Comunità Pastorale 4 Evangelisti - Monza
Venerdì 16 gennaio 2026
ADORAZIONE EUCARISTICA II tempo Ordinario/A
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)
In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».
Papa Francesco - angelus 15 gennaio 2023
Il Vangelo della liturgia odierna riporta la testimonianza di Giovanni il Battista su Gesù, dopo averlo battezzato nel fiume Giordano. Dice così: «Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me». Questa dichiarazione, questa testimonianza, rivela lo spirito di servizio di Giovanni. Egli era stato inviato a preparare la strada al Messia e l’aveva fatto senza risparmiarsi. Umanamente si potrebbe pensare che gli venga riconosciuto un “premio”, un posto di rilievo nella vita pubblica di Gesù. Invece no. Giovanni, compiuta la sua missione, sa farsi da parte, si ritira dalla scena per fare posto a Gesù. Ha visto lo Spirito scendere su di Lui, lo ha indicato come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo e ora si mette a sua volta in umile ascolto. Da profeta diventa discepolo. Ha predicato al popolo, ha raccolto dei discepoli e li ha formati per molto tempo. Eppure non lega nessuno a sé. E questo è difficile ma è il segno del vero educatore: non legare le persone a sé. Giovanni fa così: mette i suoi discepoli sulle orme di Gesù. Non è interessato ad avere un seguito per sé, a ottenere prestigio e successo, ma dà testimonianza e poi fa un passo indietro, perché molti abbiano la gioia di incontrare Gesù. Possiamo dire: apre la porta e se ne va. Con questo suo spirito di servizio, con la sua capacità di fare posto a Gesù, Giovanni il Battista ci insegna una cosa importante: la libertà dagli attaccamenti. Sì, perché è facile attaccarsi a ruoli e posizioni, al bisogno di essere stimati, riconosciuti e premiati. E questo, pur essendo naturale, non è una cosa buona, perché il servizio comporta la gratuità, il prendersi cura degli altri senza vantaggi per sé, senza secondi fini, senza aspettare il contraccambio. Farà bene anche a noi coltivare, come Giovanni, la virtù di farci da parte al momento opportuno, testimoniando che il punto di riferimento della vita è Gesù. Farsi da parte, imparare a congedarsi: ho fatto questa missione, ho fatto questo incontro, mi faccio da parte e lascio posto al Signore. Imparare a farsi da parte, non prendere qualcosa come un contraccambio per noi. Pensiamo a quanto è importante questo per un sacerdote, che è chiamato a predicare e celebrare non per protagonismo o per interesse, ma per accompagnare gli altri a Gesù. Pensiamo a quant’è importante per i genitori, che crescono i figli con tanti sacrifici, ma poi li devono lasciare liberi di prendere la loro strada nel lavoro, nel matrimonio, nella vita. È bello e giusto che i genitori continuino ad assicurare la loro presenza, dicendo ai figli: «Non vi lasciamo soli», ma con discrezione, senza invadenza. La libertà di crescere. E lo stesso vale per altri ambiti, come l’amicizia,
la vita di coppia, la vita comunitaria. Liberarsi dagli attaccamenti del proprio io e saper farsi da parte costa, ma è molto importante: è il passo decisivo per crescere nello spirito di servizio, senza cercare il contraccambio.
Fratelli, sorelle, proviamo a chiederci: siamo capaci di fare posto agli altri? Di ascoltarli, di lasciarli liberi, di non legarli a noi pretendendo riconoscimenti? Anche di lasciarli parlare, a volte. Non dire: “Ma tu non sai niente!”. Lasciar parlare, fare posto agli altri. Attiriamo gli altri a Gesù o a noi stessi? E ancora, sull’esempio di Giovanni: sappiamo gioire del fatto che le persone prendano la loro strada e seguano la loro chiamata, anche se questo comporta un po’ di distacco nei nostri confronti? Ci rallegriamo per i loro traguardi, con sincerità e senza invidia? Questo è lasciare crescere gli altri.
Maria, la serva del Signore, ci aiuti ad essere liberi dagli attaccamenti, per fare posto al Signore e dare spazio agli altri.
Riflessione dal sito dell’ordine dei carmelitani
a) La nostra salvezza è Cristo. Il Battista ha avuto il compito di indicare in Gesù «l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo». L’annuncio del vangelo, la parola di Cristo Gesù, rimangono essenziali e indispensabili oggi come lo erano ieri. L’uomo non cessa mai di avere bisogno di liberazione e salvezza. Annunciare il vangelo non significa, comunicare delle verità teoriche e nemmeno un insieme di norme morali. Significa, invece, portare gli uomini a fare esperienza di Gesù Cristo, venuto nel mondo – secondo la testimonianza di Giovanni – per salvare l’uomo dal peccato, dal male, dalla morte. Quindi non si può trasmettere il vangelo a prescindere dai bisogni e dalle attese odierne dell’uomo. Parlare della fede in Gesù, agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, significa parlare all’uomo del nostro tempo chiedendosi prima che cosa egli cerca nel profondo del suo cuore. «Se vogliamo adottare un criterio opportuno..., dovremmo coltivare due attenzioni tra loro complementari...Di entrambi ci è testimone Gesù Cristo. La prima consiste nello sforzo di metterci in ascolto della cultura del nostro mondo, per discernere i semi del Verbo già presenti in essa, anche al di là dei confini visibili della Chiesa. Ascoltare le attese più intime dei nostri contemporanei, prenderne sul serio desideri e ricerche, cercare di capire che cosa fa ardere i loro cuori e cosa invece suscita in loro paura e diffidenza». Inoltre l’attenzione da ciò che emerge come bisogni e attese nel cuore dell’uomo «non significa rinuncia alla differenza cristiana, alla trascendenza del Vangelo...il messaggio cristiano pur additando un cammino di piena umanizzazione, non si limita a proporre un mero umanesimo. Gesù Cristo è venuto a renderci partecipi della vita divina, di quella che felicemente è stata chiamata “l’umanità di Dio”. (Comunicare il vangelo in un mondo che cambia n. 34)
b) Lo Spirito non solo viene a posarsi su Gesù, ma egli lo possiede in modo permanente, così che lo può dispensare ad altri nel battesimo. Infine, l’agnello che perdona i peccati e «la colomba della Chiesa si incontrano in Cristo». Riportiamo un’espressione di San Bernardo in cui unisce così i due simboli: «L’agnello è tra gli animali ciò che la colomba è tra gli uccelli: innocenza, dolcezza, semplicità».
c) Alcune linee operative:
• Rinnovare la disponibilità a collaborare alla missione di Cristo in comunione con la Chiesa nell’aiutare l’uomo a essere liberato dal male, dal peccato.
• Affiancarsi al cammino di ogni uomo e di ogni donna perché vivano la speranza in Gesù che libera e salva.
• Testimoniare la propria gioia di sperimentare l’efficacia della parola di Gesù nella propria vita. • Vivere nella comunicazione della fede rendendo testimonianza a Gesù salvatore di ogni uomo.
• Siamo capaci di fare posto agli altri? Di ascoltarli, di lasciarli liberi, di non legarli a noi pretendendo
riconoscimenti?
• Attiriamo gli altri a Gesù o a noi stessi?
• Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.