Erika Nicchiosini – CORRIERE dell’ARTE (07 marzo 2008)
”Per Romilda Cuniberto, è centrale il tema della consecutio tra pieni e vuoti, tra pesi e
leggerezza. Nelle opere, tutte ottenute in bianco,è vivido il confronto tra oriente e occidente,tra
la cultura della velocità e della distrazione e quella dell’equilibrio e della riflessione. Nelle
opere della Cuniberto si scorge lo sforzo, la passione per il movimento continuo, la volontà di
abbracciare lo spazio o di protendervisi.
Non vi sono mai riferimenti a forme conosciute: il soggetto formale scompare per lasciare
posto al concetto, scompaiono veri e propri riferimenti geometrici lasciando spazio a curve
imperfette, a superfici apparentemente instabili, ma ben radicate al suolo, pesanti, alla ricerca
di un equilibrio che nasce dalla terra su cui poggiano a confermare la massima zen che
afferma che l’energia nasce dai piedi. Ed è così difficile scoprire il vero punto di vista da cui
osservare le opere della Cuniberto, perché manca: semplicemente non c’è perché è globale,
per poter comprendere è necessario distaccarsi dalla visione materiale dell’oggetto ed
usufruire di metodi percettivi. Viene oltremodo voglia di abbracciare le opere di Romilda, per
entrare in contatto con la materia perfettamente e amorevolmente modellata dall’artista e per
poter entrare in simbiosi con essa, parte totalizzante del vorticismo che diventa la principale
ragione d’essere”.
Erika Nicchiosini – CORRIERE dell’ARTE (07 marzo 2008)