11 Gen 26 Battesimo di Gesù anno A
Is 42,1-4.6-7 Sal 28 At 10,34-38 Mt 3,13-17
Con la festa del Battesimo di Gesù si conclude il periodo natalizio e siamo riportati al tempo ordinario. Dopo la celebrazione nel Natale dal mistero dell’Incarnazione siamo portati davanti al Gesù adulto, dopo anni di vita “ordinaria” e nascosta nel piccolo villaggio di Nazareth, tra sinagoga e falegnameria; a contatto con la gente comune con i suoi problemi. La bottega paterna è stata per Gesù la sua seconda scuola. Se nella sinagoga del villaggio impara a conoscere le Scritture e la storia che Dio ha realizzato attraverso il suo popolo, nel luogo del suo lavoro e negli spostamenti che esso richiede impara a conoscere gli uomini … quello che sa non gli è venuto dall’alto di una cattedra, ma da quanto ha sperimentato nella vita di tutti i giorni” (Rosario da Spinetoli, Gesù di Nazareth). Il percorso che ha trasformato Gesù da falegname a profeta, non lo conosciamo, gli evangelisti non ce l’hanno raccontato, lo possiamo solo immaginare e intuire pensando alla vita ordinaria della gente dei villaggi di Palestina. Da una parte sappiamo quello che scrive Luca, che Gesù dopo essersi un po’ troppo attardato a discutere con i dottori nel Tempio, è ricondotto a casa da genitori un po’ angosciati. Luca aggiunge che da quel momento sta loro sottomesso, crescendo in sapienza, età e grazia. Finché, come ci dice Matteo nel vangelo di oggi, Gesù si allontana da Nazaret per raggiungere il movimento di Giovanni in riva al Giordano. Tornerà a Nazaret successivamente, ma non sarà più come prima, avrà cambiato mestiere, si mette a fare anche lui il predicatore itinerante e si metterà a fare delle cose cha al confronto l’episodio del Tempio fu, si, uno spavento per Maria e Giuseppe, ma niente più. Al punto che, ora che ha cominciato a passare ai fatti, i suoi vanno a cercarlo per portarlo a casa perché, dicevano, “è diventato matto” (Mc 3, 21).
Ma l’evangelista Matteo, nel suo racconto, ci dice invece che non è affatto impazzito, ma che si compie in lui la profezia di Isaia che abbiamo in prima lettura: “Ecco il mio Servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio Spirito su di lui.”
Possiamo leggerlo in parallelo con il vangelo di Matteo: “egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui … una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento”.
Questa immagine del “servo di Jawhe” con i tratti che la caratterizzano viene proiettata su Gesù e ce lo presentano nella sua identità più profonda. Come servo, ha una dignità che lo distingue da qualsiasi altro personaggio che, anche secondo la bibbia, Dio come no strumento per orientare la storia, come Ciro il re di Persia che, sconfitto il re Babilonese, ha ricostruito il Tempio di Gerusalemme e permesso il ritorno degli ebrei nella loro terra. Questo servo, figura comunque enigmatica e senza un nome, Dio se lo è preparato ui stesso perché operasse davvero secondo i suoi disegni al punto da essere l’immagine e la presenza di Dio stesso. I tratti sono la mitezza e la misericordia per ristabilire diritto e giustizia ma salvando e non condannando; la dimensione universale, non limitata ad un solo popolo: “le isole attendono il suo insegnamento”. Perché Dio è il Dio che dà respiro, a tutto ciò che nasce. E’ certamente il Dio di Davide, ma anche il Dio di Noè. Questo servo Dio l’ha preso, accompagnato, formato e mandato come luce e alleanza per tutte le nazioni.
In questo modo, la festa del battesimo di Gesù ci prepara a riprendere il cammino ordinariio, nella vita di tutti giorni, con Gesù, per seguirlo, e imparare da lui il nostro mestiere di umani.
Buona settimana. P. Daniele