce nelle profondità della coscienza, influenzata dalle nuove teorie sull'inconscio sviluppate tra Otto e Novecento.
Nel corso dell'intervista, la Marasco ha ribadito anche il valore attuale della letteratura come strumento per comprendere la complessità dell'esperienza umana. Leggere autori come Svevo significa imparare a guardare la realtà da prospettive nuove, interrogandosi continuamente su se stessi e sul mondo. A sostegno di questa idea, la docente ha richiamato una celebre riflessione della Coscienza di Zeno: «La vita non è né brutta né bella, ma è originale». Un invito ad accettare le contraddizioni dell'esistenza con maggiore consapevolezza e, soprattutto, con un sorriso.
In chiusura, alla domanda su quale insegnamento affiderebbe ai giovani presenti al congresso, la professoressa sintetizza il valore della lezione sveviana in poche parole: «Sognate insieme a lui e imparate a ridere con lui». Un invito che racchiude l'eredità più attuale dello scrittore triestino: esplorare i territori più nascosti dell'animo umano senza perdere la capacità di sorridere alla vita e alle sue infinite sfumature.
Tra sogni e realtà: l’universo onirico spiegato da Aristotele
La professoressa Francesca Pentassuglio, ospite del Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, ha riflettuto sul rapporto tra percezione, immaginazione e conoscenza nel pensiero aristotelico e sul valore della filosofia per le nuove generazioni
A cura di Carmen Pontoriero e Rebecca Monteleone
Come nascono i sogni? Possiamo davvero fidarci di ciò che vediamo mentre dormiamo? Sono alcune delle domande al centro dell’intervento della professoressa Francesca Pentassuglio, docente associata di Storia della Filosofia Antica all’Università degli Studi di Messina, ospite della seconda giornata del Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, presso il Liceo Scientifico “Giuseppe Berto” di Vibo Valentia.
Nel corso dell’intervista ai microfoni dello School Times, la studiosa ha illustrato il tema del suo intervento, dedicato al rapporto tra sogni, percezione e immaginazione nel pensiero di Aristotele. Un argomento che, nonostante le sue radici antiche, continua a interrogare l’uomo contemporaneo e a sollevare questioni ancora attuali sul funzionamento della mente.
«La trattazione aristotelica del sogno è molto ampia», ha spiegato la docente, sottolineando come il filosofo greco utilizzi l’analisi dei sogni per affrontare temi centrali della teoria della conoscenza. Per Aristotele, infatti, la percezione non agisce da sola, ma è strettamente connessa all’immaginazione, facoltà che contribuisce alla formazione delle immagini che popolano il nostro mondo onirico.
Particolarmente significativo è il tentativo del filosofo di offrire una spiegazione razionale di un fenomeno che per secoli è stato interpretato in chiave soprannaturale. Secondo Aristotele, durante la vita quotidiana le esperienze sensoriali lasciano delle tracce che vengono successivamente rielaborate dall’immaginazione nel sonno. I sogni, quindi, non rappresentano una visione fedele della realtà, ma il risultato della riorganizzazione di percezioni ed esperienze vissute.
Dalle riflessioni filosofiche il dialogo si è poi spostato sul percorso personale della relatrice. Pentassuglio ha raccontato come il suo incontro con la filosofia antica sia stato segnato dalla figura di Socrate, scoperta durante gli anni universitari alla Sapienza di Roma. Da quel momento, lo studio del filosofo ateniese e della letteratura socratica è diventato uno dei principali campi della sua attività di ricerca.
In chiusura, la docente si è soffermata sul valore della filosofia antica per le nuove generazioni. «Studiare gli antichi - ha osservato - significa confrontarsi con modi di pensare lontani dai nostri e imparare a guardare il mondo da prospettive differenti». Un esercizio che stimola il pensiero critico e la capacità di comprendere realtà e culture diverse.
L’intervista della professoressa Pentassuglio ha così offerto non soltanto un approfondimento sul pensiero di Aristotele, ma anche uno spunto per riflettere sul ruolo della filosofia oggi. Un dialogo tra passato e presente che conferma come le domande degli antichi continuino, ancora oggi, a parlare al nostro tempo.
