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Qualche testimonianza di chi è passato con noi..

Testimonianza di Diego Buratto

TESTIMONIANZA di Diego Buratto:

"Che si fa all'ultimo dell'anno??? .... Gran casino..!!! è quello che io ho sempre fatto negli ultimi dell'anno passati della mia vita, anzi l'ultimo era un modo per esagerare, anche in quello che magari durante l'anno non si faceva abitualmente, magari un bicchiere in più...!!! Visto che generalmente si dormiva via..! E quest'anno?? cos'ho voluto fare ? Alcuni mi avevano parlato dell'ultimo dell'anno ad Assisi, altri di un veglione super-figo con cena ballo, altri discoteche, ma su internet avevo visto nel sito della diocesi "Ultimo con gli ultimi - primo con i primi..." la cosa mi incuriosiva, un ultimo alternativo...! Beh perché no pensai..

La cosa un po' mi faceva "paura", pensavo a come potrebbe essere stato noioso, palloso, pensavo: "oddio è organizzato dalla diocesi... parlerà qualche prete pesanteeeeee.. chi farà arrivare mezzanotte?

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Arrivati là ci iscrivemmo, chiedo ad un mio amico che cosa si fa in questo gruppo e lui risponde: "sembra che andiamo dai senzatetto in centro!" Allora si parte, carichi e pieni di entusiasmo... Arriviamo all'ingresso di questo posto della Caritas... E tutto l'entusiasmo, la voglia d'andare e divertire, a far le belle azioni, vanno in frantumi... rimango scioccato a vedere certe facce, barboni sporchi, alcune anche con qualche bicchiere in più, puzzavano di alcool, di fumo. "Iniziamo bene!" pensai dentro di me... entriamo nella stanza... un odore forte, acree...!!

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Uno dei tanti mi chiama, parla non benissimo italiano, sembra quasi ubriaco, mi chiede: "ma te che sei cantante conosci l'Ave Maria?" me la canticchia... intuisco che è quella di Schubert.. "certo" gli rispondo, lui replica: "Te cantare a me questa canzone ?" accetto ma ad una condizione: che faccia fare silenzio ai suoi amici e che chieda loro se gli va bene (essendo multietnici e di varie religioni).... lui dice: "Silenzio tutti, amico mio canta Ave Maria per tutti noi" mi si gira, mi guarda e mi dice: "Sai... Maria è mamma di tutti noi, io ricordo sempre Lei" sono scioccato, non avrei mai aspettato quelle parole, in quel luogo, da quella bocca... Dentro di me sono scosso..! Così canto l'Ave Maria più emozionante della mia vita, nonostante che da cantante mi sia esibito in situazione certamente molto più ambite, ero emozionatissimo, non per errori di esecuzione, ma nel vedere quei volti che ascoltano in silenzio alcuni a mani giunte... mi vengono i brividi a pensarci... Mentre canto innalzo questa preghiera a Dio per avermi fatto provare questo cosa meravigliosa. Applaudono, sono felici, lui si avvicina e mi abbraccia e mi stringe forte, non ci penso neanche alle condizioni che è... una giacca a vento sporca, umida e che ovviamente non profuma certamente da Jador di Dior...! Che se mi fosse successo in altre situazioni l'avrei evitato.. Sono felice..!"


Per leggere la testimonianza completa di Diego clicca questo link, ti si aprirà un pdf in una nuova finestra:

Testimonianza di Diego




Articolo da IL GIORNALE DI VICENZA: Sabato 02 Gennaio 2010 - pag. 12


TRECENTO GIOVANI TRA GLI ULTIMI PER INIZIARE IN MODO DIVERSO

"Ultimo con gli ultimi. Primo con i primi". Letta così sembra un modo alternativo di passare il Capodanno. Ma basta parlare con don Agostino Zenere, cappellano del carcere e collaboratore Caritas, o con don Matteo Menini, della pastorale dei giovani, per aver chiaro che qui la moda non centra.

