Azioni di protesta Open Day OAR 25-2-2026
Carissime colleghe e carissimi colleghi,
ad un mese dalla nostra lettera aperta, come Rete Stabilizzandi desideriamo aggiornarvi circa la situazione del precariato nel nostro ente, e descrivere meglio le attività intraprese e in itinere. Usiamo ancora una volta questo canale di comunicazione consapevoli del vasto supporto dimostratoci.
La Rete Stabilizzandi e l’INAF
La Rete è composta da decine di rappresentanti locali in ognuna delle nostre 16 strutture, ciascuna delle quali coinvolge a catena tutti gli interessati, con particolare attenzione ai precari storici.
Non è quindi composta da “alcuni lavoratori precari”, bensì da centinaia di colleghi ed è stata supportata spontaneamente da quasi un migliaio di colleghi (ad oggi 972 firmatari, corrispondenti al 50% del personale TI, TD, e parasubordinato). Per questo motivo, ai sindacati dei lavoratori chiediamo quindi un maggiore riconoscimento nei confronti della Rete e che il tema della stabilizzazione continui ad essere una loro priorità. La Rete riconosce comunque tutte le rivendicazioni che le organizzazioni sindacali ritengono altrettanto urgenti e importanti (come convenzioni di previdenza complementare, valorizzazione buoni pasto, ecc.).
Alcuni di voi ci hanno contattato privatamente offrendo sostegno alla nostra causa; vi ringraziamo e vi risponderemo personalmente.
A tutti coloro che hanno chiesto la maniera migliore di aiutare, vogliamo suggerire quanto segue: fate presente e convincete la direzione della vostra sede, la Direzione Scientifica e Generale, e la Presidenza, che senza il contributo dei precari l’ente è fortemente a rischio.
Questa incertezza sulle stabilizzazioni è un danno per l’INAF.
Inoltre, la questione del precariato non è solo meramente produttiva, ma anche di benessere psicologico dei dipendenti.
A questo proposito, ringraziamo il Comitato Unico di Garanzia (CUG) dell’INAF, che in una comunicazione privata a nostro sostegno esprime “sincera solidarietà rispetto alla situazione descritta, che evidenzia ricadute significative sul benessere lavorativo, sulla qualità della vita e sulle prospettive personali di lavoratrici e lavoratori”, e si riserva di "promuovere azioni di miglioramento e orientare verso eventuali strumenti di tutela".
I numeri aggiornati
Iniziamo da qualche numero: la più recente lista ufficiale dei 310 aventi titolo alla stabilizzazione secondo Legge Madia (fine novembre 2025, ma rettificata più volte rispetto la prima versione) si può trovare a questo link: http://www.inaf.it/it/amministrazione-trasparente/altri-contenuti/stabilizzazioni-2025
Al 23 febbraio 2026, la situazione aggiornata di quelle liste è la seguente: rimangono
288 colleghi, di cui:
181 “comma 1”, così suddivisi:
1 passato da TD ad assegnista
81 ricercatori
78 tecnologi
2 contratti di ricerca
7 tecnici/amministrativi
6 associati
6 cessati
107 “comma 2”, così suddivisi:
54 assegnisti
8 passati a ricercatori
1 passati a tecnologi
1 contratto di ricerca
17 associati
26 cessati
Il limite dei 12 anni, e non degli 11
In merito a ciò, la Rete Stabilizzandi si è attivata per censire uno ad uno i casi critici, circa 31 colleghi, che rischiano di non avere i fondi per il rinnovo del loro contratto. Questa attività di solidarietà consiste nel monitorare costantemente questi casi critici, e nel proporre soluzioni circa i loro rinnovi direttamente alla Presidenza.
Per mitigare questa emergenza, la Rete ha richiesto e ottenuto, tramite una nota chiarificatrice della Direzione Generale, la possibilità di rinnovare i contratti secondo “legge Madia” entro la fine del 2026 per massimo 1 anno.
A questo proposito riteniamo utile chiarire quanto segue. A prescindere da questa possibilità, la situazione resta molto grave, con scadenze fisse e ben determinate sia dalla Contrattazione Nazionale di riferimento che dalla normative passate e vigenti:
· Il limite massimo per usufruire di un Assegno di Ricerca (AdR) è 6 anni (Art. 22, L. 240/2010 modificato dall'Art. 6 comma 2-bis DL 31 dicembre 2014, n. 192)
· Il tetto al precariato negli Enti pubblici di Ricerca cumulando AdR + TD è 12 anni (Art. 22, comma 9, Legge 240/2010 la cosiddetta "Riforma Gelmini") e non 11;
· Il limite degli 11 anni si applica solo a TD + i nuovi Contratti di Ricerca (Art. 22-ter, L. 240/2010 “Incarichi di ricerca”).