Dal sogno profetico al sogno interiore: Chiara Marasco racconta l’evoluzione dell’onirico nell’ultimo Svevo
Al XVIII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, una conferenza dedicata al valore del sogno come strumento di interpretazione della realtà, dall’antichità al Novecento
A cura di Carmen Pontoriero
Dal sogno profetico al sogno interiore: Chiara Marasco racconta l’evoluzione dell’onirico nell’ultimo Svevo
Al XVIII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, una conferenza dedicata al valore del sogno come strumento di interpretazione della realtà, dall’antichità al Novecento.
Un viaggio lungo secoli, attraverso letteratura, filosofia e psicologia, per comprendere come il sogno abbia continuato a interrogare l'uomo mutando significato nel corso della storia. È questo il percorso tracciato dalla prof.ssa Chiara Marasco dell’Università della Calabria nel corso della relazione “Dal sogno atroce al sogno della rigenerazione: dimensione onirica e vita vera nell’ultimo Svevo”, tenuta durante la quarta sessione del XVIII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Cultura Classica.
Fin dall’inizio del suo intervento, la relatrice ha sottolineato come il sogno sia uno dei temi più duraturi della cultura occidentale. Pur cambiando linguaggi, interpretazioni e contesti storici, esso continua a porre interrogativi essenziali sul rapporto tra realtà, verità e conoscenza.
Per questo motivo il percorso proposto non si è limitato all’opera di Italo Svevo, ma ha preso avvio dal mondo antico. Richiamando il celebre episodio delle due porte dei sogni nell’Odissea, quella d’avorio e quella di corno, la studiosa ha evidenziato come già la cultura greca si sia confrontata con il problema dell’interpretazione: il sogno può rivelare la verità, ma può anche ingannare, rendendo necessario un continuo lavoro di decifrazione.
La riflessione è poi proseguita con Artemidoro e la sua classificazione sistematica dei sogni, presentata come uno dei primi tentativi di costruire una vera e propria “grammatica dell’interpretazione”. Da qui il passaggio alla modernità, con riferimenti a Calderón de la Barca e a Schopenhauer, autori nei quali il confine tra vita e sogno diventa sempre più labile e problematico.
Secondo la docente Marasco, è proprio su questo terreno culturale che si inserisce l’opera di Italo Svevo. Lo scrittore triestino raccoglie una lunga tradizione e la rielabora alla luce delle inquietudini della modernità. Pur conoscendo Freud e la psicoanalisi, Svevo non trasforma il sogno in un semplice strumento terapeutico, ma lo utilizza come materiale narrativo capace di mettere in crisi ogni certezza.
Particolarmente interessante è stata l’analisi del percorso che conduce dalla Coscienza di Zeno alle opere dell’ultima fase della produzione sveviana. La relatrice ha mostrato come il sogno assuma funzioni diverse e sempre più complesse: non più soltanto visione o premonizione, ma spazio in cui memoria, desiderio e scrittura si intrecciano continuamente.
Al centro della conferenza sono state poste soprattutto opere come “Vino generoso” e “La rigenerazione”, nelle quali il tema della cura e del rinnovamento si accompagna costantemente a una dimensione paradossale. Nell’universo sveviano, infatti, ciò che promette guarigione può trasformarsi in minaccia, mentre il desiderio di recuperare la giovinezza finisce spesso per rivelare la fragilità e i limiti della condizione umana.
Significativa anche la lettura dell’epilogo della Coscienza di Zeno, interpretato come una sorta di profezia moderna. Non si tratta più della voce di un dio o di un oracolo, ma di una visione elaborata dall’uomo stesso, che proietta sull’intera umanità le proprie paure e le proprie contraddizioni. In questa prospettiva, la celebre immagine della catastrofe finale assume il valore di una riflessione sulle ambiguità del progresso e sull’impossibilità di una guarigione definitiva.
Nel corso della relazione è emersa con forza l’idea che sogno e letteratura condividano una caratteristica fondamentale: entrambi richiedono interpretazione. Né il testo né l’esperienza onirica offrono significati immediati e univoci; al contrario, invitano il lettore e il sognatore a confrontarsi con una realtà complessa, spesso contraddittoria.
La conferenza si è conclusa con una riflessione sul valore conoscitivo del sogno nell’opera sveviana. Lungi dall’essere una semplice evasione dalla realtà, esso diventa uno spazio privilegiato attraverso cui esplorare desideri, paure e conflitti interiori. Un luogo in cui la letteratura continua a interrogare l’uomo e a mettere in discussione le sue certezze, dimostrando ancora una volta la propria straordinaria attualità.
