Olympe de Gouges (1748-1793)
Olympe de Gouges, pseudonimo di Marie Gouze, fu drammaturga e attivista politica, oggi ricordata come una delle prime teoriche dei diritti delle donne. Sin dagli esordi della Rivoluzione nel 1789, de Gouges si impegnò nella difesa dei principi di libertà ed eguaglianza in senso universale, denunciando l’esclusione delle donne dalla cittadinanza attiva sancita dalle nuove leggi rivoluzionarie. Nel 1791 compose la sua opera più celebre, la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, un audace testo in risposta alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789. In essa Olympe affermava esplicitamente l’uguaglianza naturale e giuridica tra i sessi: «La Femme naît libre et demeure égale à l’homme en droits» – “La donna nasce libera e resta uguale all’uomo nei diritti”[1]. Questo documento rivela la lucidità con cui de Gouges riconobbe la parzialità del discorso rivoluzionario ufficiale, smascherandone il carattere androcentrico: nonostante i proclami di diritti “universali”, di fatto tali diritti venivano applicati esclusivamente agli uomini, escludendo metà del genere umano[2]. Nel preambolo, rivolgendosi provocatoriamente agli uomini, Olympe chiede: «Homme, es-tu capable d’être juste? C’est une femme qui t’en fait la question» – “Uomo, sei capace di essere giusto? È una donna che te lo chiede”[3]. Con questo e altri passaggi, la Dichiarazione dei diritti della donna anticipa temi cardine del femminismo moderno, rivendicando per le donne il diritto all’educazione, alla partecipazione politica, alla proprietà e persino il diritto di salire sia sulla tribuna sia sul patibolo (come recita ironicamente l’art. X)[4]. Si trattava di un manifesto rivoluzionario nel rivoluzionario: Olympe de Gouges auspicava una trasformazione radicale della condizione femminile, inserendo le donne a pieno titolo nel patto sociale e nella nuova comunità politica nata dalla Rivoluzione.
L’impegno di Olympe de Gouges non si limitò alle rivendicazioni femministe. Negli stessi anni ella scrisse e pubblicò numerosi opuscoli e testi politici, affrontando alcuni dei temi più caldi del dibattito rivoluzionario. Denunciò ad esempio la schiavitù coloniale in un dramma del 1789 (L’Esclavage des Noirs), anticipando di anni l’abolizione formale della tratta atlantica[5]. Intervenne sul problema dell’assistenza ai poveri e agli orfani, propose riforme per gli ospedali e le maternità, sostenne la necessità di una tassazione più equa per risanare le finanze statali[6][7]. Prese posizione anche sulle questioni istituzionali: inizialmente favorevole a una monarchia costituzionale, col deteriorarsi degli eventi si schierò con le fazioni repubblicane più moderate (i Girondini), opponendosi agli eccessi violenti dei rivoluzionari radicali (i Montagnardi). Dopo la caduta della monarchia, Olympe difese Luigi XVI da una condanna sommaria, proponendo piuttosto di sottoporlo a referendum popolare: in un opuscolo intitolato Olympe de Gouges au Tribunal révolutionnaire (1792) implorò indulgenza per il re deposto, gesto che le attirò l’odio dei faziosi più estremisti. Nel luglio 1793, in pieno Terrore, compose un manifesto politico intitolato Le Trois Urnes ou le salut de la Patrie, nel quale tornò a proporre una consultazione popolare sulla forma di governo futura della Francia (monarchia, repubblica federale o repubblica indivisibile)[8]. Questo approccio, che oggi definiremmo democratico e anti-autoritario, fu però interpretato come propaganda controrivoluzionaria dai giacobini al potere. Mentre affiggeva il manifesto, Olympe de Gouges venne arrestata nell’estate 1793 e imprigionata[8]. Sottoposta a processo innanzi al Tribunale Rivoluzionario, fu accusata di aver auspicato la restaurazione monarchica e di essere “una donna che ha dimenticato le virtù del suo sesso” (questa l’infamante motivazione addotta dall’accusa)[9]. Malgrado la strenua difesa – rivendicò in aula il diritto di parola femminile dicendo: «Se la donna può salire sul patibolo, deve poter salire anche alla tribuna» – fu riconosciuta colpevole in un processo sommario e condannata a morte[8]. Olympe de Gouges salì coraggiosamente sul patibolo il 3 novembre 1793, pochi giorni dopo l’esecuzione di Marie Antoinette e pochi giorni prima di quella di Madame Roland, altre due donne illustri travolte dal Terrore[10]. Secondo le cronache, sul carretto dei condannati mostrò fierezza e dignità, affrontando la morte come un’ultima testimonianza della sua fede nei principi di giustizia e libertà. La stampa rivoluzionaria giacobina tuttavia esultò per la sua fine diffamandone la memoria: un giornale la definì una donna “dall’immaginazione esaltata” che aveva osato pensarsi legislatrice e che ora veniva punita per le sue “manie”[11][12]. In realtà, con Olympe de Gouges scompariva una delle voci più coraggiose e scomode della Rivoluzione, una pioniera del femminismo i cui scritti – riscoperti dalla storiografia recente – prefigurano le lotte per i diritti civili e politici delle donne nel secolo successivo[13][6].
