Il connubio tra intelligenza artificiale e biologia: “Big data in biologia: AI o non AI”
Il connubio tra intelligenza artificiale e biologia: “Big data in biologia: AI o non AI”
Il professore Ugo Borello, neurobiologo presso l’Università di Pisa, nel corso del primo incontro del Festival delle scienze 2024 - NEURONIA ha incontrato gli allievi del "Berto"
Giuseppe Iannello e Antonio Iannello - 16 Aprile 2024
Il primo convegno “Big data in biologia: AI o non AI”, moderato dallo studente Pasquale Loiacono e che si è svolto nell’Aula Magna del Liceo scientifico “G. Berto”, ha avuto come ospite principale il professore Ugo Borello, affiancato dal suo allievo Giuseppe Neri. Nel corso dell’esposizione sul connubio tra intelligenza artificiale e biologia, il docente di neurobiologia presso l’Università di Pisa si è soffermato in modo particolare sull’utilizzo dell’AI (artificial intelligence) e sulle sue diverse applicazioni pratiche nel campo della biologia.
«Esistono varie analogie e differenze - ha affermato il docente - tra ML (Machine Learning), ovvero l’apprendimento automatico delle macchine, DL (Deep Learning), un tipo di apprendimento che è caratterizzato da algoritmi che si ispirano al funzionamento del cervello umano. esiste poi l'intelligenza artificiale, cioè la capacità delle macchine di mimare l’intelligenza umana. A questi si aggiunge - ha continuato il neurobiologo - uno strumento utilizzato in particolar modo dalla ricerca: si tratta del Data Science e riguarda l’elaborazione e l’estrazione di dati relativamente nascosti. Il Machine Learning si divide in un funzionamento supervisionato dove i dati sono etichettati e un funzionamento non supervisionato dove i dati non sono classificati. Il Deep Learning presenta un funzionamento basato su reti neurali profonde divise a strati, mentre queste reti artificiali implementano solo statistiche, l’uomo formula una rappresentazione simbolica del mondo e la condivide con altri uomini per mezzo del linguaggio».
«Ciò che distingue il nostro cervello dall’AI - ha spiegato il docenti di neurobiologia - è la capacità che questa ha nella classificazione di enormi quantità di dati che vengono forniti, a favore dell’AI, e la coscienza, ovvero la diffusione globale di informazioni nella corteccia cerebrale, insieme al processo cognitivo, sono le caratteristiche a favore dell’uomo». Una particolare metafora che il professor Borello ha utilizzato durante la sua esposizione è quella del “Pandemonium”, coniata nel 1959 da John Selfridge, pioniere dell’AI, con l’intento di rappresentare le figure di diversi “demoni” che operano per identificare i dettagli di un’immagine. la metafora riprende, dunque, il funzionamento della corteccia cerebrale umana, formata da 6 strati. Il concetto di Deep Learning è utilizzato in programmi come Chat Gpt che svolge varie funzioni come assistenza didattica e scrittura di codice. «Il diluvio di dati che abbiamo ormai a disposizione è imponente, - ha precisato Borello - di fronte a questo problema l’AI viene in aiuto per razionalizzare questa immensa quantità di dati, come nel caso della regolazione genica e nella compattazione del DNA».
Secondo il neurobiologo, il cervello umano è pronto all’uso e predisposto sin dalla nascita ad un’idea di mondo, le funzioni cerebrali accresceranno, in seguito, grazie all’interazione con l’ambiente e all’apprendimento. «La scuola, infatti, plasma il cervello» ha concluso il professor Ugo Borello.