Il classico per definizione è eterno e i valori trasmessi della classicità sono fertili anche nel mondo contemporaneo
Davide Paolillo, ai microfoni dello School Times : < non vi sia una dicotomia fra cultura classica e cultura scientifica»
A cura di Lucia Catania, Matilda Colacchio, Wisal Sina e Federica Vita
Seneca: «Tu credi di uscire quando ti presenti di fronte al pubblico? No, tu sorgi»
Nel De Clementia il filosofo usa il verbo “sorgere - oriris”, per trasformare l’apparizione in pubblico di Nerone nell’inizio di un nuovo giorno solare.
Durante la seconda giornata del XVIII Congresso Nazionale dell’A.I.C.C., a Palazzo Gagliardi, il docente di lettere e documentarista parlamentare Davide Paolillo si è soffermato su “Nerone, l’Oriente e l’isopsefia” riflettendo su come la figura di Nerone fosse «equiparata alle figure solari».
Nel mondo antico le parole e i numeri avevano un potere quasi magico. Attraverso l’isopsefia, una tecnica che associava ad ogni lettera un valore numerico, gli antichi credevano che due parole con la stessa somma condividessero lo stesso destino. La corte di Nerone sfruttò questo principio per la sua propaganda politica. Il nome greco dell’imperatore, Neron, dava come somma 1005, lo stesso valore della parola Eos, cioè l’Aurora, il Sole che sorge. Per l’epoca era la prova che Nerone fosse destinato a portare la nuova Era dell’Oro. Per Svetonio Nerone nacque all’alba e per Seneca non “usciva»” in pubblico, ma “sorgeva”. Durante la visita di Tiridate si presentò persino vestito da Mithra, dio solare il cui nome greco dava come somma 365, quanti i giorni dell’anno. Ma il potere dei numeri era un’arma a doppio taglio. Se chi seguiva l’imperatore usava i calcoli per enfatizzarlo, i suoi nemici usarono la stessa tecnica per distruggerlo. Per la tradizione ebraica e per i primi cristiani, perseguitati sotto il suo regno, Nerone divenne il simbolo del male assoluto. Usando la gematria (l’isopsefia ebraica), le lettere del suo nome sommate danno 666: il tanto conosciuto “numero della Bestia” citato nell’ Apocalisse di Giovanni. Così ciò che doveva far apparire Nerone come un dio solare, finì per trasformarlo nell’ Anticristo per eccellenza.
Note antiche per un poeta on the road: la lezione di Antonia Piva tra Bob Dylan e i miti del passato
Nel corso della seconda giornata del XVIII Congresso Nazionale AICC, la filologa Antonia Piva ha guidato la platea in un viaggio affascinante tra la biografia di bob dylan e i parallelismi della musica moderna con il mondo greco-latino.
A cura di Lara Russo e Tina Piserà
Tra i momenti più attesi e coinvolgenti della giornata di sabato 3 ottobre 2026, nell'ambito del XVIII Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Cultura Classica (AICC), c'è stato l'intervento presieduto e tenuto dalla studiosa, filologa e classicista Antonia Piva.
Ha saputo conquistare la platea attraverso una lezione di altissimo profilo scientifico e divulgativo, dal titolo emblematico: "Le katabasi di Bob Dylan, fonti antiche di un poeta on the road".
Con l'acume critico che contraddistingue la sua ricerca sulla ricezione del testo antico nella cultura contemporanea, la relatrice ha condotto il pubblico lungo un percorso a doppio binario. Da un lato, l'esplorazione attenta della biografia e della poetica del cantautore americano; dall'altro, l'affascinante riassunzione dei modelli e dei tòpoi della letteratura greca e latina.
Il cuore della relazione si è concentrato sul concetto filologico di katabasi — la discesa rituale agli Inferi compiuta dagli eroi dell'antichità come Ulisse, Enea o Orfeo. Antonia Piva ha dimostrato come questo archetipo dell'attraversamento del buio, della ricerca della verità nei luoghi della memoria e dell'incontro con le ombre del passato risuoni profondamente nelle liriche di Dylan. Il "poeta on the road", figura nomade per eccellenza, attinge consapevolmente e inconsapevolmente alle radici dell'epica classica, trasformando il proprio viaggio musicale e spirituale in un moderno cammino di sprofondamento e rinascita.
