Nel luglio 2022 si è stipulato un contratto di affitto con il proprietario del terreno su cui sorge la falesia. Il contratto ha durata quinquennale (luglio 2022 – luglio 2027).
Tale contratto di affitto è nato in seguito alla necessità di trovare un accordo con il proprietario il quale, vista l’alta frequentazione del Baratro e temendo ripercussioni in caso di incidente, aveva deciso di vietarne l’accesso.
Nel caso in cui l’accordo venisse a mancare (in caso di recesso da parte del proprietario o per mancato rinnovo o per comportamenti scorretti da parte degli arrampicatori) l’accesso alla falesia verrebbe nuovamente interdetto.
In base allo statuto dell’Associazione, i soci possono partecipare e votare alle assemblee. Inoltre, è doveroso ricordare che una società con più soci ha più forza contrattuale, per esempio nei momenti in cui si dovesse interagire con comuni o altri proprietari terrieri.
L’Associazione è no-profit e la sua attività è su base volontaria. Le spese annuali che l’Associazione deve sostenere sono: l’affitto del terreno del Baratro (840 €), l’assicurazione (circa 600 €), l’affiliazione UISP (circa 130 €), spese amministrative e burocratiche (bolli, commercialista), l’attrezzatura per la manutenzione delle falesie, l’organizzazione di eventi. (Nota: il termine “circa” è per sottolineare il fatto che potrebbero esserci variazioni di anno in anno.)
Siccome il Baratro non è l’unica falesia che sorge su terreno provato (Grotta Caterina è un altro esempio), non si esclude un aumento delle spese (ma su questo vi terremo aggiornati).
Considerando che in fase di richiodatura si usa generalmente materiale inox (per fare un lavoro duraturo, in quanto una via non può essere richiodata infinite volte) è molto difficile stare sotto i 60 €.
Il tempo richiesto dipende ovviamente da molti fattori, per esempio, la lunghezza della via, la conformazione dalla parete, da quanto questa strapiomba, se si usano tasselli meccanici o resinati, ecc. Ad ogni modo la manutenzione di una singola via richiede parecchie ore.
Inoltre è opportuno sottolineare che per la manutenzione di una via è necessaria un'ottima conoscenza dell'itinerario al fine di posizionare correttamente le nuove protezioni e rispettare il lavoro e la chiodatura iniziale dell'apritore.
Chiodare una nuova via è un lavoro molto molto più complesso che sistemarne una già esistente. Trovare una nuova falesia o comunque individuare una nuova linea su una parete di una falesia già esistente è la prima questione da affrontare. Individuata la linea, bisogna studiare bene la parete. Come scritto nella FAQ precedente, sono molte le variabili a rendere il lavoro più o meno complicato, faticoso e lungo; l'inclinazione e la difficoltà della via per esempio incidono molto su questi aspetti. Inoltre non tutte le pareti sono pulite, anzi, spesso sono appena da ripulire da pezzi instabili o erbacce e sporcizia. Resta indubbio che serve avere molta esperienza per fare un buon lavoro.
Per completare il quadro e parlare di tempistiche (visto che, ricordiamo, il lavoro è svolto da appassionati sì, ma volontari), anche per le persone più esperte (con le idee chiare e un metodo di lavoro consolidato) è difficile completare il lavoro in giornata. È più veritiero dire che per aprire una via servono 1-2 giornate intere.