il 25 febbraio 2026 si è svolto l'Open Day della sede INAF-OAR di Roma.
In questa giornata le studentesse e gli studenti universitari hanno potuto assistere a interventi divulgativi e scientifici, incontrare ricercatrici e ricercatori dell’INAF per conoscere da vicino le loro attività, gli argomenti di tesi e le opportunità di carriera presso il nostro Ente.
In questo contesto, noi, personale precario della sede, con il supporto della Rete Stabilizzandi INAF, abbiamo ritenuto intellettualmente onesto integrare le informazioni sulle opportunità di carriera con quelle sulla situazione lavorativa interna all’Ente. L’obiettivo era mostrare i numeri a chi deciderà di intraprendere la strada della ricerca pubblica, tra lunghi periodi di precariato e mancanza di certezze a medio e lungo termine. Inoltre, vista la persistente incertezza sul futuro del personale precario dell’INAF, ancora poco considerata nelle sedi decisionali, abbiamo scelto di dedicare questa giornata anche a valorizzare il contributo dei precari — in tutte le forme contrattuali — alle attività istituzionali di ricerca e divulgazione.
Per questo motivo è stata messa in atto un’azione informativa.
La massiccia partecipazione alle attività istituzionali dell’Open Day da parte dei “giovani’’ Post-doc e dottorandi/e era stata caldamente incoraggiata dalla sede.
Tuttavia, noi precari INAF-OAR abbiamo deciso di astenerci per la parte divulgativa istituzionale, prediligendo un’azione informativa circa la critica situazione lavorativa nell’Ente. Tutto ciò lasciando totale libertà di adesione, al fine di non creare conflittualità tra colleghi.
La proposta iniziale, presentata con alcuni giorni di anticipo alla Direttrice dell’Osservatorio e agli organizzatori dell’evento (e successivamente al resto dei dipendenti INAF), consisteva nel fornire queste informazioni all’interno della sede in due modalità:
allestendo un banchetto informativo per parlare con i visitatori e distribuire un volantino in cui erano riportati i dati sui precari INAF presi direttamente dall’anagrafica dell’ente (dati oggettivi);
mostrando e spiegando una slide riassuntiva dell’attuale problema del precariato in INAF al termine del seminario dedicato ad illustrare le attività di ricerca della sede OAR. Questa diapositiva, riportante i numeri e i dati relativi al precariato in INAF, era stata già proiettata in altri eventi istituzionali (giornate RSN) promossi dal nostro Ente.
Purtroppo non è stato concesso il permesso per l’allestimento di un banchetto informativo all’interno dell’OAR. Allo stesso modo, non è stata autorizzata la possibilità di proiettare una diapositiva aggiuntiva, né di intervenire durante il seminario. La proiezione della diapositiva è stata vietata anche ai colleghi direttamente coinvolti nello svolgimento dell’Open Day che avevano espresso l’intenzione di mostrarla a sostegno delle istanze dei precari.
Ricordiamo che la slide mostrava:
la presenza nell’ente di un gran numero di precari con una media di 8 anni di anzianità post-dottorato pregressa,
e che i suddetti precari, a 40 anni (e oltre) di età non hanno ancora certezze lavorative nell’Ente;
inesistenza di soluzioni strutturali che evitino il ripresentarsi ciclico di sacche di precariato (da trattare ogni volta con emergenza).
Premesso ciò, non comprendiamo il divieto di mostrare questa slide e le attuali possibilità di carriera durante un Open Day, un contesto in cui riteniamo sia appropriato illustrare anche le reali capacità assunzionali dell’Ente. Quest’ultimo punto è importante per studentesse e studenti, in quanto persone adulte, prossime all’ingresso nel mondo del lavoro, pienamente consapevoli del problema del precariato.
Gli scenari di instabilità nella ricerca, infatti, li preoccupano quanto – se non più – della scelta dell’argomento di tesi. Non sorprende, quindi, che abbiano espresso con chiarezza il loro disappunto per la mancanza di informazioni approfondite sull’argomento nel contesto istituzionale dell’evento, manifestando al tempo stesso sincera solidarietà e apprezzamento verso il personale precario e verso il movimento della Rete, impegnato a sensibilizzare, affrontare e contribuire a risolvere una situazione grave che riguarda tanto loro quanto le generazioni future, anziché accettarla come una normalità.
L’azione informativa è stata perciò messa in atto, per forza di cose, all’ingresso dell’OAR.
I partecipanti all’Open day, delusi di non poter parlare con noi durante l’evento, hanno quindi ricevuto:
informazioni quantitative su un problema che loro stessi conoscono già e che - parole loro - li preoccupa da tempo;
la consapevolezza, apprezzata da tutti loro, che qualcuno vuole migliorare la situazione, affrontando un problema esistente e grave (senza nasconderlo), tanto per sé quanto per chi viene dopo, perché risolvere il precariato in INAF vuol dire permettere di svolgere il loro lavoro in condizioni più serene, oggi e domani.
Il ringraziamento espresso dagli studenti per l’accoglienza e le informazioni ricevute, insieme alla piena partecipazione alle attività dell’Open Day, rappresenta per noi un risultato positivo. Il nostro obiettivo, infatti, non era ostacolare l’evento né scoraggiare l’interesse verso la carriera nella ricerca, ma semplicemente integrare le informazioni offerte.
L’iniziativa ha incontrato scarso consenso e alcune resistenze nella sede OAR, segno che il tema resta delicato. Ciò nonostante, il sostegno ricevuto dalle nuove generazioni — il nostro futuro — conferma il valore della nostra azione. Informare chi si affaccia ora al mondo della ricerca sulle reali condizioni lavorative è fondamentale per permettere scelte consapevoli. Limitare l’accesso a informazioni complete rischia invece di introdurre giovani motivati in un sistema segnato da precarietà strutturale e forte pressione, senza una visione realistica del percorso che li attende.
Ringraziamo tutti i partecipanti alla manifestazione e chi ha attivamente sostenuto l’iniziativa dall’interno. Consideriamo questa azione un punto di partenza per iniziative simili in altre sedi INAF nel prossimo futuro.
Col dovuto rispetto, a chi ci invita a protestare altrove o in modo da non creare disturbo, rispondiamo insieme che non possiamo limitarci a un silenzio passivo, aspettando che le soluzioni arrivino come una concessione ottenuta con discrezione e sottomissione. Non è più accettabile una precarietà “normalizzata”. Le ingiustizie vanno denunciate con chiarezza e con fermezza, non sussurrate chiedendo ascolto.
Auspicando il supporto attivo di tutto il personale secondo le proprie sensibilità, sottolineiamo che il trattamento ricevuto per l’Open Day OAR e alcune reazioni contrarie fanno temere il ripetersi di episodi simili. Per questo, la causa delle stabilizzazioni e la richiesta di una politica di reclutamento a lungo termine, che superi il ricorso sistematico al precariato, richiedono un impegno concreto da parte vostra, come dimostrato dalle oltre 1000 firme alla lettera aperta.
Precari OAR aderenti all’azione e Rete Stabilizzandi INAF