VUOTO COSMICO
Vuoto Cosmico è il punto di arrivo di un iter di ricerca condotto negli anni dall'artista che l'ha vista indagare ed esperire attraverso le sue opere il concetto di “vuoto positivo” in scultura. Il concetto di Vuoto a cui lei fa riferimento, nella sua lunga indagine di “ricercatrice laica” (come ama definirsi) è quello di matrice estremo orientale, nucleo di esperienze filosofiche taoiste, infinita condizione di possibilità e condizione necessaria per l'emergere e l'esistere di un “pieno”.
La scultrice ripercorre il filone artistico che vede il vuoto assumere un ruolo attivo in scultura; come non pensare alle prime cavità, non semplici interstizi, scavate da Moore nelle sue opere? In esse si percepisce la complementarietà di forma e spazio ed una nuova dignità per il concetto di spazio cavo che si fa denso, come riempito d'aria, fulcro energetico e non elemento passivo.
Ma qual è l'origine dell'opera presentata dall'artista? Quali sentieri e Vie ha percorso la sua mente prima di concretizzare questo candido vortice di energia?
Ripercorriamo con lei alcune di queste vie percorse, esplorate lungamente e strumento di “ritorno” artistico.
La scultura presentata non deriva da una visione geometrica, algida, razionale, non tende alla rigida perfezione; non nasce da calcoli e curve geometriche bensì contiene in sé l'eleganza dell'imperfezione, quel quid impalpabile che anima ogni forma vivente, viva, pulsante e non cristallizzata dalla morte.
Non avendo un punto di vista rigido e geometrico, l'opera si sottrae ad una visione statica, ci suggerisce vari punti di vista, in sua presenza siamo assaliti da una sorta di spiazzamento, un impulso a muoverci, ad esplorare lo spazio attorno ad essa alla ricerca di nuove prospettive; movimento dello sguardo che si fa movimento metafisico, niente è mai come appare ad un primo sguardo, vi è sempre un “oltre” da percorrere e indagare.
Quel Vuoto ci chiama, ci invita ad entrare in un tunnel che sembra connettere due realtà, due piani di esistenza, due mondi e due tempi, per riportarci all'Origine di ogni cosa.
Non avendo un colore, o meglio essendo il colore di Vuoto Cosmico il bianco, equivalente alla somma di tutti i colori, non può che condurci sul cammino della Luce, e di tutte le simbologie ad essa collegate, Luce come emanazione di un Assoluto in cui forma e materia coesistono dalla notte dei tempi e per l'eternità in una “Danza Cosmica”creatrice.
La superficie di quest'opera, la sua epidermide, trasmette ulteriormente questa tensione, questa ricerca di assoluto, di “smaterializzazione della materia”. Ulteriore via percorsa dalla nostra scultrice nella sua lunga esplorazione sul crinale degli “opposti complementari “di vuoto-pieno, luce-buio, forma- materia, peso-levità. La grande e pesante forma curvilinea grazie alla sua superficie sembra gonfiarsi, lievitare come una pasta madre, divenire leggera ed aerea a dispetto dello spazio occupato; ne sorge nuovamente quel senso di “spiazzamento” a cui accennavamo all'inizio.
Nell'opera Vuoto Cosmico la parte centrale vuota funge da “attrattore gravitazionale” che come un vortice condensa e moltiplica l'energia che la massa emana oltre i suoi confini materiali, abbiamo così modo di “sentire” e “vedere” proseguire nel vuoto le forme curve, che si estendono oltre i propri contorni fisici.
La scultrice ci suggerisce come il vuoto si riempia e il pieno si svuoti in una sorta di “respiro” cosmico, vitale e onnipresente nelle forme della natura a cui si ispira: foglie, fiori, conchiglie, galassie spiraliche, con le loro dolci curve commuovono e incantano, catturano la sensibilità di chi ha occhi in grado di vedere...
Carla Bidone