La Regola di San Pietro di Cadore è una comunione familiare, sorta quale associazione di valligiani sulla base del vincolo agnatizio, costituita dall'origine con a carattere corporativo i cui componenti godono in comunione i beni posseduti “ab antiquo" e disciplinano con Laudo i modi dell'uso comune.
Nei secoli molte cose sono cambiate ma la Regola è rimasta un importante punto di riferimento nella realtà locale, esempio di gestione democratica della proprietà collettiva, ambientalmente sostenibile e lungimirante.
FRAMMENTI DI STORIA:
• la presenza dell’uomo in Cadore e nel Comelico risalirebbe al periodo mesolitico, tra 10.000 e 8.000 a.c. Al tempo era una presenza nomade;
• una presenza più stabile viene datata attorno al V millennio a.c.;
• il territorio cadorino vide la presenza di numerose popolazioni che si susseguirono e si mescolarono nei secoli, quali Celti, Reti, Euganei, Veneti, Romani, Longobardi e, in epoche più recenti, Francesi e austriaci;
• in epoca Romana il Cadore fece parte del distretto di Iulium Carnicum;
• l’uso in comune della proprietà, esistente già in epoca romana, si consolida durante la dominazione Longobarda nel VI secolo d.c.;
• è datato 20 aprile 1186 il primo documento scritto stipulato tra gli abitanti della vicinia (Regola) di Arvaglo (Pelos, Pinié, Laggio, Vigo e Salagona) e la vicinia del basso Comelico per la divisione e permuta di alcuni pascoli (Razzo e Visdende). A questo atto ne succederanno molti altri fino a portare via via alla situazione attuale;
• risale invece al 1235 il primo “statuto” cadorino per mano dei signori feudali conti Da Camino. Intitolato “statuta et banna” è in realtà una sorta di codice penale e non regola altri aspetti della vita civile o amministrativa del territorio. In tale documento vengono citate espressamente per la prima volta le Regole (al tempo denominate “Commun”);
• nel 1338, in un momento nel quale la dominazione dei conti Da Camino si fece più blanda per problemi dinastici, le genti del Cadore costituirono la Magnifica Comunità, soggetto che rappresenterà per secoli l’autonomia amministrativa del territorio;
• il primo Laudo della Regola di San Pietro arrivato sino a noi (Commun di Oltrerino) è del 1575;
• nel 1806 l’arrivo di Napoleone Bonaparte porterà alla soppressione della Magnifica e la creazione dei Comuni odierni. In questo periodo il patrimonio regoliero viene gestito tramite il neonato ente pubblico, in molti casi con bilanci separati;
• nel 1927 venne emanata la legge 16 giugno 1927, n. 1766 con lo scopo di riordinare gli usi civici e le terre civiche presenti sulla penisola italiana. L’entrata in vigore della legge spinse i regolieri ad agire nei confronti del Comune di Santo Stefano che aveva tentato di appropriarsi delle terre collettive regoliere. La sentenza del Commissario degli Usi Civici di Trieste del 1942, confermata poi alla sentenza della Corte di Appello Roma nel 1943, riconosce l’esistenza di un cosiddetto patrimonio civico frazionale e della conseguente proprietà della collettività sui beni erroneamente rivendicati dal Comune;
• con D.Lgs. 03.05.1948 n. 1104, venivano riconosciute ufficialmente le Regole. Seguiranno poi altre normative, in particolare la Legge 1° gennaio 1994 n. 97 e la L.R. 19 agosto 1996 n. 26;
• la Regola di San Pietro riprende in breve tempo la gestione della propria proprietà singola e una parte di quella promiscua con le altre Regole di Costalta, Presenaio e Valle. Servirà una lunga vertenza terminata nella sentenza del 20.03.2006 n. 302/2006 e un successivo verbale di conciliazione datata 20.04.2010, per vedere riconosciuto in modo inequivocabile che la restante proprietà agro-silvo-pastorale gestita dal Comune di San Pietro era in realtà proprietà regoliera;
• in forza dell’atto di transazione datato 02.12.2014, stipulato con il Comune del capoluogo, la Regola di San Pietro si vede riconosciuta la proprietà dell’immobile ex scuole elementari, attuale sede della Regola.
LESSICO “MINIMO” REGOLIERO:
• Consorti, dal latino “consors”, quindi chi condivide la sorte ma anche comproprietario, in sostanza i regolieri;
• Fabula, da “fabulari” parlare, è l’Assemblea della Regola;
• Laudo, da “laudare” approvare, è lo statuto della Regola. In epoche più remote si limitava a disciplinare principalmente l’uso in comune della proprietà;
• Marigo, era il capo della Regola, ora Presidente;
• Laudadori, termine storico che corrisponde agli attuali amministratori;
• Saltario, attuale guardia forestale;
• Massaro, attuale tesoriere;
• Visendieri, dal latino “vicis”, quindi carica, mansione ma anche avvicendamento, cambio. Gli incarichi erano spesso affidati a turno e il regoliere era obbligato a ricoprire il ruolo affidato;
• Vicinia, Commun, Frazione, tutti termini con i quali in passato si intendeva l’attuale Regola (o unione di più Regole);
• Regola, è appunto un insieme di beni di natura privata gestiti in modo collettivo secondo una regola, una norma;
• Monte, termine con il quale si intendeva il pascolo di alta montagna;
• Cadore, di origine celtica “catu” e “brigum”, rocca della battaglia, a Pieve è esistito per secoli un castello, una roccaforte;
• Comelico, termine dall’origine controversa. L’interpretazione più probabile pare essere quella secondo la quale deriverebbe dal latino “communicans”, quindi rendere o tenere (nel nostro caso godere della proprietà) in comune;
• Val Visdende, anche in questo caso non è univoca l’interpretazione. Deriverebbe forse dal latino “visenda”, quindi avvicendamento, dovuto alla gestione a rotazione che veniva fatta in epoca antica;
• Ladino, è la lingua parlata anche dalle genti del Cadore dai tempi antichi fino a oggi. Oltre all’evidente legame col latino, vi sono teorie che le attribuiscono una origine più antica legata al popolo retico.