Siamo nella Roma barocca della metà del XVII secolo, un’epoca di sfarzo, marmi e intrighi. Nicola Giorno non è un emarginato, ma il pupillo prediletto della corte pontificia. Figlio di un nobile decaduto, cresce all'ombra dei Giardini Vaticani. Mentre i suoi coetanei si sfidano nella scherma, Nicola viene sorpreso spesso dal Pontefice (probabilmente Innocenzo X o Alessandro VII) accovacciato tra le radici dei lecci.
Il Papa, affascinato dall'intelletto del giovane, vede in lui un nuovo tipo di scienziato: un uomo capace di leggere la firma di Dio nelle creature più umili. Nicola ottiene il permesso speciale di studiare i funghi delle tenute papali di Castel Gandolfo, diventando in breve il "Micologo di Sua Santità". In questo periodo d'oro, Nicola indossa vesti di seta porpora e gode di una libertà di ricerca senza precedenti.
Nicola scopre che certi funghi hanno proprietà guaritrici prodigiose. Cura le febbri dei cardinali e le emicranie del Papa con decotti segreti. È l'uomo più influente di Roma, ma il suo legame con la terra inizia a spaventare i teologi più rigidi. Nel manoscritto mezzo distrutto si legge:
"...il Papa lo teneva al suo fianco come un oracolo, ma Nicola guardava più alle radici che alle stelle."
Il periodo storico è segnato dalla transizione tra la fede cieca e l'illuminismo nascente; la scienza di Nicola è troppo avanti, o forse troppo antica.
La fortuna volge al deserto. Con la morte del suo protettore papale e l'ascesa di una fazione intransigente, Nicola viene accusato di trarre il suo potere non da Dio, ma dalle "esalazioni infere" del sottosuolo.
Le sue ultime ore sono descritte nel manoscritto con toni tragici. È il 21 ottobre 1689. Nicola non è più nelle grazie del trono: è braccato.
L'ultimo decotto: Si dice che, pochi istanti prima di essere raggiunto dal sicario, Nicola stesse catalogando una nuova specie di fungo trovata nelle cripte.
L'agguato: Non fu un brigante qualunque a colpire. Le ultime righe leggibili del testo suggeriscono che l'assassino indossasse "calzari troppo fini per un uomo di strada", chiaro riferimento a un sicario inviato dalla stessa Chiesa che un tempo lo osannava.
Morì dissanguato su un tappeto di muschio, stringendo tra le mani l'unico manoscritto che avrebbe tramandato il suo nome. Il suo corpo fu gettato in una fossa comune dove oggi sorge Viale Palmiro Togliatti, condannando la sua gloria terrena all'oblio del cemento, finché il 2026 non ha deciso di riportare la sua ombra alla luce.
Il manoscritto di San Nico Giorno è ora custodito nella chiesa di Santa Maria Addolorata