Ogni volta che parleremo di Palestina non saremo in grado di comprenderne le vicende
se prima non avremo analizzato la politica internazionale che ne ha determinato le cause.
Brzezinski: «Sì. Secondo la versione ufficiale della storia, l’aiuto della Cia iniziò durante il 1980, vale a dire, dopo che l’esercito sovietico invase l'Afghanistan, il 24 dicembre 1979. Ma la realtà, custodita segretamente sino ad ora, è completamente diversa. In realtà, fu il 3 luglio 1979 che il presidente Carter firmò la prima direttiva per aiutare segretamente gli oppositori del regime filosovietico di Kabul. E quel giorno stesso, io scrissi una nota al Presidente, nella quale gli spiegavo che secondo me questo aiuto avrebbe indotto i sovietici a intervenire militarmente».
Una trappola, insomma.
Jauvert: «Quando i sovietici giustificarono il loro intervento affermando che intendevano combattere contro un segreto coinvolgimento degli Stati Uniti in Afghanistan, la gente non ci credette. Tuttavia, c'era un fondo di verità. Oggi non si pente di nulla?».
Brzezinski: «Pentirmi di cosa? Quell’operazione segreta fu un'idea eccellente. Ebbe l’effetto di trascinare i russi nella trappola afghana e lei vorrebbe che me ne pentissi? Il giorno che i sovietici attraversarono ufficialmente il confine, scrissi al presidente Carter: “Adesso abbiamo l'opportunità di dare all'Unione Sovietica la sua guerra del Vietnam”. In effetti, per quasi dieci anni, Mosca dovette condurre una guerra insostenibile dal governo, un conflitto che contribuì alla demoralizzazione e infine al collasso dell'impero sovietico».
Jauvert: «E lei non si pente neanche di aver appoggiato il fondamentalismo islamico, avendo fornito armi e addestramento ai futuri terroristi?».
Brzezinski: «Cos'è più importante per la Storia del mondo? I Talebani o il collasso dell'impero sovietico? Qualche musulmano fomentato o la liberazione dell'Europa centrale e la fine della guerra fredda?».
Jauvert: «Qualche musulmano fomentato? Ma è stato detto e ripetuto che il fondamentalismo islamico oggi rappresenta una minaccia mondiale».
Brzezinski: «Sciocchezze! Si sostiene che l'Occidente avesse una politica globale nei confronti dell'Islam. Questo è stupido.
Non c'è un Islam globale. Guardi all'Islam razionalmente e senza demagogia o emotività. È la maggior religione del mondo, con un miliardo e mezzo di seguaci. Ma cosa c'è in comune tra il fondamentalismo dell'Arabia Saudita, il Marocco moderato, il militarismo del Pakistan, l'Egitto filo-occidentale o il secolarismo dell'Asia centrale? Niente di più di ciò che unisce le nazioni cristiane».
Dopo la caduta dello Scià dell'Iran e l'invasione sovietica dell'Afghanistan nel 1979, le priorità degli Stati Uniti si spostarono dall’enfasi di Carter sulla pace arabo-israeliana e sui diritti umani alla sicurezza regionale.
E così, il 23 gennaio 1980 Carter enunciò una nuova dottrina strategica che poneva l'Arabia Saudita e gli altri stati del Golfo in prima linea nella pianificazione della difesa degli Usa: «Ogni tentativo da parte di una forza esterna di ottenere il controllo della regione del Golfo Persico sarà considerato un assalto agli interessi vitali degli Stati Uniti d'America, e tale attacco sarà respinto con ogni mezzo necessario, inclusa la forza militare».
La Dottrina Carter soddisfaceva il persistente bisogno di rassicurazione dei sauditi, che iniziarono ad acquisire enorme influenza dentro le stanze del potere di Washington. Una politica che piaceva poco agli israeliani (Carter si era alienato gran parte della comunità filo-israeliana e non aveva nemmeno reso felici i palestinesi).
Risultato: in Israele iniziò una lenta ma inarrestabile discesa verso la destra oltranzista, razzista e guerrafondaia; i palestinesi si sentirono sempre più abbandonati e parte di loro scivolarono verso la radicalizzazione; nacque un nuovo soggetto politico, il radicalismo islamico, che vedeva nel terrorismo la strada per la vendetta verso l'Occidente e lo strumento per vincere la guerra con Tel Aviv.
Da questo momento in poi sarebbero stati i sauditi e gli altri Paesi del Golfo Persico a dominare le lobby arabe a Washington. La Casa Bianca avrebbe dato retta alle loro priorità, allontanandosi sempre più da quelle degli altri popoli mediorientali, palestinesi compresi.
«I sauditi hanno un'influenza molto forte sulla politica di Washington. Il loro interesse nazionale, però, non è bilanciato per nulla da un tema forte come quello dei palestinesi. E poi, diciamocelo chiaramente, i sauditi non sono molto interessati alla Palestina», ha dichiarato l'ex funzionario della Cia Joseph Trento.
Franco Fracassi - Guerra alla Pace (pagg. 164-166)
In alto da sinistra a destra:
Ismail Haniyeh, Mahmoud Zahar, Mohammed Deif, Mohammed Sinwar.
In basso da sinistra a destra: Yahya Sinwar e Khaled Meshaal.