Non si fa tendenza ma esperienza di vita e di accoglienza reciproca. "I ragazzi - sottolinea don Agostino - non vanno a fare niente ma semplicemente passeranno un tempo assieme ai loro ospiti vivendo e riconoscendo, questo è lo scopo, i loro simili". Ascoltare e condividere. Lo farà nel pomeriggio, a Casa S.Martino, anche il vescovo monsignor Nosiglia. Racconterà in serata: "Ho parlato con persone che mi hanno spiegato la loro vita, mi sono messo a loro disposizione. Solo così riconosciamo gli altri come fratelli e come noi stessi".


TERZO ANNO. I ragazzi arrivano alla spicciolata, qualcuno con chitarra, tutti di sorrisi e di buona volontà. Torneranno allo stesso modo alla fine dei loro servizi, stanchi mi ricchi di cose da dire, da ricordare e da raccontarsi. Arrivano da tutto il Vicentino e pure dall'area veronese della diocesi, un moderno presepe chiamato a stringersi attorno ad una idea di amore e di solidarietà. Sono i ragazzi e le ragazze della porta accanto, per la loro semplicità anch'essi talora invisibili. Qualcuno minorenne (ma ci sono gli animatori), qualcun altro già negli "enta", l'età media è sui 25 anni. Ne hanno meno Silvia e Veronica, giocatrici di calcio nelle giovanili dell'Exto Schio, dolcissime nei loro giubbini bianchi. All'entrata del Seminario dono Matteo sfoggia una barba da Gandalf ma l'unica "magia" che fa, oltre a saper parlare al cuore dei giovani è quella di deviare il flusso delle auto. Sulle scale don Agostino, dentro don Lucio Mozzo, il rettore. Accolgono tutti indirizzandoli al tavolo delle registrazioni. "Sono 300 per 25 luoghi, l'anno scorso erano 180. In tre anni la partecipazione è stata progressiva". Il grande salone è quasi disadorno.


IL MESSAGGIO. Una tela bianca simboleggia l'indifferenza ed un'icona raffigura la lavanda dei piedi. Il senso è chiaro: "Siamo noi - dice don Matteo - che ci mettiamo al servizio di chi ci sta di fronte". Prima di assegnare le destinazioni - in città e in provincia, tra gli anziani, i portatori di handicap, i condannati a pene alternative, le persone con problemi legati alla droga, nelle case famiglia - un invito a spegnere il cellulare e "a saper ascoltare prima di tutto l'ambiente dove vi trovate. E poi chi incontrate". Si comincia. La maggior parte tornerà attorno alle 19.00, ma qualcuno farà la mezzanotte là dove si trova.


IL RIENTRO E LA FESTA. Una bibita, poi i racconti si intrecciano. Si attendono le 22.45 quando arriverà il vescovo Cesare per la veglia di preghiera e per festeggiare il nuovo anno con una cena etnica. E sena conti alla rovescia. Monsignor Nosiglia è puntuale: "Vicenza è una terra preziosa. Qui c'è impegno, religioso e laico, incredibile. Ora dobbiamo far crescere questa presenza con i giovani, perché loro diano continuità a questa voglia di fare qualcosa per gli altri, gli ultimi. Perché è possibile fare azioni di solidarietà quando c'è la capacità di donare sé stessi. Questo è testimonianza".


"MOLTI POI DIVENTANO VOLONTARI"

Silvia Zamberlan, 32 anni, di Isola, laureata in ingegneria, è tecnico in una ditta che si occupa di impianti fotovoltaici. Il sole lo vive e lo porta. Assieme ad altri 17 ragazzi ha costruito la festa, recandosi nei luoghi della solidarietà e spiegando quello che avrebbero voluto fare e poi fatto. Oramai da tre anni. "Noi contattiamo le varie realtà, presentandoci, spiegando prima e organizzando poi il momento. E poi ci sono i ragazzi. C'è chi ha già vissuto e vive queste esperienze di incontro e chi invece partecipa per curiosità. perché coinvolto dagli amici ma senza sapere bene cosa li aspetta".