La disamina ha evidenziato come l'opera di Bob Dylan sia intrisa di un denso tessuto intertestuale: echi di poesia oraziana, tensioni tragiche ed evocazioni mitiche si intrecciano con il folk e il blues, dimostrando ancora una volta che il pensiero classico non è una relicola del passato, ma un linguaggio universale in grado di attraversare i secoli e nutrirsi dei linguaggi più disparati.
Sogni, simboli e immaginazione nel pomeriggio del Congresso AICC a Palazzo Gagliardi
Un viaggio affascinante attraverso epoche, culture e linguaggi diversi, tutti accomunati dal filo conduttore
del congresso: sogni, visioni e profezie.
A cura di Rebecca Monteleone e Carmen Pontoriero
Ad aprire i lavori è stato il professor Mario Lentano, ordinario di Lingua e Letteratura Latina all'Università di Siena, con la relazione “Dalla Vestale alla Madonna. Sogni di alberi tra antico e moderno”. L'intervento ha mostrato come simboli e immagini provenienti dal mondo antico abbiano attraversato i secoli, trasformandosi e continuando a vivere nell'immaginario culturale e religioso dell'età moderna.
Successivamente, Davide Paolillo, docente di lettere, normalista e documentalista parlamentare, ha approfondito il rapporto tra storia e simbolismo con la conferenza “Nerone, l'Oriente e l'isopsefia”. Partendo dalla figura dell'imperatore romano, l'intervento ha esplorato i rapporti tra Roma e l'Oriente e il significato attribuito ai numeri e ai loro possibili messaggi nascosti nella cultura antica.
La terza sessione si è conclusa con la presentazione di Ἐποχή, la rivista semestrale dell'AICC curata dalla delegazione vibonese “Carlo Diano”, uno strumento di divulgazione e approfondimento che testimonia il costante impegno dell'associazione nella valorizzazione degli studi classici.
Dopo una breve pausa, i lavori sono ripresi con la quarta sessione.
La professoressa Chiara Marasco, docente di lettere e cultrice di Letteratura italiana presso l'Università della Calabria, ha proposto una riflessione sull'opera di Italo Svevo attraverso l'intervento “Dal sogno atroce al sogno della rigenerazione: dimensione onirica e vita vera nell'ultimo Svevo”. La relazione ha evidenziato il ruolo del sogno come spazio di crisi, ma anche come occasione di rinascita e ricerca di autenticità nell'esperienza umana.
A seguire, Valentina Arena, dottoressa in Lettere Classiche presso l'Università “La Sapienza” di Roma, ha presentato “Sognare il possibile, la favola come soglia di immaginazione nel carcere”. L'intervento ha posto l'attenzione sul potere della narrazione e dell'immaginazione, capaci di aprire nuovi orizzonti anche in contesti segnati dalla limitazione della libertà, dimostrando come la cultura possa diventare strumento di crescita e riscatto.
La giornata si è conclusa con una discussione tra relatori e partecipanti, seguita da un raffinato intermezzo musicale affidato al maestro Daniele Paolillo al pianoforte. Le esecuzioni della Sonata op. 50 n. 3 di Clementi, del Sonetto 104 del Petrarca, del Notturno n. 3 "Sogno d'amore" e della Rapsodia ungherese n. 6 di Liszt, hanno accompagnato il pubblico verso la conclusione di un pomeriggio intenso, in cui letteratura, storia, filosofia e musica hanno dialogato nel segno della classicità e dell'immaginazione.
La seconda giornata del congresso ha così confermato la straordinaria capacità del mondo classico di continuare a generare riflessioni attuali, dimostrando come il sogno possa essere ancora oggi una chiave privilegiata per comprendere l'uomo, la cultura e il suo rapporto con il futuro.
I sogni dei ragazzi del Liceo Classico “Michele Morelli”
Dalla cultura antica alle difficoltà di domani: desideri, traguardi e determinazione dei giovani.