Invitiamo quindi le strutture a gestire l’emergenza dei contratti in scadenza tenendo conto di queste scadenze.
Presunti concorsi
Dalle comunicazioni dei nostri direttori a seguito della loro ultima riunione (riunioni plenarie ed e-mail alle strutture), è emerso che:
· a fronte dell’emergenza precariato storico, che coinvolge primariamente ricercatori e tecnologi, l’INAF intenderebbe comunque dare priorità alle assunzioni di giovani colleghi tecnici e amministrativi (vedi grafico seguente).
· una ricognizione interna ha quantificato il numero di persone aventi i requisiti per partecipare al concorso riservato dell’”emendamento Zoccoli”, secondo l'attuale interpretazione del MUR, requisiti che potrebbero venire dettagliati in modo più preciso o in modo diverso nel decreto di riparto, la cui data non è ancora stata fissata.
· Il capo di gabinetto del MUR, che l’anno scorso aveva promesso al nostro rappresentante e ai sindacati 6.5M€ per risolvere il 40% del precariato tramite stabilizzazioni (annunciando anche l’intenzione di ulteriori finanziamenti per il restante 60% nel 2026), senza poi dare un soldo, dopo 9 mesi ha fatto un’analoga promessa alla presidenza dell’INAF: la stessa cifra ma per concorsi aperti.
In definitiva
Queste non solo non sono soluzioni strutturali, ma non possono proprio definirsi soluzioni.
I numeri non esistono, ed eventualmente non si concretizzeranno prima della fine del 2026.
I tempi si possono estrapolare (al rialzo) da quelli del concorso “Grandi Progetti” bandito ad aprile 2025, che sta per compiere un anno, e che sforando al 2026 ha già creato un ingente danno all’ente erodendo gran parte del turnover.
Nel frattempo i mesi passano e la situazione si acuisce.
Le stabilizzazioni non sono un escamotage: sono la migliore soluzione per tutti. Risparmiano burocrazia, risparmiano soldi, risparmiano tempo ai lavoratori precari e non.
La Rete Stabilizzandi INAF
26-1-2026
Carissime colleghe e carissimi colleghi,
desideriamo esprimere il nostro sincero ringraziamento a tutte e a tutti coloro che, fino ad oggi, ci hanno sostenuto, in particolare ad Alessandra Zanichelli per aver inoltrato, spontaneamente, la nostra mail a tutto lo staff ed aver avviato una raccolta firme che ha permesso di quantificare la solidarietà dei colleghi. Il risultato conseguito dimostra chiaramente come l’attuale emergenza non riguardi esclusivamente il personale precario, ma coinvolga l’intero INAF e la sostenibilità dei progetti in cui l’Ente è impegnato.
Sono state raccolte complessivamente 935 firme. Di queste, 516 provengono dal personale a tempo indeterminato (43% delle 1.197 unità di personale TI) e 244 dal personale a tempo determinato (65% delle 376 unità di personale TD), così distribuite:
63 unità di personale di I livello (42%) su 151;
242 unità di personale di II livello (60%) su 406;
350 unità di personale di III livello (71%) su 496;
108 unità di personale di IV–VIII livello (22%) su 498.
Le restanti 175 firme sono state raccolte tra il personale non strutturato, in particolare AdR — molti dei quali stabilizzandi comma 2 — oltre a contrattisti, borsisti, dottorandi, associati e quiescenti.
Alla luce di questa ampia e significativa partecipazione, ribadiamo con forza la nostra richiesta: che il Presidente e l’intera dirigenza, nell’interesse dell’Ente che rappresentano, si attivino con la massima urgenza sia per il reperimento di risorse finanziarie dedicate alle stabilizzazioni previste dalla normativa Madia vigente, al fine di sanare l’insostenibile sacca di precariato che si è nuovamente venuta a creare negli ultimi anni, sia per la definizione di un percorso assunzionale chiaro e sostenibile per i colleghi più giovani, attraverso le nuove forme contrattuali, così da prevenire il ripetersi di questa condizione emergenziale negli anni futuri.
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