L'idea di fare del bene, di sentirsi utili, in effetti, da sola non basta: "Bisogna spiegare ai ragazzi dove andranno, cosa dovranno fare o meglio non fare, perché ci sarà un incontro dove bisognerà per prima cosa saper suscitare la fiducia e l'ascolto". Ed è questo alla fine che trasforma l'impulso generoso di una sera in una esperienza indimenticabile: "Molti di loro diventano volontari ma la cosa più bella è vedere come le varie realtà, dopo la titubanza iniziale, chiedano loro di ripetere, anzi di intensificare, l'idea". R.L.


"CONDIVIDO EMOZIONI CON I DISABILI"

"Io sono andata in una comunità di accoglienza per disabili nell'Ovest Vicentino. Eravamo in 4 e ci siamo trattenuti per quasi tre ore. Ci siamo conosciuti, poi abbiamo fatto karaoke e ballato. E' stato molto bello per tutti. E per me in particolare". Nel gioioso esercito della solidarietà Diletta Concato, 22 anni, arriva da Verona, anche se la famiglia vive ad Arzignano, è universitaria. "Ho saputo di questa iniziativa della mia amica Sofia. Me lo aveva detto anche l'anno scorso, ma era tardi per iscriversi, invece stavolta mi sono organizzata per tempo". Una scelta attesa e convinta, ancor più sorprendente di come la si immaginava: "Ho visto un posto molto accogliente ma è stato soprattutto bello incontrare persone che hanno voglia di mettersi in gioco per gli altri. Ed è anche bello ora attendere assieme la fine dell'anno, condividere assieme le emozioni di questa giornata. Non avevo mai pensato ad un Capodanno così". Studentessa in medicina, impegnata in un progetto ospedaliero per bambini, tornerà il prossimo anno. Vescovo di Verona permettendo: "Sarebbe bello partisse anche da noi" (in realtà a Verona l'iniziativa è organizzata già da molti anni. ndr) R.L.


PATTO DI UNA PARTITA E UN CANTO AL S.FAUSTINO

David Tosin, 24 anni, di Vicenza come Nicola Andrighetto, 24 anni, e Diego Buratto, 27 anni, veronese si sono lasciati tra sorrisi già di nostalgia e con una promessa: "Organizzare presto una sfida di calcio Italia-Marocco. Sì, come in "Tre uomini e una gamba". Ride David, fresca laurea in ingegneria meccanica, mentre Nicola, corso di scienze forestali, incalza: "Sarebbe bello farla diventare un appuntamento di solidarietà. Resta il fatto che ci siamo salutati contenti e con la voglia di rivederci". La loro "missione" l'hanno svolta a S.Faustino, tra immigrati e poveri della città. E non è stato facile, all'inizio: "Siamo stati accolti con stupore dagli ospiti. Non capivano la nostra presenza. Ci siamo allora detti che dovevamo fare noi il primo passo e lo abbiamo fatto con semplicità, come quando al bar cominci a parlare con il tavolo accanto". Un gesto semplice che ha aperto i cuori e sciolto le lingue. Sapere ascoltare e sentirsi ascoltati, primo passo per riconoscere l'uomo e la sua dignità, al di fuori delle categorie mentali e dei luoghi comuni. "Abbiamo parlato di loro e ci hanno chiesto anche informazioni pratiche di vario genere, molti sono qui da poco". Poi la richiesta che non ti aspetti, per Diego, cantante lirico all'Arena di Verona: "Un uomo mi ha chiesto di cantare l'Ave Maria di Shubert. Gli ricorda la Madonna, cui è molto affezionato. Ha chiesto silenzio, così ho potuto cantare". Poi, col cuore in tumulto, il rientro al Seminario: "Un'esperienza fortissima e lo spirito è di concluderla stasera". R.L.