Con M. D'Urzo, V. Piras, N. Di Prima
In che modo, come designer, possiamo contribuire a sviluppare progetti in grado di promuovere una società più giusta, equa, inclusiva ed ecologicamente sostenibile? L’ipotesi sperimenteremo attraverso il Laboratorio Zero è che il primo passo verso una società così caratterizzata possa consistere proprio nel riflettere (auto)criticamente sulla propria posizione all’interno di essa, riconsiderando i propri privilegi e pregiudizi e il modo in cui questi impattano sul proprio ruolo di progettista. A partire dalle esperienze quotidiane dei e delle partecipanti, individueremo possibili contesti d’azione progettuale che analizzeremo con gli strumenti della design-anthropology e della pedagogia critica, al fine di rileggerli in modo non stereotipato, mettendo in crisi il concetto di norma ma anche riconoscendone le specificità di carattere socio- culturale. L’obiettivo è quello di utilizzare la pratica progettuale per realizzare nuovi oggetti d’uso quotidiano che, anche in modo provocatorio, riescano a sollecitare i contesti di riferimento individuati a riconoscere, riconsiderare e affrontare in m
odo più consapevole quelle dinamiche quotidiane che rischiano di riprodurre stereotipi, bias, stigmi, disuguaglianze, sfruttamento. L’individuazione dei contesti, delle tematiche progettuali e delle proposte di progetto sarà un processo aperto che si svilupperà a partire dalle riflessioni collettive e dalle esperienze personali dei e delle partecipanti. I prodotti dovranno prendere forma (ri) utilizzando solo oggetti dismessi, materiali di scarto e tecnologie semplici e facilmente accessibili. Tale scelta deriva dall’urgenza e dalla responsabilità che abbiamo, come designer, di esercitarci sempre di più a riconoscere e valorizzare ciò che siamo abituati a considerare rifiuto. In questo senso, la tensione verso lo scarto zero è un ulteriore elemento che ci stimola a praticare un modo di fare design che si prenda cura della società.