Note: Tra le opere lasciate da Olympe de Gouges spiccano, oltre alla citata Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1791)[14], numerosi scritti politici pubblicati fra il 1788 e il 1793 (Écrits politiques in due volumi[15][16]) nonché testi teatrali in cui affrontava temi sociali e politici (Zamore et Mirza sulla schiavitù, 1788). Una ricostruzione approfondita della sua vita e del suo pensiero si deve allo storico Olivier Blanc, autore di una fondamentale biografia (ed. 2014) basata su ricchi materiali d’archivio[17][18]. In italiano, della Dichiarazione esistono traduzioni e commenti recenti[19]. Olympe de Gouges fu a lungo dimenticata, ma il bicentenario della Rivoluzione (1989) ne ha rilanciato gli studi: oggi è riconosciuta come una figura chiave nella genealogia dei diritti delle donne[20][21].
UOMO, sei capace di essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; e almeno questo diritto non potrai toglierglielo. Dimmi, chi ti ha dato il potere assoluto di opprimere il mio sesso? La tua forza? I tuoi talenti? Osserva il creatore nella sua saggezza; percorri la natura in tutta la sua grandezza, a cui sembri voler aspirare, e mostrami, se ne hai il coraggio, un solo esempio di questo dominio tirannico.
Risalendo al regno animale, consultando gli elementi, studiando i vegetali, osservando infine ogni forma di materia organizzata, ti invito a riconoscere l’evidenza quando te ne offro i mezzi: cerca, indaga e distingui, se ne sei capace, i sessi nell’amministrazione della natura. Li troverai ovunque confusi, ovunque cooperano in armonia alla realizzazione di questo capolavoro immortale.
Solo l’uomo si è costruito un principio su questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza ma degenerato, in questo secolo di lumi e di sagacia, resta nella più crassa ignoranza e pretende di comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali. Vuole godere della Rivoluzione e rivendicare i suoi diritti all’uguaglianza… ma solo per sé.
Da decretare dall’Assemblea nazionale nelle sue ultime sedute o in quelle della prossima legislatura.
PREAMBOLO
Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di essere costituite in Assemblea nazionale. Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le uniche cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna. Questo affinché tale dichiarazione, sempre presente alla coscienza di tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i propri diritti e doveri; affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere costantemente confrontati con lo scopo di ogni istituzione politica, siano più rispettati; affinché le rivendicazioni delle cittadine, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, contribuiscano sempre al mantenimento della costituzione, dei buoni costumi e della felicità di tutti.
Di conseguenza, il sesso superiore per bellezza come per coraggio, nelle sofferenze materne, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina:
Articolo I.
La donna nasce libera e resta uguale all’uomo nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune.
Articolo II.
Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della donna e dell’uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e, soprattutto, la resistenza all’oppressione.
Articolo III.
Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione, che non è altro che l’unione della donna e dell’uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitare autorità che non derivi espressamente da essa.
Articolo IV.
La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto ciò che appartiene ad altri; così l’esercizio dei diritti naturali della donna ha come unico limite la tirannia perpetua che l’uomo le oppone; questi limiti devono essere riformati dalle leggi della natura e della ragione.
Articolo V.
Le leggi della natura e della ragione proibiscono ogni azione nociva alla società: tutto ciò che non è vietato da queste leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che esse non prescrivono.