A cura di Lucia Catania, Matilda Colacchio, Rossella Lazzaro, Wisal Sina, Giulia Sirgiovanni e Federica Vita
Nel corso dell’ultima giornata del XVIII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, presso il Liceo Scientifico “Giuseppe Berto”, gli alunni Sofia Barbieri, Erika Cinzia Burgisano, Lavinia Lazzaro, Rocco Cantafio, Vincenzo Fortuna, Elisa Ferito, Maria Falsetti e Beatrice Chimirri del Liceo Classico “M. Morelli” hanno riflettuto sul valore dei classici e sulle proprie aspirazioni. Dalle loro parole è emerso come la cultura classica possa diventare una guida per affrontare la vita di tutti i giorni. Per Sofia «sognare a questa età è un atto di coraggio» utile a trasformare le fragilità in punti di forza, mentre Lavinia ha rivendicato il diritto di non conformarsi «In un mondo ossessionato dalla perfezione, il mio sogno è semplicemente essere me stessa». Molti interventi hanno messo al centro il riscatto personale e del territorio. Erika ha ricordato che «per volare alto servono radici salde», mentre Rocco ha proposto una «rivoluzione dell’animo» mossa dalla voglia di superare ogni ostacolo. Vincenzo, invece, ha immaginato un futuro d'uguaglianza dove la diversità sia una ricchezza, ed Elisa ha ricordato che la scuola non deve fermarsi alla teoria ma formare cittadini consapevoli. Infine, Beatrice e Maria hanno mostrato come lo studio possa abbattere l'indifferenza e unire le persone. Tutti questi pensieri hanno dimostrato che per costruire il domani bisogna prima saper custodire la memoria del passato.
La parola che unisce: il XIII Congresso AICC attraverso lo sguardo degli studenti
Quando la tradizione classica incontra la comunicazione moderna: il reportage completo tra interviste, social e dirette radio.
A cura di Tina Piserà
C’è un momento preciso in cui la scuola smette di essere solo un’aula con quattro mura e si trasforma in una finestra aperta sul mondo. Per gli studenti del Liceo Scientifico “G. Berto” di Vibo Valentia, quel momento si è acceso tra il 2, il 3 e il 4 ottobre,
quando la città si è trasformata nel cuore pulsante della cultura classica per il XIII Congresso Nazionale dell’AICC (Associazione Italiana di Cultura Classica).
Tre giornate intense, un itinerario diffuso tra le sedi storiche del Liceo Classico "Michele Morelli", l'elegante cornice di Palazzo Gagliardi e le aule
al Liceo Scientifico"Giuseppe Berto".
Ma, soprattutto, tre giorni vissuti non da semplici spettatori, ma da protagonisti dell'informazione.
Mentre i relatori e gli esperti dibattevano sul palco, dietro le quinte c’era un altro motore in pieno movimento: quello degli studenti. Dividersi tra taccuini, telecamere, microfoni e scalette social non è stato un semplice esercizio di scuola, ma un’esperienza sul campo di alto valore formativo. La squadra dello School Times, la redazione giornalistica del “Berto” , ha seguito passo dopo passo i lavori, catturando le parole dei relatori, estrapolando dettagli, ponendo domande dirette durante le interviste e traducendo concetti complessi in articoli per il sito online. Contemporaneamente, il team social ha lavorato a ritmo serrato per raccontare l'evento in tempo reale, sincronizzando storie, post e aggiornamenti tra Instagram e Facebook per portare l'energia del Congresso al di fuori dei palazzi.
Accanto alla carta stampata e al digitale ha fatto sentire forte la sua voce anche Berto On Air, la radio della scuola vibonese, che ha trasformato il brusio dei corridoi in un flusso continuo di voci, emozioni e battiti. Passarsi il microfono prima di un'intervista importante, gestire l'ansia di una domanda a un docente universitario, trovare il tempo perfetto per far quadrare una diretta: sono stati gesti spontanei, dettati da una passione vera e dalla voglia di fare bene.
Cosa rimane di questa esperienza? Sicuramente la fatica felice di chi corre da una sede all'altra con le cuffie al collo e gli appunti in mano, ma soprattutto la consapevolezza che la cultura non è qualcosa di polveroso o lontano. Quando la parola scritta e parlata si mette in gioco, diventa viva, accessibile e vicina.
In questi tre giorni la redazione dimostrato che fare giornalismo a scuola significa assumersi la responsabilità di raccontare ciò che accade, superare la timidezza davanti a una telecamera e lavorare insieme come una vera squadra. Un impegno costante, dal primo mattino fino all'ultimo scatto, per dimostrare che i giovani non solo ascoltano la storia e la cultura del proprio territorio, ma hanno tutte le carte in regola per raccontarla al meglio.